Regole sugli appalti, i sindacati contro le proposte della Pat: ''Portano il Trentino indietro di 10 anni''
Per Cgil, Cisl e Uil anticipare sulla deregolamentazione del codice appalti appare di segno opposto e ci qualificherebbe all’avanguardia in termini negativi: territorio periferico mero esecutore della volontà altrui

TRENTO. "Si punta più alla deregolamentazione del sistema che ad una sua maggiore qualità e garanzia". I sindacati Cgil, Cisl e Uil del Trentino criticano aspramente le proposte che sono arrivare da parte della Provincia al tavolo per gli appalti.
“Si rischia di andare indietro 10 anni. Con la scusa della semplificazione e dell’accelerazione si sacrificano qualità dell’impresa e tutela del lavoro” sottolineano Maurizio Zabbeni, Michele Bezzi e Matteo Salvetti che rappresentano le tre confederazioni sindacali al tavolo appalti provinciale.
Per i sindacati è azzardato accelerare su norme che riguardano la regolamentazione degli appalti e che stanno però avendo numerose critiche a livello nazionale. “Il Trentino – spiegano i sindacati - si è sempre distinto per la propria capacità di creare norme a tutela del tessuto sociale della propria comunità. Anticipare sulla deregolamentazione del codice appalti appare di segno opposto e ci qualificherebbe all’avanguardia in termini negativi: territorio periferico mero esecutore della volontà altrui”.
Le sigle hanno precisato che il confronto è avvenuto senza alcun testo scritto su cui basarsi ma su una sorta “di liberi tutti, ognuno esprima un proprio desiderio”.
Nel merito Cgil Cisl Uil del Trentino ritengono che con la volontà di semplificare per accelerare l’aggiudicazione degli appalti si compromettono la qualità dell’impresa e la tutela del lavoro. Il tutto rinnegando 10 anni di lavoro prezioso che le parti tutte hanno condiviso nel tempo, a partire dal protocollo siglato il 22 dicembre 2010 e le successive integrazioni del 2013 e del 2015, fino al recente recepimento in legge nel 2016.
“Invece – spiegano - che costruire bandi di gara che premino le imprese strutturate selezionandole sulla base di offerte tecniche di qualità dei lavori o dei servizi richiesti dalla stazione appaltante, prediligendo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, si ritorna a criteri di aggiudicazione legati al prezzo più basso od alla fortuna delle medie delle offerte in gara”.
Una strada, insomma, che anziché correggere le storture del sistema per renderlo efficacie, va verso la resa su logiche di deregolamentazione che porteranno all’aumento delle irregolarità durante la fase esecutiva nonché ad un abbassamento della qualità complessivamente garantita, tanto nei lavori quanto nei servizi.
Vi è poi la questione che riguarda l’aumento della possibilità di subappaltare. Anche in questo caso le modifiche nazionali sono oggetto di forte critica. “Se si vuole velocizzare con l’assegnazione degli appalti – rilanciano Zabbeni, Bezzi e Salvetti - prevedendo meno burocrazia e regole di accesso meno stringenti, lanciamo una nostra proposta, peraltro non nuova. Si aggiudichino opere e servizi nel più breve tempo possibile, a patto di qualificare le stazioni appaltanti affinché siano in grado di costruire capitolati coerenti (da un punto di vista tecnico quanto della tutela del lavoro in riferimento alla corretta quantificazione del costo del lavoro attraverso l’applicazione del contratto leader del settore, clausola sociale forte ed inviolabile); si potenzino attraverso nuove assunzioni gli Enti ispettivi provinciali preposti ai controlli, Servizio Lavoro e Uopsal, affinché il giorno dopo l’aggiudicazione siano in ogni cantiere a verificare che lavoratrici e lavoratori siano assunti regolarmente, che siano rispettate tutte le norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sia applicata loro la contrattazione nazionale e provinciale e che le retribuzioni siano costruite correttamente e corrisposte realmente, mese per mese. Chi viene pizzicato sia estromesso immediatamente”.
Si attende ora il testo del disegno di legge per ogni altra valutazione “anche nei termini di mobilitazione generale”, concludono i tre sindacalisti.














