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Appalti e clausola sociale il ddl Fugatti non piace a nessuno: sindacati e opposizioni chiedono di rivederlo

I sindacati bocciano il provvedimento: "Con la liberalizzazione che si vuole introdurre non si tutela la qualità del lavoro, aprendo anche al rischio di illegalità, scarsa sicurezza e irregolarità". Mentre le opposizioni si dicono “preoccupate e non serene” facendo appello a Fugatti affinché sospenda la discussione sul ddl 29, per poter esaminare con calma un testo stravolto rispetto alla discussione avvenuta in Commissione

Di Tiziano Grottolo - 23 ottobre 2019 - 20:13

TRENTO. “Sospendiamo la discussione sul ddl Fugatti, ripartiamo daccapo e scriviamo una norma che tuteli davvero i lavoratori e che ripari anche dal prevedibile contenzioso”, potrebbe essere riassunta così la richiesta, avanzata praticamente da tutti i consiglieri di opposizione, a proposito del disegno di legge con la clausola sociale sugli appalti dei servizi.

 

Oggi infatti è stato il giorno del confronto politico che ha messo di fronte i rappresentanti della giunta leghista con le opposizioni, dopo che il tavolo è stato attivato dal presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder, in seguito alla richiesta avanzata urgentemente dai sindacati.

 

Fra i più critici del ddl ci sono proprio quest’ultimi, ancora una volta uniti, con Cgil, Cisl e Uil che hanno parlato apertamente di "un boccone avvelenato per i più deboli” (QUI articolo).

 

Per la cronaca questa riforma non piace nemmeno agli imprenditori, preoccupati per “possibili criticità che non assicurerebbero la libertà imprenditoriale dell'appaltatore subentrante” (QUI articolo).

 

La discussione di quest’oggi è stata molto vivace Franco Ianeselli, segretario della Cgil ha voluto sottolineare come in un primo momento, il ddl 29, fosse stato accolto positivamente dai sindacati, dopodiché erano però arrivati i nuovi commi 4 ter 1 e 4 ter quinquies, “che di fatto stravolgono la proposta legislativa”.

 

Spiega Ianeselli: “Nel primo caso si introduce una deroga e nel secondo caso addirittura si va a disapplicare il tanto atteso principio di continuità occupazionale e retributiva per gli addetti in forza all’appaltatore uscente. Infine – continua il segretario della Cgil – viene prevista una liberalizzazione dei subappalti che anticipa frettolosamente un obbligo in arrivo dall’Unione europea”.

 

Stefano Picchetti, della Uil, ha citato proprio l’Ue per ricordare come la stessa chieda di tutelare i lavoratori, “mentre con gli articoli scritti dalla Giunta provinciale accadrà che la ditta appaltatrice potrà facilmente dichiarare di avere già in forza gli addetti necessari, evitando di dover riassumere gli uscenti”.

 

Molto dura la dirigente Filcams Paola Bassetti “Ci sono qui con noi lavoratori dell’azienda sanitaria, e sono 800 in tutto, impiegati per 500 euro al mese, chiedono la garanzia di continuare a poter contare su questi 500 euro al mese, per un lavoro umile ma prezioso, verso il quale la politica deve assumersi una responsabilità. Altrimenti – ha tuonato la sindacalista – potete anche dimettervi”.

 

I sindacati si dicono estremamente preoccupati da questo provvedimento: “Con l’intento di tutelare le piccole imprese la giunta toglie ogni limite al ricorso al subappalto nelle gare indette dall’ente pubblico – si legge nel comunicato congiunto – con la liberalizzazione che si vuole introdurre invece non si tutela la qualità del lavoro, aprendo anche al rischio di illegalità, scarsa sicurezza e irregolarità, con pesanti ripercussioni sulle tutele dei lavoratori”, il commento dei tre rappresentanti di Cgil Cisl Uil al Tavolo provinciale degli appalti, Maurizio Zabbeni, Michele Bezzi e Stefano Picchetti.

 

Per le organizzazioni sindacali, al contrario, è necessario che la legislazione provinciale sia coerente con quanto previsto a livello nazionale fissando il limite del 40% per il ricorso al subappalto, come già scritto nella proposta di legge. “In ballo – insistono i sindacati – c’è anche un problema di trasparenza dell’appalto pubblico, aprendo senza limiti al subappalto si perde il controllo della filiera delle imprese sia in termini di qualità del lavoro svolto che di regolarità delle stesse. Spezzettando il filo delle responsabilità si indebolisce la capacità di controllo a danno anche della forza lavoro”.

 

Sulla stessa lunghezza d’onda dei sindacati gli interventi dei tanti consiglieri presenti come Paolo Ghezzi (Futura) che ha voluto evidenziare lo stravolgimento subito dal ddl, facendo poi appello a Fugatti per “cambiare assieme il testo”. Filippo Degasperi, per il Movimento 5 Stelle, ha chiesto di sospendere la materia “altrimenti verrà perpetrato un grandissimo raggiro per tutti”.

 

Secondo il Dem Alessandro Olivi sarebbe bastato un comma che chiarisse meglio il concetto di continuità di lavoro, nella clausola sociale già oggi prevista in legge: “Invece con questo mostriciattolo di norma si rischia di aprire un contenzioso furibondo, fermatevi, valutate anche il nostro emendamento che mira a far sì che gli appalti vengano vinti dalla ditta migliore, non dal prezzo più basso”.

 

All’attacco del ddl Fugatti anche Ugo Rossi, con il gruppo consiliare del Patt che ha ricordato come, appena quattro mesi fa, la maggioranza avesse fatto passare una legge che introduce il criterio del massimo ribasso per tutti gli appalti di piccole dimensioni. “Si sbaglia e si continua a sbagliare – dichiara l’autonomista – a maggior ragione dopo l’incontro con le organizzazioni sindacali riteniamo assolutamente necessario sospendere il disegno di legge. La materia è molto complessa e delicata, per questo richiede un supplemento di attenzione – ha auspicato Rossi – ma anche un lavoro di condivisione con le parti sociali, imprese e sindacati per elaborare una norma davvero migliorativa”.

 

Per rappresentare l’esecutivo, con il presidente Fugatti in viaggio per rientrare a Trento, c’era l’assessore Mirko Bisesti che ha replicato: “La Giunta si è sforzata di mettere mano a una situazione che ha trovato e che è oggettivamente inaccettabile, come ha dimostrato ad esempio l’appalto per il servizio di portierato in Università”.

 

A conferma di quanto il tema sia molto sentito va sottolineata la presenza all’incontro di oggi pomeriggio anche dei consiglieri di maggioranza Dalzocchio, Masè, Paoli e a dar man forte alle minoranze De Godenz, Coppola, Marini, Ferrari, Demagri, Zeni, Manica, Tonini e Dallapiccola.

 

Da parte sua Fugatti ha ribadito l’urgenza di esaminare le norme e ha rassicurato l’aula sui contenuti: “Le eccezioni sono solo legate alla circostanza di miglioramenti tecnologici ed esuberi dell’azienda subentrante da dimostrare".

 

Le minoranze sono comunque rimaste ferme sulle loro posizioni chiedendo la sospensione della discussione perché “preoccupate e non serene” nel dover esaminare un testo totalmente stravolto rispetto alla discussione avvenuta in Commissione e severamente contestato dai sindacati che lo hanno definito “peggiorativo della situazione esistente”. I lavori dell’aula riprenderanno domani mattina alle 10.

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