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Appalti, la nuova norma Fugatti non convince. Gli imprenditori: ''Fine condivisibile ma ci sono elementi di illegittimità. A rischio la libertà imprenditoriale''

Approvato in commissione il ddl sulla tutela del lavoro negli appalti della pubblica amministrazione sono tante le riserve sia da parte degli imprenditori che dei sindacati e delle minoranze. L'intenzione che gli appalti non vengano vinti unicamente secondo il principio del massimo ribasso e quindi abbassando il costo del lavoro è condiviso da tutti ma ci sono forti dubbi per come è stato scritto. Si auspicano cambiamenti in vista del voto in aula

Di Luca Pianesi - 10 October 2019 - 20:01

TRENTO. Sorrisi e strette di mano ma, intanto, nero su bianco ci vanno considerazioni piuttosto negative per un provvedimento, il disegno di legge a tutela del lavoro negli appalti pubblici, che così così com'è stato costruito dalla Giunta convince molto poco. Convince poco, quantomeno, il Coordinamento provinciale imprenditori (che raggruppa tutte le principali sigle da Confindustria a Confcommercio, dagli Artigiani a Confesercenti alla Cooperazione e l'associazione albergatori e imprese turistiche).

 

Il documento di ''osservazioni'' consegnato ieri durante la prima commissione permanente infatti in molti passaggi non usa mezzi giri di parole: ''Il fine appare nobile e quindi ampliamente condivisibile'' ma ''la misura legislativa proposta dalla giunta provinciale presenta possibili criticità perché non assicura la libertà imprenditoriale dell'appaltatore subentrante''. E poi: ''In assenza di opportuni correttivi è possibile che la clausola sociale - così come disciplinata nella proposta della Giunta - possa incontrare censure sul piano della legittimità della disposizione''. E ancora: ''L'innovatività e la stessa efficacia dell'intervento del legislatore provinciale rischiano tuttavia di essere compromesse dalla dubbia compatibilità della novella legislativa con i principi costituzionali ed europei''. Passando per: ''Il disegno di legge lede anche il principio dell'autonomi negoziale di cui gode la stazione appaltante ex articolo 1322 cc, richiamato anche da Anac''.

 

Insomma ''alla luce di quanto esposto - scrive il Coordinamento provinciale imprenditori - la norma proposta della Pat, ove impone l'assunzione di tutti i lavoratori del gestore uscente, con mantenimento del livello retributivo e (addirittura) del monte ore precedente, appare assolutamente abnorme e non in linea con gli attuali approdi della giurisprudenza''. Come dire: bene, ma non benissimo. Eppure il disegno di legge sugli appalti, così come è stato proposto dalla Giunta, intanto è stato approvato (proponente il presidente Fugatti) ma tutti (compresi anche i sindacati e le opposizioni) sperano che la norma approdi in consiglio provinciale con le modifiche necessarie a non esporre il sistema a pericolose incongruenze legislative.

 

La ratio della norma è di buon senso ed è stata sposata da tutti: fare in modo che gli appalti non vengano vinti unicamente secondo il principio del massimo ribasso e quindi abbassando il costo del lavoro, ma che, al contrario, si punti di più sulla qualità del servizio e dei prodotti (per esempio premiando chi è attento alle tematiche ambientali). Per le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Fenalt, in commissione sono intervenuti rispettivamente Maurizio Zabbeni, Michele Bezzi, Stefano Picchetti, Maurizio Valentinotti e Patrizia Emanueli. Nel documento consegnato ai commissari, condiviso in maniera unanime dalle sigle sindacali intervenute, è stato espresso, come detto, parere positivo sulla ratio della legge che intende chiarire la corretta applicazione della clausola sociale, ritenuta “opportuna e coerente con i principi comunitari e giuridici consolidati”, pur osservando che, per coerenza, serve un intervento di carattere generale e complessivo sull’intero articolo 32 e non esclusivamente sulla clausola rafforzata.

 

La ratio è quella che i lavoratori passino da una ditta all’altra a parità di condizioni, ha osservato Stefano Picchetti della Uil, un ragionamento già riconosciuto corretto dai giudici, ha proseguito e non vorremmo arrivare a ricorrere nuovamente a strumenti giuridici per tutelare qualcosa che la legge già tutela. Maurizio Valentinotti di Fenalt ha aggiunto che c’è un concetto di fondo sancito dalla Costituzione che è quello della retribuzione proporzionata, che va tutelato dai sindacati, ma anche dai datori di lavoro. Il lavoro non è una merce, ha detto e questo è un principio del quale troppo spesso ci dimentichiamo.

 

Per il Coordinamento imprenditori hanno partecipato alle audizioni Marco Segatta e Marzia Albasini (Associazione artigiani), Fausto Manzana e Roberto Busato (Confindustria), Ferruccio Veneri e Mauro Bonvicin (Confcommercio), Alessandro Ceschi (Cooperazione). Un tema molto tecnico e delicato, ha esordito Fausto Manzana di Confindustria. Qui abbiamo tre o quattro attori in gioco, i lavoratori, gli enti, le imprese e l’utente al quale andiamo a derogare il servizio. Con questo intervento però non si tengono in considerazione tutte le componenti e in equilibrio i diversi interessi.

 

Ugo Rossi ha definito questo un tema di straordinaria importanza e delicatezza. Si possono fare tutte le norme possibili in questo settore, ha detto, ma poi occorre fare i capitolati e prendere decisioni organizzative. Se assumessimo il principio per cui dal punto di vista organizzativo tutto è immodificabile, in caso di riduzione delle risorse si dovrebbero tagliare i servizi. Una clausola sociale deve tenere conto della tenuta del sistema, oltre che della libera concorrenza. Forse, ha aggiunto, dal punto di vista tecnico, anche per evitare rischi di sostenibilità giuridica, occorrerebbe essere più prudenti nelle norme e un po’ più coraggiosi nei regolamenti. Giorgio Tonini ha osservato che qui occorre armonizzare diversi principi e la legge deve essere sufficientemente flessibile per garantire questo equilibrio, introducendo lo strumento della contrattazione nel momento di snodo tra la legge e il capitolato degli appalti.

 

Il Presidente Maurizio Fugatti ha ringraziato il Coordinamento per il prezioso apporto. ''Sappiamo che si tratta di un tema in divenire - ha detto il numero uno della Pat - a livello nazionale e scrivere delle norme su qualcosa in movimento non è certo semplice, ma anche l’interpretazione sarà altrettanto in movimento: credo che questa norma sia sostenibile giuridicamente, ha rassicurato, e che l’interpretazione delle leggi cambi anche a seconda dei tempi in cui la discussione si svolge. Concordo con chi ha detto che fare spending review significa anche tagliare, ma se andrà in porto il bando dei 95 milioni dovremo comunque intervenire con gli ammortizzatori sociali e questo intervento va letto anche in quell’ottica. Abbiamo raccolto gli spunti e li analizzeremo, ma lo sforzo che stiamo facendo con questa norma, ha ribadito, deve essere interpretato a 360 gradi nell’ambito del sistema degli ammortizzatori sociali''.

 

La proposta è stata, quindi, messa ai voti ed approvata con il sostegno di Masè, Savoi, Dalzocchio e Moranduzzo e l’astensione di Ghezzi, Marini, Rossi e Tonini. Bene aver presentato queste norme ed aver dato loro carattere d’urgenza, ha detto Giorgio Tonini spiegando che il suo voto di astensione è giustificato dall’aver ascoltato stamane le osservazioni e i dubbi dei soggetti intervenuti in audizione e dalla necessità di apportare delle modifiche che ne tengano conto. Ugo Rossi, pur condividendo a pieno gli obiettivi di straordinaria importanza richiamati dalla Giunta nella relazione illustrativa a questo disegno di legge, ha giustificato il suo voto di astensione con le esigenze di ulteriore riflessione emerse dalle audizioni. La norma arriverà in aula con delle modifiche che saranno oggetto di una nostra valutazione, ha aggiunto e l’auspicio è che il voto di astensione si tramuti a quel punto in voto favorevole, ha concluso.

 

Paolo Ghezzi (Futura), nel legittimare il voto di astensione, per motivi “tecnici”, ha lamentato l’espressione “cinema sui giornali” irrispettosa nei confronti dei giornali e dei consiglieri, utilizzata dal Presidente Fugatti nel respingere la proposta della Presidente Masé di un incontro informale con i commissari per confrontarsi sulle eventuali modifiche che la Giunta elaborerà al testo. Il consigliere Alex Marini ha osservato che siamo di fronte ad un problema emergenziale che giustamente la Giunta ha affrontato. Tuttavia non gli è piaciuta l’adozione della procedura d’urgenza che rischia di compromettere la bontà del provvedimento: l’auspicio è che in futuro si assicuri un certo tempo tra consultazioni e approvazione del disegno di legge, per poter valutare le proposte e le osservazioni in maniera “meno preoccupata”.

 

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