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Segnana: ''Incontro saltato, chiudiamo la sperimentazione al de Tschiderer''. Stenico: 'Il direttore ha avuto un malore. Non si possono accettare ricatti''

L'incontro programmato per giovedì 31 ottobre è saltato per cause di forza maggiore, quindi non è stato possibile discutere in merito alla revisione della convenzione. Non si placa la polemica dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra la struttura di recente inaugurazione in via Piave e l'assessorato

Di Luca Andreazza - 01 novembre 2019 - 17:18

TRENTO. "Da oggi l'Azienda pubblica di servizi alla persona 'Beato de Tschiderernon eroga più il servizio di cure intermedie". Così l'assessora Stefania Segnana, che aggiunge: "La proroga della convenzione stipulata nel 2017 tra Apsp, Provincia e Azienda provinciale per i servizi sanitari è scaduta il 31 ottobre". 

 

L'incontro programmato per giovedì 31 ottobre è saltato per cause di forza maggiore, quindi non è stato possibile discutere in merito alla revisione della convenzione. Non si placa la polemica dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra la struttura di recente inaugurazione in via Piave e l'assessorato.

 

Dopo le accuse sul caso punto nascite, la tensione si è alzata sulla questione legata allo spostamento dei 20 posti letto per le cure intermedie dall'Apsp Beato de Tschiderer all'ospedale San Camillo. L'assessora ha replicato all'interrogazione del gruppo consigliare del Patt sulla scelta di spostare il servizio, dedicato agli anziani dimessi dall'ospedale ma non ancora pronti a tornare a casa, additando la presidente della struttura come responsabile. (“Invito i consiglieri del Patt a domandare direttamente alla presidente Stenico, nominata dalla Giunta precedente, come mai il suo predecessore aveva aderito a tale progettualità rendendo un servizio importante al capoluogo e ritenendo le tariffe e l'organizzazione coerenti con il bilancio dell'Apsp mentre lei, dopo solo pochi mesi dal suo insediamento, ha ritenuto tali attività insostenibili dal punto di vista economico tanto da domandarne la chiusura e la riconversione in 20 posti letto di Rsa").

 

Chiamata direttamente in causa, la replica dell'avvocata Eleonora Stenico, presidente della struttura, è stata tanto immediata quanto dura: "'L'assessora dice bugie. E' stato un intervento tranchant'' (Qui articolo). Ora la convenzione è scaduta. "L'assessorato - spiega nella nota Segnana - nel comunicare al consiglio di amministrazione della de Tschiderer la fine della sperimentazione per le cure intermedie, ha comunque ribadito la disponibilità a programmare a breve un ulteriore confronto per poter eventualmente riavviare il servizio - per un nucleo di 20 posti letto - alla tariffa definita dall’assessorato".

 

Un incontro, come anticipato, saltato per cause di forza maggiore, un malore ha colpito il direttore della struttura di via Piave e quindi il vertice con la Provincia non si è potuto regolarmente svolgere in quanto l'Apsp ha reputato necessaria la presenza anche della parte tecnica, oltre che di quella politica. "Ho subito telefonato in assessorato e inviato un e-mail - commenta Stenico - per chiedere una proroga del servizio fino a fine anno. La risposta da piazza Dante è stato il comunicato stampa per confermare che il servizio chiude".

 

La speranza è quella di far ripartire il servizio quanto prima. "L'auspicio - dice la presidente dell'Apsp - è che ci si possa incontrare quanto prima per rivedere le condizioni della convenzione e riprendere l'attività perché l'ospedale e le famiglie necessitano di una struttura nella quale poter ricoverare gli anziani bisognosi prima di essere dimessi".

 

Nel mirino l'abbassamento della tariffa giornaliera da 132 euro a 118, giudicato difficilmente sostenibile dal consiglio d'amministrazione dell'Apsp ma “comunque passibile di discussione”, come dichiarato alla nostra testata dalla stessa Eleonora Stenico.

 

A questo si aggiunge l'incertezza occupazionale. "Non vorremmo dover licenziare quindici lavoratori - conclude Stenico - senza dimenticare che 20 posti letto restano vuoti a fronte di una domanda esterna sempre più pressante. Ci vogliono imporre un finanziamento di 118 euro a persona al giorno, ci vogliono imporre di firmare una convenzione per un servizio in perdita di 102 mila euro all'anno. Se firmassimo alle loro condizioni ogni anno avremmo un 'buco' di bilancio importante e un buon amministratore non può sottoscrivere un simile ricatto".

 

E pensare che solo a maggio del 2018, la sperimentazione era stata salutata positivamente dall'allora assessore Luca Zeni, così come da Paolo Bordon, direttore generale dell'Apss. In quei primi dieci mesi erano stati accolti per le cure intermedie 324 pazienti, in maggioranza trasferiti dai reparti di medicina interna e di geriatria dell’ospedale S. Chiara, ma anche direttamente da domicilio o dal pronto soccorso, per affrontare in sicurezza condizioni che richiedevano supervisione clinica, ma non ricovero ospedaliero. 

 

Il servizio si rivolgeva in particolare agli anziani per un'età media di 80 anni, che hanno avuto un ricovero in ospedale per cause internistiche. La permanenza media, in quel periodo, è stata di 17 giorni, e oltre il 90% dei pazienti sono rientrati a domicilio, seguiti dal servizio cure domiciliari in due terzi dei casi. Tutti gli indicatori misurati avevano documentano l’appropriatezza del contesto assistenziale, elevato anche il gradimento da parte dei pazienti.

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