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Venezia sott'acqua, Fersuoch: ''I danni al patrimonio artistico sono ingentissimi''. I restauratori trentini rispondono presente: ''Pronti ad aiutare''

La presidente di Italia Nostra Venezia spiega a ilDolomiti la situazione: ''I danni subiti dal patrimonio artistico e culturale della città sono grandissimi. Sono infatti andati sotto acqua molti libri antichi e manoscritti, soprattutto quelli appartenenti alla libreria del conservatorio Benedetto Marcello, e la forza con cui le onde si sono battute sulla città, potrebbe aver danneggiato la stabilità di molti campanili''

Di Lucia Brunello - 16 novembre 2019 - 20:05

TRENTO. ''Siamo totalmente disponibili ad aiutare Venezia e le sue opere''. Tre maree sopra i 140 centimetri nella stessa settimana non capitava dal 1872, e i danni subiti dalla città storica si stanno contando ancora in queste ore. Ma se Venezia chiama i restauratori trentini rispondono presente e le immagini parlano da sole: vaporetti trasportati sulle fondamenta, prodotti e alimenti che galleggiano dentro i supermercati, gondole capovolte, case allagate, edicole e bar completamente distrutti. Giovani e volontari si sono subito mobilitati e hanno unito le forze per permettere ai negozianti e abitanti della città di rialzarsi. Si tratta di Venezia, però, e la vera tragedia sta negli inestimabili danni subiti dal suo patrimonio culturale e artistico: chiese, librerie, musei e palazzi storici sono stati completamente allagati.

 

Le tragiche immagini di Venezia hanno raggiunto anche il Trentino, dove subito è scattata la solidarietà. Infatti, la soprintendenza per i beni culturali e i Restauratori dell’Associazione Artigiani, hanno già manifestato la loro disponibilità a intervenire per sostenere chi si sta già prodigando per ridare luce e splendore agli interni dei palazzi e delle chiese, come quella di San Marco, il cui marmo è ormai imbevuto di sale. “Ci rendiamo totalmente disponibili per il restauro di beni mobili e pubblici come dipinti, mosaici, oggetti di mobilio antico, libri e patrimonio video grafico'', dice Franco Marzatico, capo della soprintendenza per i beni culturali della provincia. 

 


 

“La nostra intenzione - prosegue - sarebbe quella di andare a recuperare i beni, per poi portarli nei nostri studi con l’obiettivo di riportarli al loro splendore originale”. A partire da lunedì prossimo, il corpo dei restauratori trentini inizierà a prendere contatti con quello omologo della provincia colpita, per parlare con concretezza di questo piano d’aiuto.

 

“L’acqua salata è entrata nelle chiese e negli edifici antichi e, penetrando e risalendo attraverso le capillarità delle murature, ne ha causato un deciso danneggiamento, a lungo termine”, spiega Lidia Fersuoch, presidente di Italia Nostra Venezia a ilDolomiti“I danni subiti dal patrimonio artistico e culturale della città sono grandissimi. Sono infatti andati sotto acqua molti libri antichi e manoscritti, soprattutto quelli appartenenti alla libreria del conservatorio Benedetto Marcello, e la forza con cui le onde si sono battute sulla città, potrebbe aver danneggiato la stabilità di molti campanili, considerati tra le strutture più a rischio. L’aiuto offerto sarebbe ben accetto, soprattutto per quanto riguarda il restauro di beni cartacei, che a centinaia sono andati sotto acqua.”

 

Domenica 17 novembre è attesa un’altra ondata di acqua alta con un picco di 160 centimetri, che non farà altro che rendere ancora più critica una situazione già estremamente grave e di difficile gestione.

 


 

“Gli anni passati sapevamo che un fenomeno simile a quello del 1966 si sarebbe ripresentato, - continua la presidente - ma visti i lavori fatti gli anni scorsi per i rinforzi dei lidi, ci aspettavamo che il problema fosse almeno stato ridimensionato. Non è stato fatto quello che era previsto dalla legge speciale, ossia il riequilibrio e il restauro morfologico della laguna. Per via dei lavori fatti per il Mose ora le bocche di porto sono a “u”, e non più a “v”, e perciò l’acqua entra in laguna ad una velocità impressionante rispetto al passato”.

 


 

“L’unica speranza sarebbe quella di ricevere dei finanziamenti per permettere alla città di riparare ai danni causati da eventi come questo, - continua Lidia Fersuoch - ma purtroppo non è possibile, perché tutti i i soldi sono stati impiegati per la costruzione del Mose. I veneziani non sono in grado di fare fronte alle spese che la città richiede, ed è anche per questo che Venezia sta perdendo circa mille abitanti all’anno. È una città che ha grandissimo bisogno di essere tutelata, invece è sempre più sfruttata e presa d’assalto”.

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