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A San Romedio si ricorda il pellegrinaggio degli insorti hoferiani. Fugatti: "Dopo momenti difficili necessario ripartire dai luoghi dell'identità trentina"

Nella mattina di domenica 12 luglio si è tenuta a San Romedio la commemorazione del pellegrinaggio svolto il 7 luglio 1809 da Andreas Hofer e da centinaia di insorti alla tomba del santo per invocare la sua protezione nella lotta contro le truppe napoleoniche. Presenti molte autorità. Il presidente della Pat Fugatti: "Ricordiamo i luoghi che ci uniscono nell'Eureregione"

Di Davide Leveghi - 12 luglio 2020 - 17:31

SAN ROMEDIO. “C'è bisogno di venire nei luoghi simbolo dell'identità trentina quando si esce da momenti difficili; credo che i cittadini e la società abbiano bisogno di questo: dalla storia e da quello che i nostri nonni hanno fatto e costruito nei momenti di difficoltà, riusciamo a capire come ripartire”. Sono queste le parole con cui il presidente Maurizio Fugatti ha accolto i partecipanti raccolti nella mattinata di domenica 12 luglio al santuario di San Romedio per ricordare il pellegrinaggio dell'eroe tirolese Andreas Hofer avvenuto il 7 luglio 1809.

 

In quell'anno, il capo dell'insurrezione contro le truppe franco-bavaresi, espanse in Europa e giunte anche a sottomettere l'Impero austriaco, avrebbe vittoriosamente guidato le milizie territoriali tirolesi, tra cui v'erano anche migliaia di trentini, in diverse battaglie, su tutte quelle combattute sul Monte Isel, a sud dell'allora capitale del Tirolo storico Innsbruck, ora ricordate da un monumento eretto alla fine del XIX secolo e oggetto, durante il periodo del terrorismo sudtirolese, di attentati di segno eversivo e ritorsivo italiani.

 


 

Trovarci qui in un momento particolare, dopo la pandemia – ha detto il presidente della Pat – ci deve far ricordare ciò che ci unisce e quali sono i valori comuni della nostra terra, gli ideali che hanno unito nel tempo il nostro Trentino”. Di fronte a una platea formata da svariate compagnie di Schützen provenienti da tutto l'Euregio, Fugatti ha tenuto un breve discorso per omaggiare da parte delle istituzioni i presenti, accompagnato dal presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder, dai consiglieri provinciali Ivano Job, Lorenzo Ossanna, Paola Demagri, dall'assessore regionale Claudio Cia, dal presidente della Comunità della Val di Non Silvano Dominici, e da esponenti delle compagnie trentine, altoatesine e tirolesi degli Schützen, su tutti il landeskommandant della Federazione degli Schützen del Welschtirol/Trentino Enzo Cestari.

 

 

“Stiamo portando avanti e abbiamo quasi terminato – ha proseguito Fugatti riferendosi al progetto messo in campo da Provincia, Museo storico del Trentino, MuseumPasseier e Federazione degli Schützen del Welschtirol – insieme alla Provincia autonoma di Bolzano e al Land Tirol il percorso dei luoghi che hanno visto il passaggio di Andreas Hofer nei nostri territori, per ricordare e anche far capire ai giovani da dove è partita la nostra società e quali sono stati i momenti vissuti dalla nostra terra, unita oggi nell'Euroregione”.

 

 

Nel corso della mattinata, che ha visto anche momenti di saluto con colpi a salve e la deposizione di una corona commemorativa di fronte all'immagine di Hofer conservata nell'atrio del santuario noneso, è stata appunto l'importanza dell'Euregio come motivo di unità e di collaborazione tra i popoli facenti parte, fine al 1918, della regione storica del Tirolo. Nel rispetto delle norme di sicurezza, dunque, si sono poi seguite una sfilata e la parte più significativa dell'incontro, la messa tenuta dal vescovo Lauro Tisi e dal rettore del santuario di San Romedio Giorgio Silvestri.

 

“Oggi anche noi – ha aggiunto nel suo intervento il landeskommandant Enzo Cestari, ricordando il pellegrinaggio di Hofer e 600 uomini avvenuto 2 secoli fa per invocare la protezione e il sostegno del santo – siamo qui per richiamare i valori che ci hanno sempre contraddistinto, un patrimonio immateriale fondato sulle nostre tradizioni”.

 

Curiosamente la celebrazione si è tenuta proprio lo stesso giorno dell'anniversario dell'impiccagione di Cesare Battisti, figura decisamente invisa a chi porta il cappello con la piuma di fagiano ed espressione di un'altra storica anima dell'identità trentina, che nel secolo della nazionalizzazione e dell'accendersi dello scontro nazionale (seconda metà del secolo XIX), portò alcune fette della popolazione locale ad abbracciare il sentimento nazionale italiano.

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