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Botta e risposta Segnana-Cgil, il sindacato: “Nessuno si oppone alle assunzioni ma servono garanzie”

Segnana accusa “alcune organizzazioni sindacali” di aver fatto saltare l’assunzione di nuovi infermieri. La replica della Cgil: “Non ci siamo mai opposti alle assunzioni, cosa che al contrario chiediamo da tempo, ma se l’assessora vuole derogare al contratto deve dare precise garanzie”

Di Tiziano Grottolo - 17 novembre 2020 - 21:34

TRENTO. “Chiusura di alcune sigle sindacali alle assunzioni degli infermieri”, titola così un comunicato diffuso dall’ufficio stampa della Pat ma sottoscritto dall’assessora alla Salute Stefania Segnana. Nei giorni scorsi infatti, era stato convocato un tavolo di confronto per discutere dell’assunzione di 139 infermieri, attualmente in graduatoria: “La chiusura manifestata da alcune sigle sindacali – ha attaccato Segnana – comporterà significative criticità per l’assunzione degli infermieri, sia sul fronte dell’assistenza ospedaliera sia nelle Apsp”.

 

Stando a quanto dichiarato dall’assessora sembrerebbe che le organizzazioni sindacali si siano opposte all’assunzione di nuovi infermieri, ma questa ricostruzione è categoricamente smentita dal segretario della Fp Cgil Luigi Diaspro e dai i referenti di settore Gianna Colle e Marco Cont. “Non ci siamo mai opposti all’assunzione di nuovi infermieri, cosa che al contrario chiediamo da tempo, ma se Segnana vuole derogare al contratto, deve però dare precise garanzie”.

 

Stando a quanto riportato dalla Cgil l’Azienda sarebbe pronta gli infermieri che già sono in graduatoria, ma fra questi ve ne sarebbero più di 30 che attualmente sono in servizio nelle Rsa. In questo momento sottrarre persone alle case di riposo, senza rimpiazzarle, significherebbe metterle in grave difficoltà e per questo la soluzione proposta dalla Pat sarebbe quella di assumere i professionisti in graduatoria ma, per quelli che sono già dipendenti delle Apsp, disporre l’obbligo di rimanere in servizio nelle Rsa durante questa fase emergenziale.

 

Nessuno vuole sguarnire le case di riposo – commenta Diaspro – da parte nostra abbiamo chiesto delle garanzie per i lavoratori, prima di tutto deve essere salvaguardato il carattere della volontarietà così come le legittime aspirazioni dei professionisti”. Come sottolinea il sindacato il passaggio da Apsp ad Apss ha dei vantaggi sia in termini di prospettive di professionalizzazione che a livello di condizioni contrattuali.

 

“Ci siamo resi disponibili a trovare un accordo che sbloccasse la situazione a favore di tutti i soggetti in campo, ma abbiamo chiesto garanzie per i lavoratori coinvolti. Se occorre derogare alla volontarietà del comando – previsto dal contratto collettivo, ricorda la Cgil – occorre delimitare un perimetro di garanzie per i professionisti coinvolti, sia per le Apsp che per l’Azienda Sanitaria. Tuttavia non siamo riusciti a sviluppare nessun ragionamento perché siamo stati messi di fronte a un ‘prendere o lasciare’ che assieme all’opposizione di altre sigle, non ha consentito alcuna svolta”. Le accuse dunque sono rispedite al mittente: “Sarebbe più facile – conclude la Cgil – se, come chiediamo da anni, i contratti collettivi Apss e Apsp fossero parificati nel sistema retributivo e indennitario oltre che giuridico così da eliminare ogni disparità tra Case di riposo e Azienda sanitaria”.

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