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Coronavirus, 261 casi in una settimana ma la movida non si ferma: “Nessuno rispetta le regole”

Il centro storico rimane un luogo di ritrovo dove la festa prosegue fino all’alba del giorno dopo. I residenti esasperati: “Vediamo arrivare ragazzi giovanissimi con zaini pieni di superalcolici, quel che è peggio è che nessuno indossa la mascherina né mantiene le distanze”. La movida preoccupa in vista della seconda ondata di coronavirus

Pubblicato il - 04 ottobre 2020 - 09:59

TRENTO. Non c’è pace per alcuni residenti di Trento che da molto tempo a questa parte si trovano a fare i conti con i disagi legati alla movida. Giovani e giovanissimi ogni fine settimana si danno appuntamento nella zona tra via Ferruccio Francesco, via Livio Marchetti, vicolo San Marco e via Santa Maria Maddalena (articoli QUI e QUI).

 

Per i residenti delle case che affacciano sulla strada il fine settimana coincide con l’inizio di quello che è diventato un incubo. Fra baccano e schiamazzi riposare è diventato quasi impossibile e non sono serviti nemmeno le sanzioni che hanno colpito alcuni locali della zona. Quella parte di centro storico rimane un luogo di ritrovo dove la festa prosegue fino all’alba del giorno dopo. Con la mattina però le vie assumono le sembianze di un campo di battaglia, fra cocci di vetro, bottiglie abbandonate. Come se non bastasse non è difficile imbattersi in tracce di vomito mentre le vie laterali vengono usate come bagno a cielo aperto.

 

Non ne possiamo più – affermano i residenti della zona, a dir poco esasperati dalla situazione – ogni fine settimana è la stessa storia. Alcuni ragazzi consumano nei bar ma altri arrivano con zaini pieni di alcolici e superalcolici comprati al supermercato. Il giorno seguente poi troviamo moto, auto e biciclette danneggiate. Quel che è peggio è che di mascherine non se ne vedono praticamente mai e il distanziamento non è rispettato da nessuno”.

 

Infatti, il tema legato al ritorno dei contagi non è un aspetto secondario che riguarda la movida a Trento. Nell’ultima settimana in Trentino sono stati rilevati 261 casi di coronavirus, con una media di circa 37 positivi al giorno. Numeri che somigliano da vicino a quelli di inizio pandemia, con l’unica differenza che al momento ci sono meno persone che devono ricorrere alle cure in ospedale mentre il numero dei posti letto disponibili in terapia intensiva, fortunatamente, è ancora alto.

 

Ciò non significa che si possa abbassare la guardia. Alcuni giorni fa le autorità sanitarie hanno fatto sapere che un vecchio focolaio collegato a una festa di laurea è ancora attivo, favorendo la diffusione del virus anche attraverso contagi secondari e terziari. Ben 47 casi riconducibili alla festa compresi quelli in famiglia, che in un caso hanno portato anche alla necessità di un ricovero di una persona anziana.

 

Con l’impressione che la tanto temuta seconda ondata di contagi non sia ancora arrivata con tutta la sua forza certe situazioni diventano difficilmente tollerabili. Per tenere sotto controllo la pandemia le autorità sanitarie stanno mettendo in campo degli sforzi enormi. Un lavoro che non può e non deve essere vanificato dall’incoscienza di pochi. Distanziamento e mascherine sono regole base che vanno osservate per proteggere sé stessi e gli altri, la prudenza da tenere dev’essere massima, giovani e non sono avvertiti: certi errori si pagheranno a caro prezzo.

 

 

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