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Coronavirus, altri 7 morti e 266 positivi al molecolare. Mai così tanti malati per Covid negli ospedali in Trentino

Superato anche il picco del 7 aprile scorso per quanto riguarda il totale dei pazienti da coronavirus nei reparti ospedalieri. Le persone in terapia intensiva sono 39 come in Alto Adige ma i decessi restano di più mentre i positivi restano meno di un terzo

Pubblicato il - 19 novembre 2020 - 17:50

TRENTO. Altri 7 morti e 266 positivi da tampone molecolare, 1 persona in più in terapia intensiva e 123 guariti. Sono questi i dati ufficiali della Provincia di Trento (dunque, lo ricordiamo sempre per comprendere la realtà nella quale ci troviamo, senza i positivi da tamponi da antigenico che triplicherebbero il dato dei positivi giornalieri QUI APPROFONDIMENTO) che si traducono nel più alto numero di ricoveri mai toccato nemmeno nella prima ondata da coronavirus. Se infatti, il precedente picco si era registrato il 7 aprile con 438 ricoveri ospedalieri (gli altri due picchi erano stati il 31 marzo con 434 ricoverati e l'8 aprile con 431) oggi i pazienti Covid sono 446.

 

 

Le terapie intensive, in particolare, raggiungono la quota dell'Alto Adige con 39 ricoveri mentre i decessi restano più alti che in provincia di Bolzano dove, nonostante i 13 decessi di oggi, sono a 147 morti da settembre e a Trento sono 151. I positivi ufficiali in Trentino sono con i 266 contagi in più e i 123 guariti in meno, 3110 mentre l'Alto Adige è a 11.217 positivi. Insomma, dati vicinissimi ma allo stesso tempo lontanissimi tra le due provincie gemelle una in zona gialla l'altra messasi da sola in zona rossa che si appresta ad eseguire il più grande screening della popolazione d'Italia (e sicuramente tra i primi a livello internazionale).

 

 

Da domani fino a domenica verranno realizzati 350.000 tamponi antigenici con l'obiettivo di trovare più positivi possibile e metterli, poi, in isolamento per bloccare la catena del contagio e concedere all'Alto Adige settimane di lavoro importantissime sotto Natale e all'inizio di gennaio. Un modo per anticipare le mosse del virus e non per inseguirlo fatica tra tracciamenti saltati e comunicazioni sempre più inesistenti. 

 

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