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| 24 apr 2020 | 10:15

Coronavirus, avrebbe venduto mascherine con ricariche fino al 400% e guadagnato 2 milioni di euro tra marzo e aprile, denunciato dalla guardia di finanza

L'importante operazione condotta dalla compagnia di Verona ha portato ad ricostruire la vendita di circa 350mila mascherine a prezzi notevolmente maggiorati durante l'emergenza. L'uomo fino a poco tempo fa si occupava di dotazioni antincendio per poi spostarsi sul business delle mascherine

Coronavirus, avrebbe venduto mascherine con ricariche fino al 400% e guadagnato 2 milioni di euro tra marzo e aprile
di Redazione

VERONA. Il coronavirus per lui si sarebbe rivelato una miniera d'oro visto che i suoi ricavi sono passati da 360mila euro in tutto il 2019 a oltre 2 milioni di euro solo nei mesi di marzo e aprile di quest'anno. Per la guardia di finanza di Verona tutto ciò sarebbe avvenuto grazie a ''manovre speculative su merci'' per aver commercializzato oltre 350mila mascherine con un ricarico tra il 200 e il 400 per cento. Più in dettaglio, i finanzieri della compagnia di Verona hanno segnalato alla Procura della Repubblica scaligera il titolare di un’attività commerciale operante nel veronese che riforniva di mascherine sanitarie alcune farmacie della provincia veronese e di altre regioni d’Italia.

 

Dalle indagini è emerso che il titolare di una società che sino a ieri si occupava essenzialmente di dotazioni antincendio e che di recente aveva intrapreso il commercio di mascherine era riuscito, grazie a questa operazione,  a far crescere in maniera esponenziale il proprio volume d’affari proprio grazie alle vendite effettuate alle farmacie: i ricavi si sarebbero moltiplicati di circa 6 volte raffrontando tutto il 2019 con i soli mesi di marzo e aprile 2020 e ciò grazie alla vendita di 350mila mascherine dal 27 febbraio alla seconda metà di aprile.

 

Dai preliminari accertamenti è emerso che l’azienda si era rifornita di mascherine sanitarie da società italiane ed europee mediante diverse forniture, per la maggior parte provenienti da produzioni cinesi, che sono poi state rivendute a numerose farmacie con un ricarico medio tra il 200 e il 400 per cento. In sede di perquisizione sono state rinvenute e sottoposte a sequestro circa 13.000 ''mascherine chirurgiche'' e 22.000 del tipo ''KN95'' (l’equivalente cinese dell’omologazione europea corrispondente al livello di protezione «FFP2»). L’ipotesi di reato contestata è quella contemplata dall’art. 501 bis del codice penale ''manovre speculative su merci'', che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 516 euro a 25.822 euro.

 

I finanzieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Verona, sono adesso impegnati a ricostruire la filiera di approvvigionamento e di distribuzione al fine di tratteggiare compiutamente le transazioni dalla loro origine e di quantificare, eventualmente, guadagni ottenuti in maniera non regolare valutando anche possibili complici o situazioni di connivenza.

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