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Coronavirus, dai giovani che giocano a calcio (Bolognano e Levico) a quelli che vanno a lavare l'auto (a Cles): ancora in troppi non ''restano a casa''

L'appello del comune di Levico, del sindaco di Arco (dove i casi continuano a crescere e sono arrivati ad 85) e dei carabinieri di Trento che ribadiscono: ''Se la formula #iorestoacasa non diventerà un convinto sistema di vita, la diffusione del virus avrà gioco facile e noi avremo giorni difficili e bui'''

Pubblicato il - 20 marzo 2020 - 09:46

TRENTO. Ci sono i ragazzi che giocano a calcio, quelli che vanno a lavare la macchina, signore insonni beccate a chilometri di distanza da casa a passeggiare di notte, giovani che la sera vanno a casa di amici. Insomma, ancora non ci siamo e quindi si moltiplicano gli appelli al buon senso.

 

Ieri la polizia locale di Levico Terme ha dovuto denunciare due ragazzi, uno minorenne, che prima sono andati a giocare a pallone e poi si sono trasferiti da un terzo amico a casa sua. ''Comportamenti che in un qualunque altro momento sarebbero considerati innocenti e normali - comunica il Comune - ma che oggi sono considerati ad alto rischio e sono da evitare, senza tolleranza. Grande la solidarietà della popolazione ai nostri agenti, che rischiano ogni giorno ma non si fermano. Da parte dell’amministrazione un grande grazie''.

 

E situazioni simili si rivelano in tutto il Trentino. Il sindaco di Arco Betta ha fatto un appello partendo dal terribile dato dei contagi riferito a ieri: ''In questo giovedì il resoconto degli sviluppi del coronavirus nel nostro territorio ci indica altri tre casi e così ad Arco oggi ufficialmente vi sono 85 positivi. Situazioni molto diversificate, tutte in carico dei nostri servizi sanitari che si stanno mostrando sempre più encomiabili, con doti di preparazione e dedizione straordinarie. Ora (...) vi raccomando che bisogna comunque aumentare la responsabilità collettiva, perché c’è ancora troppa gente che non ha compreso il livello del rischio; ieri per esempio dei giovani giocavano a calcio a Bolognano''.

 

E quindi rilancia l'appello ad avere ''zero contatti sociali inutili-lontani metri dagli altri''. ''Sulla nostra olivaia - aggiunge - poi si ritrovano gruppi di ragazzi a parlare o persone che vanno a spasso ammassate e si fermano magari anche poi a discorrere con chi incontrano. Tutto questo mettendo a rischio loro stessi, tutta la comunità, ma anche chi sull’olivaia ci lavora (come i contadini che non possono esimersi dall’operare in questo periodo). Da quello che osservo poi gli anziani purtroppo faticano a capire questo cambiamento, aiutiamoli con gentilezza e fermezza a capire. I supermercati infine sono i luoghi più a rischio, ecco perché limitare gli accessi osservando al massima le diverse disposizioni di igiene pubblica''.

 

E quindi l'appello dei carabinieri di Trento: ''Non stanchiamoci di dirlo: bisogna stare a casa. I controlli non saranno interrotti e nemmeno caleremo, anzi ci sforzeremo per mantenere ai massimi livelli possibili il trend della proiezione esterna dei reparti, fino a quando riusciremo a non trovare più: persone che portano il cane a passeggio lontano dalle loro residenze; i cittadini di Cles, intenti a lavare la propria autovettura in un autolavaggio di Lavis, fuori dal tragitto autodichiarato per rientrare a casa dal lavoro; persone di Trento sull’Altopiano della Vigolana per consegnare beni, non di primaria necessità, a un parente; giovani di Trento, che si recano a casa dell’amico per passare assieme la serata; donne di Borgo Valsugana che passeggiano per il centro storico di Trento, nottetempo, per l’insonnia; decine di persone, senza alcuna valida motivazione, che girano per le strade e le piazze, come continua a succedere''.

 

Che concludono spiegando che, ''se la formula #iorestoacasa non diventerà un convinto sistema di vita, la diffusione del virus avrà gioco facile e noi avremo giorni difficili e bui''.

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