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Coronavirus e stop agli impianti sciistici, il rifugio Salei: ''Non siamo solo una sciata e non ci serve un comitato scientifico per capire come smaltire le code"

In un post condiviso su Facebook: "Faremmo volentieri in maniera differente, ma l'asporto con i rifugi è impossibile, noleggiare a distanza non ha senso, impartire lezioni di sci dal divano è assai riduttivo e non credo nemmeno che qualcuno pagherebbe per un giro in funivia in streaming”

Pubblicato il - 26 novembre 2020 - 16:20

TRENTO. “Non siamo solo una sciata. Siamo persone, famiglie e vallate che vivono grazie alla neve”. E' uno sfogo diventato virale nell'arco di 24 ore quello che hanno condiviso i titolari del rifugio Salei a passo Sella a circa 2200 metri.

 

Il tema è al centro del dibattito sul Coronavirus in queste ore in vista di una decisione che dovrà essere presa dal Governo italiano. Da una parte c'è chi ha una posizione più restrittiva e vorrebbe tenere chiusi gli impianti sciistici con conseguenze su tutto il settore turistico invernale. Dall'altra, invece, chi chiede di aprire. C'è poi la questione dei ristori.

 

“Smettete di dire: 'per una sciata'. No, non è una sciata. Siamo persone, famiglie, vallate. Siamo impiantisti, rifugisti, noleggiatori, maestri di sci, ma siamo anche alberghi, agenzie immobiliari, bar, ristoranti, negozi. Siamo vallate intere che vivono grazie alla neve” viene scritto nel post condiviso dal rifugio Salei e scritto da Sharon Colombo che assieme ad altri è alla guida di un altro rifugio, Stella.


“Non siamo solo una sciata! Smettete di dire: 'prenderete le risorse' (a vederle le risorse) – continua il post - ma comunque no, noi gente di montagna preferiamo risvoltare le maniche e darci da fare, i sussidi li lasciamo volentieri a chi non può e non riesce a lavorare. E non credo ci siano sussidi per tutti. Faremmo volentieri in maniera differente, ma l'asporto con i rifugi è impossibile, noleggiare a distanza non ha senso, impartire lezioni di sci dal divano è assai riduttivo e non credo nemmeno che qualcuno pagherebbe per un giro in funivia in streaming”.

 

Nessuno di chi gestisce un rifugio ha paura di fare sacrifici. “I sacrifici li stiamo facendo come tutti” continua. “Chiediamo solo di darci la possibilità di fare il nostro lavoro, in sicurezza. Non ci serve un comitato scientifico per capire come smaltire le code, ce la possiamo fare, gli impiantisti lavorano da quest' estate a dei piani per evitare assembramenti. Siamo disposti tutti a subire delle ristrettezze in termini di numeri e persone. Chiediamo inoltre a chi non sa, di tacere, perché la vostra semplice sciata in realtà è la nostra vita”. 

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