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Coronavirus, Fugatti rassicura: “Il contact tracing non è saltato”. Benetollo: “In troppi chiedono di fare subito il test per non restare in quarantena”

Fugatti replica alle polemiche sui ritardi dei tamponi: “Per le segnalazioni che vedo io ce ne sono altre centinaia che vanno in porto, non è vero che il contact tracing in Trentino non funziona più”. Benetollo sulle tempistiche dei test: “Il problema è che molti fanno carte false per fare subito il tampone pensando di uscire prima dalla quarantena, questo è uno dei motivi per cui ci troviamo in questa situazione”

Di Tiziano Grottolo - 12 November 2020 - 20:50

TRENTO. “Sono stato l’unico presidente che si è visto diminuire il numero dei morti da coronavirus”, così Maurizio Fugatti prova a spazzare via le polemiche che ruotano attorno ai numeri dei contagi, dimenticando però come allo stesso tempo il Trentino sia stato l’unico territorio a comunicare per oltre un mese i dati sbagliati al ministero della Salute, per via di un’errata interpretazione di una circolare ministeriale (articolo QUI). Ad ogni modo, riferendosi ai contagi rilevati con i test rapidi, il presidente della Pat aggiunge: “Quando il ministero ci dirà come fare noi eseguiremo, per ora però le regole non sono chiare. Poi lo capiscono tutti che i numeri dei positivi aumenteranno visto che andranno sommati a quelli dei tamponi molecolari. Se volessimo nascondere non trasmetteremmo i dati ai sindaci che invece li conoscono”.

 

Sulla stessa questione interviene pure il direttore generale facente funzioni di Apss Pier Paolo Benetollo:Ovviamente chi risulta positivo al test antigenico continua a essere seguito dall’Apss, i tamponi rapidi vengono effettuati proprio su chi presenta i sintomi in modo da avere un esito veloce ed eventualmente mettere in quarantena la persona positiva e la famiglia”. Il direttore dell’azienda sanitaria entra nel merito anche dei ritardi lamentati da cittadini e sanitari in attesa di tampone: “Certamente c’è da migliorare e ci sono state delle situazioni di questo tipo ma il problema è che tutti vogliono fare il tampone e pretendono di farlo subito. È una cosa gravissima – sottolinea – ed è uno dei motivi per cui ci troviamo in questa situazione”.

 

L’esempio scelto da Benetollo è il seguente: “Se una persona 5 giorni fa è entrata in contatto con un positivo, anche se lo scopre dopo due giorni è importante che si metta in quarantena perché potrebbe diffondere il contagio. Anche un eventuale tampone negativo, se fatto troppo presto, non esclude la possibilità che quella persona possa positivizzarsi dopo il test e contagiare qualcun’altro. Molto spesso le persone che apprendono di essere entrate in contatto con un positivo fanno carte false pur di riuscire a fare il tampone pensando che se risultano negative possono continuare a condurre una vita normale, ma è proprio questo il meccanismo con il quale si sta diffondendo il virus. Se entro in contatto con un positivo – ribadisce il dirigente di Apss – io devo stare in quarantena, se non lo faccio, anche se ho un tampone negativo, nei giorni successivi potrei contagiare altri cittadini. Sicuramente ci sono stati dei ritardi ma la situazione che ho descritto è di gran lunga superiore”.

 

Alle parole di Benetollo fanno eco quelle di Fugatti: “Per le segnalazioni che vedo io ce ne sono altre centinaia che vanno in porto, non è vero che il contact tracing in Trentino non funziona più, poi che ci sia qualche difficoltà è ovvio”. Insomma per le autorità il sistema sta reggendo all’impatto della seconda ondata. “Il contact tracing rimane importante – conferma Antonio Ferro dirigente del dipartimento prevenzione di Apss – e noi non lo abbiamo abbandonato a differenza di altre Regioni, questo si vede dagli asintomatici che riusciamo a individuare. Ora – conclude Ferro – è importante ridurre lo spreco dei tamponi per investirli in questo tipo di tracciamento”.

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