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Coronavirus, in Alto Adige 18.500 test sui lavoratori del settore turistico: 503 positivi agli anticorpi. Kompatscher: “Vogliamo aumentare la sicurezza per ospiti e lavoratori”

I test anticorpali sono stati effettuati su proprietari, familiari e dipendenti delle strutture ricettive e di ristorazione, 503 i casi di positività agli anticorpi. L’assessore alla salute Widmann: “In questo momento è fondamentale identificare precocemente i portatori sani, per poter evitare una nuova diffusione”

Di Tiziano Grottolo - 21 luglio 2020 - 11:34

BOLZANO. Mentre in val Badia infuriano le polemiche che hanno portato alle dimissioni del 24enne direttore dell'Associazione turistica Alta Badia, denunciato per aver partecipato ad una festa senza rispettare le disposizioni sanitarie, la Provincia di Bolzano ha diffuso i dati sui test eseguiti sui lavoratori del settore turistico (QUI i dati di oggi).

 

Si tratta di circa 18.500 test anticorpali del coronavirus che hanno coinvolto proprietari, familiari e dipendenti delle strutture ricettive e di ristorazione altoatesine nell’ambito dell’iniziativa “Test in Alto Adige”. In questo modo Bolzano ha voluto dare un segnale forte per aumentare il livello di sicurezza e tentare di ridurre al minimo le infezioni. Nell’ambito dell’indagine sono stati evidenziati 503 casi di positività agli anticorpi, mentre con il successivo test Pcr si è quindi accertata l’esistenza del Covid-19 che è stata riscontrata solamente in 2 casi.

 

“Questa serie di test aumenta la sicurezza per gli operatori del settore, i dipendenti e gli ospiti che trascorrono le loro vacanze in Alto Adige” ha affermato il presidente della Provincia, Arno Kompatscher. Lo stesso Kompatscher ha fatto sapere che analoghe iniziative sono in fase di attuazione anche per altri settori dove vi è un elevato contatto interpersonale come, ad esempio, per quanto riguarda il personale delle strutture per anziani e le badanti ed in altri settori economici. “Il settore turistico – ha aggiunto – nel quale lavorano numerosi collaboratori provenienti da altre regioni ed ovviamente gli ospiti provengono sia dall’Italia che dall’estero, richiede una particolare attenzione”.

 

Anche l’assessore provinciale al turismo, Arnold Schuler, ha sottolineato come il settore turistico sia tenuto sotto stretta sorveglianza: “I nostri partner che operano nel settore sono consapevoli di questa responsabilità ed hanno preso parte con molto impegno a questa campagna che va ad integrare le numerose misure di sicurezza già realizzate nelle strutture ricettive altoatesine”. L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione tra la Provincia e la Camera di Commercio di Bolzano, l’Idm, l’Hgv, Lts, la Croce Bianca, l’Associazione degli affittacamere ed il Bauernbund.

 

Il Coronavirus è ancora tra noi – ha affermato l’assessore provinciale alla salute, Thomas Widmann – e proprio in questo momento è fondamentale identificare precocemente i portatori sani, per poter evitare una nuova diffusione. Nel caso venga identificato un nuovo caso d'infezione è importante poter contare su protocolli chiaramente definiti”. Se l’indagine è stata avvitata in tempi non sospetti probabilmente non è un caso che i dati siano stati pubblicati dopo il danno d’immagine prodotto dalla vicenda della Val Badia. Infatti il tema della sicurezza sanitaria può giocare un ruolo fondamentale nella scelta della meta in cui trascorrere le proprie vacanze e di certo Alto Adige vuole proporsi come una destinazione sicura.

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