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Coronavirus, in Trentino per il Ministero della Salute incidenza settimanale di positivi ''Alta'' (con Lombardia, Piemonte e Liguria) ma il sistema sanitario è pronto

Mentre, come rilevato negli scorsi giorni da il Dolomiti grazie alla comunicazione (con ''fraintendimento'' delle direttive) dei dati la Provincia di Trento è riuscita per l'opinione pubblica a diventare territorio praticamente Covid free (come dimostrato dallo studio Gimbe) la sua curva del contagio va tenuta in grande attenzione e ciò dimostra che l'impegno della popolazione nel rispettare le regole di sicurezza dovrà essere molto alto nei prossimi giorni

Di Luca Pianesi - 17 maggio 2020 - 19:17

TRENTO. Se per le tabelle nazionali della Protezione Civile il Trentino (grazie a una comunicazione dei dati, ad opera della Provincia, basata su quello che il Ministero della Salute ha definito un ''evidente fraintendimento'' dei documenti) risulta essere il territorio che ha la crescita del contagio più bassa d'Italia, il confronto reale dei dati completi fatto dallo stesso ministero della Salute e inserito nel ''Monitoraggio Fase 2 Report settimanale'' dimostra che il Trentino resta, in realtà, tra i quattro territori più a rischio sul piano del contagio.

 

L'incidenza settimanale di nuovi contagiati, infatti, è classificata come Alta per la Provincia di Trento che viene, così, inserita tra i territori più in difficoltà da questo punto di vista con Lombardia, Piemonte, Liguria e Molise. Il Trentino, però, si ''salva'' dall'essere un osservato speciale grazie al suo sistema sanitario che, qualora riesplodesse l'epidemia, sarebbe attrezzato per affrontarla. Cosa vuol dire? Vuol dire che la strategia politica messa in campo in Trentino per contenere il coronavirus al momento non è riuscita a fare quello che è stato fatto nella stragrande maggioranza delle regioni italiane (compreso il territorio gemello Provincia di Bolzano) e che il virus è presente e, purtroppo, anche in maniera importante rispetto al livello nazionale. Ma vuol dire anche che, per fortuna, la Provincia ha a disposizione un apparato sanitario da decenni ai vertici nazionali che quindi garantisce la comunità per quanto riguarda la tenuta del sistema. 

 

Per semplificare potremmo dire che il Trentino, in questo momento, è una persona cagionevole di salute pronta ad esporsi alle intemperie ma con tante medicine in casa. Può riammalarsi facilmente ma può anche curarsi (certo la vecchia massima ''prevenire è meglio di curare'' vale sempre in ambito sanitario). Una situazione che, per esempio, è diversa in Molise, Umbria e Lombardia dove la ''Valutazione relativa all’aumento di trasmissione ed attuale impatto di COVID-19 sui servizi assistenziali'', che per il Trentino è Bassa, qui è Moderata. La Lombardia, per esempio, come il Trentino ha un indice Alto di ''Incidenza settimanale di casi'' ma ha anche il sistema sanitario ancora in difficoltà (il più provato del Paese dagli scorsi mesi di emergenza).

 

 

 

 

 

I casi del Molise e dell'Umbria vengono così descritti dallo stesso studio del Ministero: ''In Molise la classificazione settimanale è passata da bassa a moderata per un nuovo focolaio di trasmissione (tutto è avvenuto durante la celebrazione di un funerale ndr) attualmente in fase di controllo che ha prodotto un aumento nel numero di casi nella scorsa settimana. In Umbria, la classificazione settimanale è passata da bassa a moderata per un aumento nel numero di casi ed un Rt (rischio di trasmissione) maggiore di 1, seppur in un contesto ancora con una ridotta numerosità di casi segnalati e che pertanto non desta una particolare allerta''.

 

Ancora una volta, quindi, viene smentita la narrazione data dai vertici della Provincia di Trento ad ogni conferenza pubblica dove si ribadisce sempre che il dato cui fare riferimento è quello dei contagiati con sintomi sviluppati a 5 giorni e non il totale dei positivi. E che è quello il numero che viene comunicato alla Protezione Civile che poi lo inserisce nella tabella nazionale alla voce ''casi totali''. In questo modo il Trentino dal 4 maggio, data del cambio di comunicazione, è diventato territorio a contagio zero per la pubblica opinione nazionale (quella tabella è fondamentale proprio per questo e per questo servirebbe una comunicazione corretta dei dati anche verso quella fonte perché siamo sicuri che al Ministero venga comunicato tutto correttamente ma quella è una voce importante perché l'unica sempre visibile per i cittadini) visto che, per esempio, mentre da Trento venivano comunicati 32 nuovi contagi totali, nella settimana 7/14 maggio, in realtà i totali veri erano 224. E mentre il Trentino fa così ormai da due settimane le altre regioni e anche Bolzano continuano a comunicare i totali in maniera omogenea. 

 

In questo modo l'analisi nazionale fatta dalla Fondazione Gimbe, quella alla quale si appoggiano tutti i giornali nazionali, sui dati della Protezione Civile ha visto il Trentino passare dai quattro territori con contagio più alto (guarda caso assieme a Lombardia, Piemonte e Liguria quelli, insomma, che oggi figurano con il Trentino nella categoria Alto) a quello con la crescita del contagio più bassa d'Italia (QUI ARTICOLO). I dati basati, invece, sui sintomi emersi a 5 giorni servono a monitorare proprio l'eventuale ripartenza ed evidentemente se per il Trentino ballano su cifre che vanno da un +3 a un +11 grosso modo, giornaliero, nelle altre regioni sono prossime allo zero.

 

L'inchiesta de il Dolomiti (QUI ARTICOLO) realizzata anche con l'ex rettore dell'Università di Trento Bassi (al quale ha risposto il Ministero segnalando che la Pat stava sbagliando comunicazione QUI ARTICOLO) ha cercato di spiegare tutto ciò qualche giorno fa. La notizia sta facendo il giro del Paese (qui gli articoli de Linkiesta.it, quella di Tpi.it, dell'agenzia Askanwes.it e del Gazzettino) e la speranza è che presto il Trentino riesca a tornare 

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