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Coronavirus, la Cisl Fp: ''L'Apss riproponga la possibilità della pausa pranzo in corsia, un atto di sensibilità verso il personale sanitario sottoposto a turni massacranti''

Nei giorni scorsi il personale sanitario in prima linea aveva la possibilità di non ricorrere alla mensa interna per ottimizzare la gestione in corsia, l'operatore impegnato nelle cure del paziente Covid-19 poteva consumare un pasto in reparto, senza la necessità di timbrare la pausa pranzo e non veniva scalato dalla busta paga. Una sensibilità importante per il grande lavoro che stanno facendo per tutti noi

Pubblicato il - 03 April 2020 - 11:54

TRENTO. "Siamo dispiaciuti per marcia indietro dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari sulle disposizioni per la pausa pranzo degli operatori sanitari". Così Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp, e Silvano Parzian, responsabile della sanità pubblica che aggiungono: "Chiediamo che si possano ripristinare le direttive attuate in questi giorni di emergenza per il coronavirus, che consentivano la consumazione di un pasto caldo in flessibilità".

 

Nei giorni scorsi il personale sanitario in prima linea aveva la possibilità di non ricorrere alla mensa interna per ottimizzare la gestione in corsia, l'operatore impegnato nelle cure del paziente Covid-19 poteva consumare un pasto in reparto, senza la necessità di timbrare la pausa pranzo e non veniva scalato dalla busta paga. Una sensibilità importante per il grande lavoro che stanno facendo per tutti noi.

 

"Un atteggiamento molto sensibile dell'Apss - commenta la Cisl Fp - che veniva incontro alle esigenze dei propri dipendenti messi alla prova con turni massacranti. Una disponibilità davvero apprezzata in questa situazione di grande pressione. Una possibilità che ottimizzava  anche i tempi di vestizione e svestizione per garantire una gestione più agevole delle emergenze. Un sistema che funziona e quindi un peccato rinunciare a tutto questo".

 

L'Apss ha, infatti, annunciato la presenza dello chef stellato Alfio Ghezzi e quindi qualcosa sarebbe cambiato nell'organizzazione interna e nel promuovere i servizi esterni. 

 

"Un professionista affermato e la sua disponibilità è certamente un onore. Il volontariato - concludono Pallanch e Parzian  - è fondamentale, un tratto del Dna del Trentino e questa caratteristica non deve andare dispersa, un valore aggiunto. La sua presenza, però, non deve escludere la possibilità di potersi organizzare da parte del personale sanitario, anche attraverso il lavoro di bravissimi cuochi interni, molto professionali e che devono attenersi ai capitolato  di spesa previsti dall’azienda, tanto che le mense sono un fiore all'occhiello e ci siamo sempre opposti all'esternalizzazione di questo servizio e che oggi a maggior ragione stiamo toccando con mano l’importanza. La richiesta all'Apss è quella di rivedere le disposizioni per garantire quanto avvenuto nei giorni scorsi e venire incontro alle esigenze del personale sanitario tutto".

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