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Coronavirus, l'ordine dei medici: ''Percentuali di ricoveri e morti troppo alte rispetto a positivi in Trentino. Grave se non si comunicassero i dati completi''

Nonostante un trend di crescita dell'epidemia generalizzato, il Trentino sembra in controtendenza: contagio costante e guariti che per 2 giorni consecutivi hanno superato il numero dei nuovi positivi in quella che era stata indicata dalle autorità come una settimana di picco

Di Luca Andreazza - 12 novembre 2020 - 04:01

TRENTO. "La percentuale di ricoveri e quella di mortalità rispetto ai positivi sono decisamente alti in Trentino", queste le parole di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, che aggiunge: "L'infezione è più aggressiva oppure la medicina di territorio non riesce a mettere in campo una terapia domiciliare soddisfacente. Non voglio invece pensare che non vengono comunicati tutti i numeri perché altrimenti sarebbe gravissimo".

 

Attualmente in Trentino ci sono 338 persone che ricorrono alle cure del sistema ospedaliero di cui 31 pazienti sono in terapia intensiva 32 in alta intensità. Sono inoltre giorni che non viene più fornito un dato sulla situazione delle Rsa Covid o più in generale delle case di riposo: vengono segnalati casi ma non c'è una fotografia complessiva dell'andamento, che eventualmente viene diramata dai territori e quindi risulta parziale. 

 

In Provincia di Bolzano ci sono 330 persone nei normali reparti, 98 nelle strutture private e 42 i pazienti in terapia intensiva. Il bilancio è di 67 morti in Alto Adige contro gli 80 decessi i Trentino in questa seconda ondata. La differenza è nella progressione dell'epidemia (con Bolzano che testa mediamente più persone - Qui articolo):

Un altro dato (divulgato da Repubblica che riguarda gli indicatori della cabina di regia) è quello del contact tracing: i casi per i quali non è stata ricostruita la catena di contagio è di 342 in Alto Adige1.322 per il Trentino. E sono tantissime le segnalazioni di persone che si sentono abbandonate (Qui articolo). Nell'aggiornamento nazionale del 7 novembre dell'Istituto superiore di sanità si riporta che "la Pa di Trento e la regione Valle d’Aosta pur riportando un numero meno consistente di casi presentano una incidenza cumulativa (numero di casi totali segnalati/popolazione residente) particolarmente elevata, con valori simili a quelli riportati dalla Lombardia".

 

"E' probabile - dice Ioppi - che molti casi non vengano segnalati perché i sintomi sono fortunatamente molto lievi e se si aspetta troppo tempo per eseguire un tampone il risultato è negativo. La diffusione dell'epidemia sembra comunque elevata e dobbiamo convincerci che si devono assumere le precauzioni e le protezioni necessarie per sé stessi e per gli altri".  

 

Nonostante un trend di crescita dell'epidemia generalizzato, il Trentino è riuscito a restare costante, per certi versi quasi in controtendenza (Alto Adige e Lombardia in zona rossa, Veneto e Emilia Romagna a rischio zona rossa, il contesto che circonda la provincia) e guariti che per 2 giorni consecutivi hanno superato il numero dei nuovi positivi in quella che era stata indicata dalle autorità come un periodo complicato (Qui articolo). E sarebbe bello accodarsi al presidente della Provincia e dire che "Tutto va bene", sarebbe anche più facile, ma purtroppo sembra non esserci una completezza e trasparenza dei dati da piazza Dante: l'ultimo bollettino di Trento riporta ufficialmente di 750 attuali positivi, ma non vengono conteggiati 1.100 casi con test antigenico (Qui articolo). Discorso analogo è stato segnalato a Pergine e Baselga di Pinè (Qui articolo).

 

Nelle scorse ore il sindaco di Mezzolombardo ha riportato di 24 positivi con tampone molecolare e 56 con test antigenico. A Brentonico sono aumentate le persone in isolamento: 32 cittadino a seguito del test rapido. Non sono stati segnalati ulteriori contagi con tamponi molecolari: ufficialmente si è fermi quindi a 21 persone. I conti non tornano e diventa complicato ricostruire il puzzle, solo perché le amministrazioni comunali si dimostrano più rispettose verso la popolazione. In fondo non è una questione di allarmare, quanto di informare correttamente e rendere la cittadinanza consapevole di quanto accade e di quegli sforzi necessari per uscire da una situazione di crisi e non sottovalutare un periodo delicato.

 

"La scienza e la salute devono essere obbligatoriamente rigorose. Anche nel metodo delle misurazioni e questo pensa venga preteso pure dal Ministero: non ci può essere disparità. Certo - prosegue Ioppi - la percentuale di ricoveri e quella di mortalità rispetto ai positivi sono decisamente alti rispetto alle positività e questo è un aspetto importante da chiarire. La sensibilità del test antigenico è ottima e affidabile (tanto che l'Apss li equipara ai molecolari - Qui articolo), poi serve un tampone molecolare di conferma che però deve essere eseguito a stretto giro: non si possono aspettare giorni. Il rischio è quello di trovarlo negativo e rischiamo il paradosso di avere più guariti dei contagiati".

 

Nella scorsa primavera c'è stato un lockdown, gli incidenti si sono azzerati e gli sforzi si sono concentrati sui pazienti Covid-19. Adesso ci sono anche gli infortuni "quotidiani". Un'altra fonte di stress per un sistema sanitario provato potrebbe essere l'avvio della stagione invernale, anche se un mese è tanto e resta da capire la mobilità e la gestione degli eventuali afflussi.

 

"La ripresa delle attività economiche e formative, ludiche e sportive è importante. E' fondamentale la programmazione e serve un rigoroso rispetto delle regole. Assistere alle immagini nuovamente di marzo sarebbe una colpa grave, come essersi fatti sorprendere dal ritorno dell'epidemia senza sfruttare la breve tregua estiva per prepararsi. Adesso - evidenzia Ioppi - le attività ordinarie e routinarie negli ospedali sono sospese, si garantisce la medicina d'urgenza e se c'è una pianificazione si evita di andare in affanno eccessivamente e mandare in tilt le attività d'emergenza".

 

Nelle difficoltà, la sanità ha saputo fino adesso reggere l'urto e rimodularsi ma gli operatori sono spossati. "Il personale sanitario e socio-assistenziale - continua il numero uno dei medici - è stanchissimo. Sono anche un po' delusi e manca quello spirito unitario e di solidarietà di marzo, quell'unione con i cittadini che fa la forza. Chiedono poi rispetto, che significa chiarezza di informazioni dalle autorità e sorveglianza sanitaria periodica attraverso i tamponi: rischiano per primi e diventa importante avere una rassicurazione sulla salute per non diventare vettori del coronavirus nei confronti di pazienti e familiari".

 

Il presidente nazionale dell'Ordine dei medici ha chiesto il lockdown. "Una posizione comprensibile - conclude Ioppi - vive in particolare le aree metropolitane, lì il contagio è fuori controllo. La fortuna del Trentino è rappresentata da un territorio piccolo con grandi potenzialità. Gli assembramenti si possono evitare più facilmente, anche se per esempio i trasporti rappresentano un aspetto molto delicato. Qui si può agire in modo sartoriale come nel caso di Cembra, però poi si deve pensare anche ai territori limitrofi. Si può anche intervenire per settori per non fermare tutto, ma serve sempre buonsenso e pianificazione". 

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