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Coronavirus, mai così tanti positivi, Ferro: “In pochi giorni livello di contagio come in Alto Adige. Il lockdown per età? Idea da approfondire”

Nella situazione attuale il sistema di testing non riesce a reggere al meglio l’impatto dell’aumento dei contagi, mentre Trento e Bolzano, sui nuovi positivi, registrano i dati peggiori dall’inizio della pandemia. Ferro: “I prossimi 10 giorni saranno cruciali per capire se le misure che abbiamo introdotto sono sufficienti”

L'andamento giornaliero dei tamponi e dei casi testati in Italia
Di Tiziano Grottolo - 01 novembre 2020 - 04:01

TRENTO. Sono 937 i positivi al tampone rilevati nelle ultime 24 ore nelle province di Trento e Bolzano, rispettivamente 390 e 547 casi. È il peggior dato registrato dall’inizio dell’epidemia in entrambi i territori. Negli ultimi 7 giorni in Trentino si sono contati 1450 nuovi contagi, 2287 quelli dell’Alto Adige. Segno evidente della rapida evoluzione dell’epidemia che dopo il periodo estivo sta riacquistando vigore.

 

In Italia il rapporto tra nuovi positivi e tamponi effettuati su persone mai testate prima è in crescita costante dai primi giorni di agosto. Questo significa che il sistema di testing non riesce a reggere al meglio l’impatto dell’aumento dei contagi. Inoltre, i dati raccolti a livello internazionale nei mesi di marzo e aprile della pandemia mostrano che i Paesi che hanno meglio contenuto la diffusione del virus sono stati quelli capaci di mantenere il rapporto tra nuovi contagi e persone testate al di sotto del 3%, valore che in Italia abbiamo oltrepassato il 25 settembre, mentre dal 3 ottobre siamo stabilmente sopra al 4%. Per questo, a pochi giorni dall’entrata in vigore dell’ultimo Dpcm, abbiamo chiesto al direttore del Dipartimento prevenzione dell’Apss Antonio Ferro di fare il punto della situazione.

 

 

In Trentino si fanno tanti tamponi ma il rapporto tra nuovi contagi e persone testate è molto alto, al 30 ottobre era del 41,4%, come possiamo leggere questo dato?

“Si tratta di un valore che va legato al numero di ricoveri e terapie intensive, (al 31 ottobre in Trentino i pazienti in ospedale sono 130, di cui 9 in rianimazione ndr) che nel nostro caso sono nettamente inferiori a quelli delle altre Regioni. In secondo luogo noi riusciamo ancora a individuare una buona parte di soggetti asintomatici, mentre negli altri territori si limitano a fare i tamponi sui sintomatici”.

 

Riuscire a individuare gli asintomatici può fare la differenza?

“Il lavoro che facciamo serve proprio per evidenziare gli asintomatici e metterli in isolamento. Il virus lo fermi con l’isolamento delle persone. Ciò ci sta permettendo, pur in una situazione drammatica, di non avere un peso terribile sulla parte ospedaliera, al contrario di quello che sta avvenendo in altre Regioni. Almeno per ora”.

 

Quindi la strategia per combattere il coronavirus è cambiata?

“La nostra indicazione, che diamo anche ai medici di medicina generale, è quella di mettere in isolamento chiunque manifesti i sintomi influenzali. Ormai i tamponi servono per confermare i casi e per verificare che quelli che hanno finito l’isolamento siano effettivamente negativi. Da un punto di vista di sanità pubblica, in questo momento di forte pressione, se qualcuno ha dei sintomi influenzali conviene ipotizzare che sia Coivd a differenza di quanto affermavo un mese fa”.

 

Pare di capire che il sistema di tracciamento sia saltato...

“Ormai il sistema di tracciamento è così diffuso che assomiglia a una nebbia, come si può tracciare la nebbia? Ciò non vuol dire, come accaduto da altre parti, interrompere il contact tracing. Noi continuiamo a portare avanti questa attività per bloccare i possibili focolai, ma mentre una volta aveva senso capire dove i soggetti si erano infettati ora è più importante isolare subito i positivi e i contatti stretti”.

 

La situazione sta precipitando, non sarebbe il caso di adottare misure più restrittive visto l’elevato numero di contagi?

“I prossimi 10 giorni saranno cruciali per capire se le misure che abbiamo introdotto sono sufficienti, ovvio però che per un paio di settimane subiremo la situazione precedente. Dovremo valutare di quanto aumentano i contagi per capire se mantenere lo stato delle cose. Ormai siamo inseriti in un contesto nazionale, non è più possibile pensare di salvarci chiudendo i confini provinciali. Possiamo solo ritardare l’arrivo della seconda ondata. Basta vedere la situazione dell’Alto Adige che è di qualche giorno, massimo una settimana, peggiore della nostra. Ci troviamo lungo l’asta dell’Adige e fra i territori non ci sono né barriere né confini”.

 

Sta dicendo che fra un paio di settimane ci troveremo nella stessa situazione di Bolzano?

“Anche prima. I contagi che vediamo oggi in Alto Adige sono stati trasmessi circa 10 giorni fa e tra noi e loro non c’è nessuna barriera. Penso che la pressione dei territori limitrofi, come Veneto e Lombardia, sia fortissima. Non è più come a marzo ora c’è una contaminazione diffusa, è solo questione di tempo. Dobbiamo tenerci pronti all’arrivo della seconda ondata”.

 

Ultima domanda, in questi giorni sta facendo discutere l’idea di introdurre un lockdown per fasce d’età, lei che ne pensa?

Era una mia proposta, anche se bisogna fare dei distinguo, bloccare gli anziani in casa in un certo senso significa farli morire, perché non possono più fare attività motoria, con tutte le conseguenze del caso. Una strada praticabile potrebbe essere quella di permettere alle persone anziane di uscire di casa in determinate fasce orarie, differenziate rispetto a quelle in cui si muove il resto della popolazione. Per esempio dalle 9 alle 11 e dalle 14e30 alle 16e30, insomma sarebbe importante ridurre le fasce d’età che possono trovarsi insieme in spazi chiusi come bus e bar. Ovviamente queste misure dovrebbero essere adottate a livello nazionale. Questa è un po’ la ratio che c’è dietro la scelta di chiudere i cimiteri l’1 e il 2 novembre. Non potendo intervenire sulle persone si è optato, in maniera illuminata, di chiudere dei luoghi di aggregazione, sperando che tutto ciò che vi ruota attorno venga mitigato”.

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