Coronavirus, preoccupazione nelle strutture Anffas: ci sono 10 contagi. Enderle: ''Situazione difficile'' e gli operatori: ''Usiamo mascherine che sembrano swiffer''
Due strutture sono state poste in quarantena nei giorni scorsi. "A tutti gli operatori è stato fatto il tampone ed è risultato negativo" spiega il presidente Enderle che parla comunque di situazione difficile ma sotto controllo. Preoccupazione per l'impegno che devono sopportare le famiglie con i centri diurni chiusi

TRENTO. “Siamo preoccupati, ci danno anche delle mascherine che sembrano dei panni swiffer e noi le dobbiamo indossare con pazienti che si trovano in condizioni sanitarie pesanti. Dobbiamo stare attenti perché sono poche quelle a disposizione”. Sono giorni difficili quelli che si stanno vivendo in diverse strutture socio sanitarie in Trentino. A lanciare l'allarme sono alcuni degli operatori che in queste ore stanno continuano a portare avanti un importantissimo lavoro nei centri e nelle comunità Anffas. Al momento sono 150 i ragazzi seguiti ma già nei giorni scorsi è stata decisa la chiusura dei centri diurni.
Rimangono attivi la Nuova Casa Serena dove la situazione al momento è sotto controllo e, dalle ultime informazioni, non ci sono casi di positività, e 12 comunità alloggio in due delle quali, purtroppo, sono stati rilevati una decina di contagi.
“In queste due comunità alcuni operatori hanno deciso di rimanere a vivere all'interno delle strutture per evitare il rischio di contagiare i propri famigliari” ci spiega il presidente di Anffas Luciano Enderle che sta cercando di coordinare i vari interventi sui vari centri.
“Purtroppo è una situazione difficile – ci spiega telefonicamente – e non è semplice riuscire a garantire la sicurezza a tutti gli operatori ma ce la stiamo mettendo tutta. Abbiamo fatto i tamponi al personale e sono risultati negativi. E' fondamentale per evitare che il contagio venga portato all'interno dei centri”.
I dieci casi positivi, ci viene spiegato, sono stati isolati e messi in zone della struttura create ad hoc. Per tutte le persone che si trovavano all'interno, è stata disposta comunque la quarantena.
Al momento al personale vengono fornite delle mascherine ma, conferma Enderle, i numeri dei dispositivi sono risicati. “Abbiamo cercato di diminuire il personale ma se dovessimo fare tre turni nelle strutture come facevamo un tempo di sicuro entreremmo in crisi”. L'auspicio è che i carichi di mascherine arrivate in questi giorni possano andare a rifornire anche le strutture Anffas.
“Ci sono momenti di preoccupazione” spiega Enderle parlando di mascherine ma questo non è l'unico problema.
“Con l'emergenza coronavirus – continua – siamo stati costretti a chiudere i centri diurni e quindi i ragazzi sono rimasti a casa. Stiamo parlando di situazioni molto pensanti in alcuni casi tutto questo viene riversato sulle famiglie che difficilmente riescono ad andare avanti. Stiamo cercando di capire come intervenire, magari pensando a qualche sostegno a distanza”.









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