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Coronavirus, quasi il 5% delle vittime aveva meno di 60 anni, crescono i sintomatici anche se per il momento restano sotto il 50%

Secondo i rapporti dell’Iss l’età media dei decessi legati al coronavirus sta tornando ad abbassarsi mentre aumentano i casi sintomatici. Nel periodo marzo-maggio il 3,8% delle vittime non aveva patologie, ora questa percentuale è scesa all’1% ma è in di nuovo crescita

Di Tiziano Grottolo - 31 ottobre 2020 - 15:18

TRENTO. Il quadro emerso dall’ultima analisi (condotta a cadenza settimanale) dall’Istituto superiore di Sanità in collaborazione con il ministero della Salute non è dei più confortanti e racconta di un Paese, l’Italia, che sul fronte coronavirus sta progredendo verso lo “scenario 4”, il peggiore. Calabria, Lombardia, Piemonte e Provincia di Bolzano secondo l’Iss sono già entrate nello “scenario 4” ma la situazione dei contagi è in rapido peggioramento anche nel resto dei territori. Contestualmente agli aggiornamenti sulla diffusione del virus l’Iss ha presentato un rapporto che evidenzia come l’età media dei contagiati stia tornando a salire. Un segnale preoccupante perché rispetto alla situazione di agosto ad ammalarsi non sono più in prevalenza persone giovani, ma soggetti più anziani, spesso più fragili.

 

 

L’età media dei contagiati non è l’unico indicatore che è tornato a crescere perché anche la percentuale dei sintomatici è in aumento. Se all’inizio di febbraio la percentuale di sintomatici, da quelli che accusavano sintomi critici a quelli molto lievi (compresi i decessi), superava il 75%, in estate si era toccato il picco più basso attorno al 30%, mentre oggi è risalita al 40% sul totale dei contagiati. Un dato in costante aumento che rappresenta un’ulteriore fonte di preoccupazione per i possibili ricoveri e di conseguenza la pressione sui sistemi sanitari regionali

 

 

Inoltre, stando ai grafici mostrati dall’Iss basati su un’analisi campionaria delle cartelle cliniche, al 28 ottobre (37.468 morti), l’età media dei decessi si attesta a 80,5 anni (tra giugno e agosto era di 83 anni), mentre i deceduti di età inferiore ai 60 anni rappresentano il 4,6% del totale (1,1% quelli sotto i 50 anni). Sempre per quanto riguarda i decessi nel periodo marzo-maggio il 62% delle vittime aveva tre o più patologie (considerando anche quelle non gravi) ma il 3,8% dei deceduti non ne aveva proprio.

 

 

Se, fra giugno e agosto, la percentuale dei deceduti con più di 3 patologie era salita al 77%, nel periodo settembre-ottobre lo stesso dato è tornato a scendere intorno al 73%. Al contempo sono risalite le vittime che non accusavano patologie, questo dopo che in estate erano scese sotto l’1%. In altre parole il numero dei deceduti con almeno 3 patologie si sta abbassando mentre sale quello di chi non aveva malattie pregresse. Un segno che la situazione sta peggiorando, gli esperti infatti temono che questi dati siano il preludio di una crescita del tasso di mortalità.

 

 

Fra le altre patologie più diffuse nei deceduti legati al coronavirus si citano cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale e demenza. Non solo, nel 30% dei casi al paziente era stato precedentemente diagnosticato un diabete di tipo 2, mentre oltre il 60% delle vittime (il dato più alto) soffrivano di ipertensione arteriosa, quest’ultima, come riporta la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, una patologia che colpisce in media più di un italiano su tre. Comunque, nella maggior parte dei casi si sta parlando di patologie con le quali sarebbe stato possibile convivere e condurre una vita piena, per questo è importante ribadire come un aumento dei contagi significherebbe esporre a maggiori pericoli le categorie considerate a rischio.

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