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Coronavirus, in Trentino sale il tasso di letalità e sui ricoveri il dato peggiore d’Italia: ospedali pieni al 71%

Nella seconda ondata in Trentino le terapie intensive non sono mai state così piene, oltre il 50% dei posti letto sono occupati. Il tasso di mortalità degli ultimi 30 giorni ha raggiunto il 4,2%. Inoltre, mentre a livello nazionale molti indicatori migliorano i dati trentini stanno addirittura peggiorando 

Di Tiziano Grottolo - 11 dicembre 2020 - 16:13

TRENTO. Con il passare delle settimane sembrerebbe rafforzarsi, almeno negli ambienti vicini alla Giunta, l’idea dello scampato pericolo: il Trentino è ancora in zona gialla e stando a quanto riferito dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti: “I dati sostanzialmente dicono di un Rt stabile sotto la soglia critica dell’1. Se l’Rt è sotto soglia vuol dire che il contagio sta diminuendo o diminuirà nelle prossime settimane”. Eppure ciò che non viene detto è che il Trentino in questa fase non sta migliorando con la stessa velocità delle altre Regioni (QUI articolo).

 

Anzi, alcuni dati (peraltro fra i più significativi) stanno persino peggiorando. È il caso del tasso di letalità calcolato dal Ministero della Salute su gli ultimi 30 giorni: che ha raggiunto il 4,2% (259 decessi su 6.177 contagi), il secondo dato più alto d’Italia (la media nazionale è al 2,6%) surclassato solo dalla Valle d’Aosta. Quest’ultimo dato è stato rilevato il 10 dicembre, mentre il 28 novembre la stessa percentuale si fermava al 2,9% (QUI articolo). Un eccesso di mortalità rilevato pure dall’Istat e, per il 2020, stimato in un incremento del 17,2% rispetto alla media registrata nello stesso periodo fra il 2015 e il 2019 (QUI articolo).

 

 

Lo stesso si può dire dei posti in letto occupati in terapia intensiva e dei ricoverati con sintomi. Con i dati aggiornati al 10 dicembre la Provincia di Trento ha fatto registrare il dato peggiore d’Italia per quanto riguarda il rapporto fra i pazienti Covid-19 ricoverati con sintomi e la capienza degli ospedali trentini che sono occupati al 71,4%. Non va meglio per i posti letto occupati nelle terapie intensive, ormai piene al 53,3% (il secondo dato peggiore del Paese, superato solo dalla Lombardia). La soglia critica fissata dal Ministero della Salute è una capienza del 30%. Anche in questo caso il confronto con il 28 novembre evidenzia un peggioramento: i pazienti Covid-19 ricoverati occupavano il 66,9% dei posti letto mentre quelli in terapia intensiva raggiungevano il 46,7%.

 

 

Raffrontando il dato trentino sull’occupazione delle terapie intensive con la media nazionale emerge un contrasto evidente: quando la media nazionale inizia a calare (intorno al 4 dicembre) quella Trentina aumenta addirittura, rimanendo poi stabile nei giorni a seguire mentre quella nazionale prosegue la sua discesa. Una disparità che si mostra in maniera ancora più palese analizzando il rapporto fra capienza e numero di ricoverati per Covid-19 in area non critica: la media trentina stabile da alcuni giorni si attesta al 71%, quella italiana è in calo al 44%. Insomma questa la fotografia mostrata dai dati ufficiali che coccia inevitabilmente la lettura dell’emergenza proposta in conferenza stampa.

 

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