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Coronavirus, Rasi Caldogno (Ulss Dolomiti 1): "Situazione epidemiologica particolarmente attiva. Attualmente più di 5000 i positivi in provincia"

Il virus continua a circolare massicciamente in provincia di Belluno. A dirlo è il direttore generale dell'Ulss Dolomiti 1 Adriano Rasi Caldogno, intervenuto in un punto stampa sulla situazione contagio. "Non esiste area indenne, la situazione epidemiologica è particolarmente attiva nei territori meno colpiti nelle scorse settimane. Molti più ricoveri che a primavera"

Di Davide Leveghi - 15 December 2020 - 12:58

BELLUNO. Mentre a livello nazionale si discute sulla possibilità di introdurre nuove restrizioni in vista delle feste, tra i temi che infiammano i rapporti tra Roma e i capoluoghi c'è sicuramente la situazione veneta. La principale regione del nord-est si trova infatti sotto pressione, con province come quella di Verona dove gli ospedali mostrano più di un segnale di sofferenza.

 

Fra i territori più colpiti, nondimeno, c'è la più settentrionale delle province venete, quella di Belluno, dove il virus in questa seconda ondata ha dato pochi segnali di volersene andare. La circolazione continua a essere rilevante, e mentre si attende il nuovo bollettino giornaliero, una fotografia della situazione al giorno 14 dicembre palesa la pesantezza del quadro.

 

La situazione epidemiologica continua ad avere numeri importanti, ieri erano 145 – ha spiegato in conferenza stampa il direttore generale dell'Ulss Dolomiti 1 Adriano Rasi Caldogno – la vivacità epidemiologica si mostra in particolare in alcune aree toccate finora in maniera marginale. Fino a qualche settimana fa erano le cosiddette Terre Alte a essere colpite in maniera più significativa, fortunatamente in quei territori la percentuale di contagi si sta attenuando in maniera rilevante. Tuttavia, la situazione epidemiologica ha cominciato a essere assai vivace nel Bellunese, nel Feltrino e nell'Agordino. Attenzione massima va dunque tenuta soprattutto in queste aree, anche se non esistono territori indenni. Il virus è particolarmente contagioso e non guarda in faccia nessuno”.

 

Rasi Caldogno ha poi effettuato un paragone fra la prima ondata e la seconda, così da capire l'entità del contagio e l'affinamento degli strumenti per trovarlo e affrontarlo. “Il 25 aprile abbiamo raggiunto la punta massima con 724 positivi, oggi siamo a oltre 5000 persone positive. I numeri dell'isolamento vedevano invece al 4 aprile 1392 persone isolate o quarantena, sono oltre 6500 oggi. In terapia intensiva al 29 marzo c'erano ricoverate 10 persone, mentre il 17 novembre erano 15. In area non critica il 27 aprile i ricoveri erano 94, mentre attualmente sono oltre 140 a cui vanno aggiunti più di 60 pazienti negli ospedali di comunità”.

 

Sicuramente – ha continuato il direttore dell'Ulss – c'è da ricordare che, mentre a aprile venivano effettuati fra i 3 e i 400 tamponi al giorno, attualmente la media giornaliera è di 1100 tamponi molecolari e 1300 rapidi al giorno, con punte fra lunedì e venerdì. I numeri dei positivi sono sì direttamente proporzionali alla capacità diagnostica ma non possiamo nasconderci di fronte ai numeri dei ricoveri, significativamente superiori rispetto a primavera. Questo mette a dura prova le strutture ospedaliere nella nostra provincia e in tutta la regione veneta. Tutto ciò non può non destare una preoccupazione accorata”.

 

Nel presentare il quadro del contagio in provincia, Rasi Caldogno ha infine fatto un accorato appello a non abbassare la guardia. “È situazione eccezionale e pur nella comprensione della necessità di dover proseguire nella vita economica e sociale, è necessario mantenere grande attenzione e cautela adottando strumenti di protezione individuale e collettiva che dovrebbero essere condivisi da tutti. Purtroppo abbiamo sentore che per qualcuno l'emergenza è archiviata. Questo non è vero, l'invito forte è a consentire di poter dare risposte a chi ha bisogno di accedere alle nostre strutture, che sono in condizione di fortissimo impegno”.

 

“Nella giornata di ieri (lunedì 14 dicembre, ndA), i contagiati erano stati 145. 13 persone si trovano in terapia intensiva, 142 in area non critica e 51 negli ospedali di comunità. Ma sono dati che fluttuano di ora in ora rispetto agli accessi in pronto soccorso e alle dimissioni. Qui nel territorio dell'Ulss Dolomiti 1, abbiamo una media di circa 6 tamponi molecolari al giorno ogni 1000 abitanti, grosso modo il doppio della media regionale. Abbiamo il primato in Veneto nel rapporto fra molecolari per abitanti e rapidi per abitanti”.

 

Sulle case di riposo, Rasi Caldogno ha poi tracciato il seguente quadro. “L'Ulss ha sempre dato priorità a queste strutture. Attualmente quelle più sotto stress sono le Rsa della Val di Zoldo, di Longarone, di Belluno, in parte di Borgo Valbelluna, a Feltre e a Cuero”.

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