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Coronavirus, sindacati in piazza contro il ddl Fugatti-Spinelli: ''Per la ripresa servono soldi in tasca ai trentini e bisogna puntare su salute e sanità. La Giunta si è dimenticata''

In queste ore il Consiglio provinciale sta analizzando il ddl Fugatti-Spinelli per la ripresa del Trentino in 'Fase 2'. Dure critiche da parte di Cgil, Cisl e Uil: "Occorre garantire la salute ed insieme la riapertura dei settori produttivi e questo dipende solo dalla capacità del Sistema sanitario provinciale di contenere il contagio da SARS-CoV-2 con strumenti di monitoraggio, test, isolamento e cura dei casi di Covid-19"

Di G.Fin - 09 May 2020 - 12:28

TRENTO. “Siamo qui non contro la manovra ma perché ne venga approvata una diversa che guardi alle reali esigenze dei trentini che si trovano in difficoltà”. Sindacati in piazza questa mattina mentre in Consiglio provinciale proprio in queste ore si sta discutendo il disegno di legge 55 Fugatti-Spinelli.

 

Un provvedimento che se da un lato viene considerato molto importante dal quale dipende la ripresa per il Trentino in questa 'Fase 2' dell'emergenza coronavirus, dall'altro contiene interventi decisi della Giunta Fugatti che non rispecchiano, però, gran parte delle richieste che sono arrivate dal mondo sindacale e sui quali le stesse opposizioni stanno lavorando cercando di migliorarli a colpi di emendamenti.

 

“Di fronte all’emergenza che in Trentino ha causato tantissimi morti negli ultimi due mesi e ci ha portato vicino al collasso del sistema sanitario e di fronte ad una crisi economica e sociale del tutto inedita per profondità e durezza, la Giunta provinciale dà risposte parziali e poco efficaci. Chiediamo al Consiglio provinciale modifiche sostanziali al ddl Fugatti-Spinelli” spiegano assieme Cgil, Cisl e Uil che con una rappresentanza si sono portati a partire dalle 10 di questa mattina all'esterno del palazzo della Regione rispettando le direttive di distanziamento e utilizzo delle mascherine. Ad incontrarli, tra i consiglieri, l'ex governatore ed ora capogruppo del Patt in consiglio del Provinciale, Ugo Rossi.  

 

“Abbiamo provato in tutti i modi – ha spiegato il segretario generale della Uil, Walter Alotti - ad esprimere le necessità dei lavoratori e delle lavoratrici oltre che dei pensionati ma abbiamo avuto solo risposte poco incisive. E' poi molto preoccupante che la Provincia abbia proceduto unitariamente al vaglio delle regole per il turismo e il commercio visto che dal tavolo si sono tolti Inail e Inps (QUI L'ARTICOLO). Noi crediamo che senza la presenza dei due istituti di sicurezza e previdenza sia inidoneo proseguire con i lavori”.

 

Dure critiche sempre da parte della Uil sui rapporti che la Provincia in queste settimane ha tenuto con le parti sindacali. “Non abbiamo visto dialogo – ha detto Alotti – siamo stati considerati delle espressioni sociali non rappresentanti di categorie. E' stato sottovalutato il ruolo dei lavoratori e delle lavoratrici e di tutta la cittadinanza sopravvalutando gli interessi delle categorie. E' bene chiarire che noi non siamo assolutamente contrari agli aiuti alle aziende ma crediamo che in questo momento sia la sanità che la salute ad essere fondamentali”.

 

A parlare di aiuti alle imprese chiedendo “criteri selettivi” è invece Andrea Grosselli, segretario generale della Cgil. “Siamo sempre stati d'accordo nell'aiutare le imprese – ha spiegato – ma in questo ddl da una parte si dice che ricevendo gli aiuti devono mantenere il livello di occupazione dall'altro, invece, si fissano dei criteri in base ai quali possono licenziare”.

 

Sempre la Cgil punta sulla necessità di garantire la salute ed insieme la riapertura dei settori produttivi e questo dipende solo dalla capacità del Sistema sanitario provinciale di contenere il contagio da SARS-CoV-2 con strumenti di monitoraggio, test, isolamento e cura dei casi di Covid-19. “Invece di tagliare – spiegano i sindacati - bisogna investire nuove risorse su sanità pubblica, prevenzione, medicina di territorio e presidio delle case di riposo. La Giunta non può dimenticare il rischio che abbiamo corso solo poche settimane fa”.

Si chiede poi di integrare il reddito dei lavoratori colpiti dalla crisi. “Va messo qualche soldo in tasca ai lavoratori dipendenti - spiegano Cgil, Cisl e Uil - sostenendo la capacità di spesa contro la povertà e l’aggravarsi della crisi valorizzando anche il lavoro nel sistema pubblico. In queste settimane abbiamo tutti compreso l’importanza del lavoro di chi opera nei settori pubblici, dal personale sanitario alle educatrici dei nidi, dagli operatori della sicurezza agli insegnanti, dagli educatori al personale degli enti locali. Senza trucchi la Giunta deve riconoscere ai lavoratori pubblici e ai dipendenti del terzo settore il giusto riconoscimento anche economico”.

 

Attenzione poi alle donne che in mezzo a questa crisi rischiano di più. “Molte di loro – continuano i sindacati - non troveranno più un impiego nei settori del turismo, dei pubblici esercizi, nei negozi. Per quelle che lavorano da casa, come per quelle che debbono tornare in fabbrica o in ufficio, il problema è conciliare la cura dei figli e il proprio impiego. Servono reali misure per sostenere l’occupazione femminile”.

 

Critiche sono arrivate anche dalla Cisl. “Questo disegno di legge non ci soddisfa – ha affermato il segretario Michele Bezzi - perché mancano risorse alle famiglie e ai lavoratori. La Giunta Fugatti si è dimenticata di loro”.

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