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Dalle notti passate a imparare i programmi per la didattica online alle spese sostenute per farla funzionare. Lettera di un'insegnate ''perché ci si può rispettare solo se ci si conosce''

Dopo che l'assessore ieri si è scagliato contro i ''leoncini da tastiera'' in Aula pubblichiamo un altro contributo (dopo le lettere, le petizioni e i comunicati sottoscritti) che arriva dal mondo della scuola per chiedere rispetto: rispetto per chi ha, di fatto, mandato avanti il sistema scolastico, assieme ai genitori e agli studenti: ''Sappiamo bene che il nostro lavoro è come un iceberg: vedi una piccola punta che fuoriesce, ma saresti un ingenuo se pensassi che tutto finisca lì''

Di Luca Pianesi - 06 maggio 2020 - 06:01

TRENTO. ''I due computer che uso per la didattica li ho comperati con i miei soldi (e senza bonus: da noi non c’è). La connessione che uso, e che ho aumentato come banda per fare una didattica buona, la pago in abbonamento con i miei soldi. Il programma per caricare video, tagliarli, inserire le domande, ed avere funzionalità tali da poter generare materiale accattivante e didatticamente efficace, ho impiegato parecchie ore per scoprirlo a fondo. E l'abbonamento mensile in dollari (al momento 9 al mese) per far sì che i miei studenti siano riconoscibili e valutabili lo pago (fino ad ora volentieri...) con i miei soldi. Così come l'abbonamento annuale ad un altro programma per fare bene Clil in geografia a 4 classi terze medie. Le ore che a casa servono per imparare le varie funzioni sono davvero tante. Fortunatamente c’è il dopocena''.

 

Mentre l'assessore all'istruzione Mirko Bisesti ha deciso, ieri, di inaugurare il suo discorso istituzionale in consiglio provinciale sullo stato della scuola trentina in questa difficile fase, attaccando le minoranze e quelli che ha definito i ''leoncini da tastiera'' pubblichiamo, oggi, una bella lettera firmata da un'insegnante, Elena Martinelli, docente di lettere di una scuola media trentina che racconta qual è stato l'impegno del corpo docente in questi mesi. Lasciati a loro stessi da una politica distante (che oggi, come se non bastasse fa cassa proprio sul mondo della scuola con i tagli previsti nella manovra e quelli agli adeguamenti di stipendio) e scomparsa proprio nel momento del bisogno hanno fatto di tutto per risvegliare l'attenzione dell'assessorato, assieme a genitori e studenti: hanno pubblicato lettere, petizioni, sottoscritto comunicati, fatto appelli tutto per chiedere all'assessore ''ci sei ancora? Esiste un piano per la scuola?''.

 

In tantissimi hanno scritto a il Dolomiti, non ultima la lettera sottoscritta da quasi 500 insegnanti di ogni ordine e grado dove uniti ribadivano che ''le famiglie hanno visto quanto la scuola è importante, la Provincia no''. E proprio questo la professoressa Martinelli vuole sottolineare. L'enorme lavoro che c'è stato da parte degli insegnanti nel rivoluzionare in pochi giorni le loro metodologie di insegnamento, nel trovarsi, all'improvviso, in un contesto totalmente diverso, con strumenti nuovi, da imparare in poche ore da sviluppare con risorse proprie e in assenza di un quadro d'insieme definito. 

 

Ma con la consapevolezza che la scuola ''sta insegnando a risolvere problemi, insieme, e continuamente. Sta favorendo ragionamenti, sta creando spazi per la normalità e spazi per il pensiero e sta accompagnando la costruzione del pensiero. Sta costruendo società. Di questo nostro compito siamo estremamente consapevoli. Noi sì. E non da oggi. Ne conosciamo l’importanza - scrive Martinelli -, ne sentiamo la responsabilità e questo nostro compito proviamo, con umiltà e determinazione, a svolgerlo. E le famiglie dei nostri ragazzi lo sanno. Ci aspettiamo altrettanta consapevolezza, lucidità e rispetto sia dalle istituzioni sia dalla società civile, che è la realtà per la quale e alla quale diamo e abbiamo dato buona parte del tempo e delle energie della nostra vita. Certi che è possibile per l'istituzione anche fare scelte ed avere pensieri e parole rispettosi della dignità delle donne e degli uomini, dei bambini e dei ragazzi che stanno impegnandosi al massimo perché la rete di relazioni tra le persone e con il sapere, che è il cuore di una società, non solo si mantenga attiva ogni giorno, ma cresca e ci renda una società migliore. E ci si può rispettare solo se ci si conosce. Con questa lettera/racconto, volevo, volevamo, cominciare da te''. 

 

 

 

 

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