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Scuola, Bisesti in Aula attacca chi lo ha criticato: ''Leoni da tastiera'' e sui social passa da ''W l'Italia'' a ''difenderemo l'autonomia''

L'assessore all'Istruzione (forse) intendeva riferirsi alle centinaia di insegnanti, genitori, studenti che in questi mesi di emergenza gli hanno scritto lettere e firmato petizioni per chiedergli, semplicemente, di fare qualcosa. Eppure nel pieno della crisi sanitaria è stato proprio lui ad affidarsi alla tastiera lanciandosi in un post reazionario dove si contrapponeva l'Inno di Mameli a Bella Ciao. Oggi, però, che ''l'Italia chiamò'' rispondiamo ''picche'' e chiediamo di tenerci i 430 milioni che dobbiamo per il risanamento dei conti pubblici e a chi chiede se esiste un piano B la risposta è no, ''lo capirebbe anche la casalinga di Borghetto'' 

Di Luca Pianesi - 05 maggio 2020 - 16:43

TRENTO. Niente da fare: niente di nuovo sul fronte della scuola. L'assessore Mirko Bisesti quest'oggi si è affidato a un lungo testo scritto per ribadire che, di fatto, non c'è nulla di deciso e nulla di programmato durante la seduta straordinaria dedicata al mondo dell'istruzione nell'emergenza da coronavirus. Ci sono stati tanti ''grazie'', da parte dell'assessore, alle minoranze, agli insegnanti, agli studenti, al consiglio, personale ata, Iprase, assessorato e a chi più ne ha più ne metta, per poi attaccare immediatamente le minoranze (''devo respingere le accuse di alcuni consiglieri delle minoranze'') e dei fantomatici ''leoncini da tastiera'' categoria misteriosa all'interno della quale forse l'assessore intendeva inserire le centinaia di genitori e insegnanti che in questi due mesi hanno usato ''le tastiere'' lanciando petizioni online, scrivendo lettere, firmando comunicati, per chiedergli, semplicemente, di fare qualcosa.

 

 

 

 

Nel vuoto pneumatico espresso dal suo assessorato a livello politico e gestionale (qui sopra il suo intervento completo preso dalla sua pagina Facebook), nel totale abbandono nel quale ha lasciato dirigenti, docenti, genitori, studenti in questa situazione di emergenza, è riuscito a farsi ricordare proprio per un post da ''leone da tastiera'', un post fatto il 24 marzo quando la curva epidemica saliva inesorabile e la situazione si faceva sempre più buia. Anche in quel caso diceva ''grazie'', come oggi, solo che lo faceva alla fine di uno sproloquio di 20 righe da far rabbrividire il peggior ''leone da tastiera'' dove dentro si contrapponeva il Tricolore e la bandiere arcobaleno, l'Inno di Mameli e Bella Ciao, gli Alpini e i Partigiani e si concludeva con dei ''w l'Italia'' e un ''Noi eravamo Fascisti'' che non eravamo abituati a leggere dai leghisti di qualche tempo fa e a ben pensarci nemmeno troppo da quelli di oggi

 

 

 

 

Bisesti, infatti, anche in consiglio provinciale ha ribadito che uno dei problemi dei ritardi suoi e della Provincia di Trento è Roma. Da un lato c'è il mancato dialogo con la ministra dell'istruzione (e proprio oggi ci sarebbe stata una videoconferenza con la ministra Azzolina, ha raccontato in aula l'assessore, ma essendo lui in consiglio nonostante avesse delegato la sovrintendente, la ministra ha rimandato al 20 maggio) e dall'altro c'è il problema che lo Stato vuole tenersi (strano ma vero) i soldi che gli dobbiamo per i patti siglati negli anni passati. La spiegazione che tutti i giorni il presidente Fugatti dà ai trentini, poi, è grandiosa e speriamo non sia la stessa argomentazione che si sta usando con il Governo centrale: ''Siccome i 430 milioni che diamo ogni anno all'Italia servivano a risanare i conti pubblici e visto che la crisi ha messo in ginocchio e fatto saltare proprio i conti pubblici non ha più senso che noi diamo quei soldi''. 

 

Che è un po' come se lo Stato ci dicesse ''ragazzi, siccome a noi sono saltati i conti pubblici e voi prima contribuivate per 430 milioni ora dovrete contribuire per molto di più, perché siamo molto più in difficoltà di prima''. Qualcuno diceva che ''pacta sunt servanda'' e garantiscono entrambe le controparti da colpi d'ingegno. E così dal ''W l'Italia'' con tanto di tricolore e dall'Inno di Mameli che recita sempre, lo ricordiamo ai nostri sovranisti, ''siam pronti alla morte l'Italia chiamò'' oggi l'assessore all'istruzione è passato (usando la solita tastiera) alla bandiera del Trentino e ''l'Italia'' che ''chiamò'' sembra un po' meno ''attraente''.

 

La musica è cambiata, oggi, davanti ai ritardi della politica provinciale e all'assenza di idee, c'è da scaricare responsabilità, e allora meglio ricordare che ''ci batteremo senza sosta per difendere la nostra autonomia'' e non che al momento le uniche risorse vere che hanno visto i trentini (in attesa di una manovra che ancora si sta manovrando) le ha mandate Roma: i 600 euro per i lavoratori, il bonus alimentare per le famiglie in difficoltà, il congedo parentale e il voucher baby sitter e addirittura 13 milioni di euro per il sistema sanitario che al momento la nostra Giunta non ha ancora capito dove mettere (mentre ha fatto prestissimo a far partire retroattivamente da marzo l'aumento di stipendio per il dirigente della sanità Ruscitti). 

 

 

Il ministro Boccia ieri, in realtà, è stato possibilista spiegando che c'è un fondo di 1 miliardo di euro che verrà ripartito tra i territori a statuto autonomo (si ipotizza con focus diretto su quelli più colpiti: Valle d'Aosta, Trentino, Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) e quindi altre nuove risorse (potrebbero essere tra i 200 e i 300 milioni di euro) arriveranno dallo Stato anche per il Trentino (non sono i 430 milioni chiesti, ma i patti non saltano necessariamente se una delle parti è più i difficoltà di prima). Ha poi dato l'ok a fare nuovo debito (cosa che in parte potevamo già fare ma non stavamo facendo non si sa bene per quale ragione) e anche sulle aperture delle attività commerciali con date ''differenziate'' per territorio il ministro è stato chiaro: ci saranno in base al livello del contagio che si ha nelle diverse regioni (o provincie autonome) e alle capacità che hanno i singoli sistemi sanitari di affrontare eventuali ritorni del virus. 

 

Insomma c'è un Paese che soffre, che è in una crisi senza precedenti, e l'autonomia va utilizzata (come è stato sempre fatto in passato dalla politica provinciale) con responsabilità per cercare soluzioni innovative, fare qualcosa di meglio degli altri e comunque aiutandoli, guardando al futuro per essere ancora una volta modello di gestione, amministrazione e sociale. Sentire un presidente della Provincia che in conferenza stampa, davanti a tutti, alla domanda ''se abbiamo un piano B qualora lo Stato non dovesse darci quei 430 milioni all'anno'' rispondere ''saremmo in grandissima difficoltà, questo è chiaro'' arrivando a paventare difficoltà nel mantenere le competenze proprie dell'autonomia per poi concludere ''lo capirebbe anche la casalinga di Borghetto'', non fa ben sperare.

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