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Danni da cinghiali in Trentino, l'Associazione cacciatori: ''In un anno abbattuti 590 capi. Speriamo quanto prima di riprendere l'attività di controllo''

Stefano Ravelli, presidente dell'Associazione cacciatori trentini, commenta l'intervento fatto dal professor Sergio Ferrari nel suo blog. "Pur apprezzando lo sforzo profuso dai forestali in questo frangente, appare evidente che pensare di contenere il numero dei cinghiali solo mediante l’intervento del personale d’istituto sia come pretendere di svuotare un lago con un secchio"

Pubblicato il - 02 May 2020 - 12:50

TRENTO. Nel suo blog pubblicato su ildolomiti.it il professor Sergio Ferrari (QUI IL BLOG) ha trattato il problema dei tanti danni causati dai cinghiali sul nostro territorio soprattutto in Alta Valsugana. Il riferimento è ai cinghiali nei campi coltivati a mais da foraggio o da polenta nella zona di Levico. I cacciatori locali, ha spiegato Ferrari, accettano malvolentieri l'incarico di procede all'abbattimento controllato dei cinghiali che negli ultimi anno sono aumentati di numero oltre una soglia accettabile.

 

Ad intervenire sulla questione è stato Stefano Ravelli, presidente dell'Associazione cacciatori trentini che ha definito “ingeneroso” accusare i cacciatori di accettare “malvolentieri l’incarico di procedere all’abbattimento controllato dei cinghiali” considerando anche le misure restrittive imposte dal governo che impediscono di fatto tutte le attività ritenute non essenziali. Per dare un’idea di quanto sforzo venga profuso annualmente da parte dei cacciatori per il contenimento del cinghiale Ravelli ha deciso di fornire dei dati sul 2019. “I cacciatori abilitati per il controllo del cinghiale, solo a Levico – ha spiegato - l’anno scorso hanno effettuato 471 uscite abbattendo 29 cinghiali, i forestali 1”.

 

Ma per dare un’idea precisa del fenomeno, complessivamente in Valsugana nel 2019, i cacciatori/controllori hanno effettuato 5.094 uscite, dedicate solo ed esclusivamente all’abbattimento del cinghiale, abbattendo 210 capi. A livello provinciale, invece, l’anno scorso sono stati abbattuti 590 cinghiali con uno sforzo non di poco conto.

 

“La domanda – continua il presidente dell'Associazione Cacciatori Trentini - da porsi ora ritengo sia questa: cosa sarebbe successo se davvero fosse mancata l’attività di contenimento dei cacciatori/controllori? Pur apprezzando lo sforzo profuso dai forestali in questo frangente, appare evidente che pensare di contenere il numero dei cinghiali solo mediante l’intervento del personale d’istituto sia come pretendere di svuotare un lago con un secchio, i numeri in questo senso penso siano esemplificativi. Possiamo solo sperare che l’attività di controllo da parte dei cacciatori venga riattivata quanto prima altrimenti le problematiche saranno ben maggiori. Noi siamo pronti”.

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