I cinghiali devastano un campo di mais e arano i prati, Dallapiccola: “La politica 'gridata' della Lega doveva risolvere tutto, ma così non è stato”
L'ex assessore provinciale all'agricoltura, foreste, caccia, pesca e turismo: "Biologia ed agronomia delle grida della politica se ne infischiano, richiedono piuttosto competenza e dedizione, che non si trovano su nessun palco a farsi fotografare né al mercato sotto un gazebo"

TRENTO. I cinghiali sull'Altopiano della Vigolana devastano un campo di mais (ed il prato del proprietario), il consigliere provinciale del Patt Michele Dallapiccola: “Sono immagini che denunciano il fallimento della politica 'gridata' della Lega, che doveva risolvere tutto in un solo lustro. Eppure no, così non è stato”. Le immagini cui fa riferimento l'ex assessore all'agricoltura, foreste, caccia, pesca e turismo testimoniano infatti “un'intensa attività distruttiva” dei cinghiali nell'area di Vattaro, sull'Altopiano della Vigolana, dove i suini hanno causato gravi danni in un campo di mais. Al di là del caso singolo però, dice il consigliere del Patt, la problematica oggi è sentita sempre di più all'interno del settore in tutto il territorio provinciale. “Incomprensioni tra le istituzioni e la componente privata – dice Dallapiccola – possono forse aver influito sul risultato, fatto sta però che, nonostante sia aumentato il numero di animali prelevati da parte della componente agricola e zootecnica, rimane il rammarico nel dover constatare che i danni al patrimonio produttivo non accennano a diminuire”.
Come detto insomma, la politica “gridata” della Giunta a trazione leghista non è riuscita, sottolinea l'ex assessore, ad ottenere i risultati sperati: “Gli orsi – scrive infatti Dallapiccola – continuano a morire di anestesia, i lupi prosperano più che mai, la presenza dei cinghiali è devastante, le drosofile sui piccoli frutti continuano a colpire. Eppure si fermano le trote fario nei fiumi. Sapete perché? Biologia ed agronomia delle grida della politica se ne infischiano, richiedono piuttosto competenza e dedizione, che non si trovano su nessun palco a farsi fotografare né al mercato sotto un gazebo”.
Riavvolgendo il nastro, l'ex assessore ricorda la “feroce opposizione leghista” subita nel suo passato di amministratore provinciale in materia: “I rappresentanti del Carroccio – precisa – erano per me una costante. Me li ritrovavo in ogni sala pubblica dove fosse un minimo coerente cominciare a parlare del problema. Ne ricordo uno di loro, in particolare tra i più accalorati. Un consigliere leghista, pure cacciatore, della Valsugana (Roberto Paccher, ndr). Quando ancora parlava da oppositore, sembrava quasi avesse la bacchetta magica alla mano. Suggeriva soluzioni che di fatto sono arrivate solo in parte e comunque non hanno infine determinato i risultati promessi”.
Semplificando, continua Dallapiccola, visto che il cinghiale in Trentino è ritenuta una specie non autoctona, si tratta di un animale nei confronti del quale “si possono praticare delle forme di prelievo cruento anche piuttosto articolate, nel tempo e nei modi. È regolamentata da norme che la Provincia gestisce in punta di fioretto. Cercano di ricavare sempre più ampie possibilità di prelievo rispetto a una comprensibile tutela che a suon di ricorsi la componente ambientalista e animalista cerca di esercitare. Il risultato di questo punto di equilibrio è che la Provincia di Trento offre un'ampia gamma di possibilità per gestire questo animale. Il tutto avviene grazie all'intervento congiunto di forestale ma soprattutto di azioni volontarie della componente venatoria. Senza entrare nei particolari tecnici, il risultato è che nonostante tutto la specie prolifera in prosperità, e con essa si propagano i danni”.
La Provincia, conclude l'ex assessore: “Fa in modo che esistano dei ristori dei danni subiti. Si possono attivare anche delle opere di parziale prevenzione, ma la difesa è ardua e difficile da definire nel dettaglio”. Il cinghiale infatti è astuto, dice Dallapiccola: “E trova sempre la falla da utilizzare per arrivare a nutrirsi delle prelibatezze delle quali è ghiotto. Peccato che la parsimonia non sia la sua principale dote, e così accade che per nutrirsi di 1 finisce per disfare 100”. Una situazione che, come detto, ormai è fonte di disagio e preoccupazione per moltissimi attori del settore in Trentino, vista la grande diffusione di una problematica ormai costante.
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