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Discarica abusiva, il sindaco di Mezzocorona tra gli indagati. Coinvolto anche l'ex dirigente provinciale Anderle

Il sindaco Mattia Houser deve rispondere di abuso di ufficio. Sono otto le persone coinvolte alle quali è stata notificata la conclusione delle indagini. L’articolata attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal NoeCC di Trento avrebbe permesso di dimostrare che la Provincia e il Comune di Mezzocorona erano a conoscenza sin dal 2009 della discarica abusivamente creata dal Gruppo

Pubblicato il - 23 maggio 2020 - 08:26

TRENTO. Sono 8 gli indagati ai quali è stata notificata la conclusione delle indagini sull'inchiesta per la maxi discarica sequestrata lo scorso anno a Mezzocorona collegata al gruppo Adige Bitumi. (QUI L'ARTICOLO)

 

Nell'avviso di conclusione di indagini c'è il nome dell'ex dirigente del servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali della Provincia di Trento, Giancarlo Anderle, nei confronti del quale la Procura di Trento aveva già avviato altri accertamenti in relazione a diversi atteggiamenti con alcune imprese. In particolare il dirigente, a seguito dell’accertamento di violazioni da parte di alcune aziende, invece di adottare i provvedimenti sanzionatori, attraverso presunte “riunioni di cortesia” avrebbe informato le aziende stesse che avrebbe provveduto d’ufficio a regolarizzare le situazioni più eclatanti, evitando di disporre ulteriori verifiche. 

 

Ma tra i nomi c'è anche una figura apicale del Comune di Mezzocorona. Il sindaco Mattia Houser che deve rispondere di abuso d'ufficio.

 

L’articolata attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal NOE CC di Trento avrebbe permesso di dimostrare che la Provincia e il Comune di Mezzocorona erano a conoscenza sin dal 2009 della discarica abusivamente creata dal Gruppo. I dirigenti delle due amministrazioni interessate, infatti, invece di effettuare le previste attività di controllo e informare la competente Procura della Repubblica, avrebbero rilasciato arbitrariamente differenti provvedimenti in deroga alle stringenti normative di carattere ambientale, permettendo in questo modo all’azienda di decuplicare il corpo della discarica.

 

Nel marzo dello scorso anno le indagini hanno portato il sequestro della discarica. Poco dopo il Comune di Mezzocorona avrebbe adottato un’ordinanza che invece di imporre al Gruppo Adige Bitumi il ripristino dell’area, gli consentiva illegittimamente di recuperare parte dei rifiuti.

 

L’Amministrazione comunale, è risultato dalle indagini, perseverava nel dare corso al proprio provvedimento, nonostante il fatto che i Carabinieri del NOE di Trento e successivamente anche l’Ufficio giuridico di Appas avessero segnalato al Comune l’incongruenza del provvedimento adottato, ribadita anche dal GIP di Trento a seguito di un’istanza di dissequestro presentata dal Gruppo Adige Bitumi.

 

Le indagini sono state portate avanti sotto la direzione del Procuratore Sandro Raimondi e dei Pm Alessandra Liverani e Davide Ognibene. L'importante sequestro della discarica di 200.000 tonnellate di rifiuti costituiti da limi, che il Gruppo Adige Bitumi aveva realizzato in Mezzocorona era solo la punta dell’iceberg rispetto a quello che è emerso nel corso delle indagini.

 

Per quanto riguarda gli indagati, oltre all'ex dirigente provinciale e al sindaco di Mezzocorona, ci sarebbe anche una funzionaria e un consulente. Nei guai anche Paolo Tellatin presidente del gruppo Adige Bitumi, Stefano Bordin, amministratore delegato del gruppo con delega all'ambiente, e il direttore Massimo Bezzi.

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