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Traffico illecito di rifiuti e abuso d'ufficio, ci sono 8 indagati. Coinvolti un dirigente della Provincia di Trento e il Comune di Mezzocorona

L’articolata attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Noe di Trento avrebbe permesso di dimostrare che la Provincia e il Comune di Mezzocorona erano stati a conoscenza sin dal 2009 della discarica abusivamente creata

Di gf - 22 maggio 2020 - 15:09

TRENTO. Ci sarebbero un importante dirigente provinciale assieme ad altre figure apicali del Comune di Mezzocorona negli 8 avvisi di conclusione delle indagini che sono stati notificati nelle scorse ore e che riguardano il sequestro della discarica di 200 mila tonnellate di rifiuti costituiti da limi che il Gruppo Adige Bitumi aveva realizzato proprio sul territorio di Mezzocorona. (QUI L'ARTICOLO)

 

Le indagini sono state portate avanti sotto la direzione del Procuratore Sandro Raimondi e dei Pm Alessandra Liverani e Davide Ognibene.

 

L’importante sequestro era stato effettuato agli inizi del 2019 dai Carabinieri del Noe di Trento congiuntamente ad ispettori dell'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente. Un primo intervento che, secondo quanto è poi emerso dalle indagini, sembra aver rappresentato solo la punta dell’iceberg.

 

Accanto al dirigente provinciale e alle figure del Comune di Mezzocorona ci sarebbero poi naturalmente alcuni amministratori del Gruppo Adige Bitumi.

 

 

L’articolata attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Noe di Trento avrebbe permesso di dimostrare che la Provincia e il Comune di Mezzocorona erano stati a conoscenza sin dal 2009 della discarica abusivamente creata, secondo quanto è emerso, dal gruppo.

 

I dirigenti delle due amministrazioni interessate, infatti, hanno fatto capire le verifiche dei carabinieri, invece di effettuare le previste attività di controllo e informare la competente Procura della Repubblica, avrebbero rilasciato arbitrariamente differenti provvedimenti in deroga alle stringenti normative di carattere ambientale, permettendo in questo modo all’azienda di decuplicare il corpo della discarica.

 

Le complesse attività ispettive hanno permesso di accertare che sono state accumulate circa 130 mila metri cubi di rifiuti, sino a formare una collina di circa 23 metri.

 

Il sequestro dell'area è avvenuto nel marzo dello scorso anno e poco dopo il Comune di Mezzocorona avrebbe adottato un’ordinanza che invece di imporre al Gruppo Adige Bitumi il ripristino dell’area, gli consentiva illegittimamente di recuperare parte dei rifiuti.

 

L’Amministrazione comunale avrebbe quindi perseverato nel dare corso al proprio provvedimento, nonostante il fatto che i Carabinieri del Noe di Trento e successivamente anche l’Ufficio giuridico di Appa avessero segnalato al Comune l’incongruenza del provvedimento adottato, ribadita anche dal Gip di Trento a seguito di un’istanza di dissequestro presentata dal Gruppo Adige Bitumi.

 

A questo punto le indagini si sono concentrate su un importante dirigente provinciale, nei confronti del quale la Procura di Trento aveva già avviato altri accertamenti in relazione ad atteggiamenti collusivi con alcune imprese.

 

In particolare il dirigente, secondo quanto ricostruito dalle indagini, a seguito dell’accertamento di violazioni da parte di alcune aziende, invece di adottare i provvedimenti sanzionatori, attraverso “riunioni di cortesia” avrebbe informato le aziende stesse di provvedere d’ufficio a regolarizzare le situazioni più eclatanti, evitando di disporre ulteriori verifiche.

 

Le notifiche alle aziende venivano demandate a personale non specializzato in materia ambientale, pertanto non in grado di rilevare eventuali ulteriori illiceità.

 

I fatti sono stati riscontrati anche attraverso specifiche perquisizioni disposte dalla Procura della Repubblica di Trento, all’esito delle quali si è effettivamente accertato che presso alcune aziende erano in atto degli scarichi in assenza di specifica autorizzazione.

 

Gli indagati a vario titolo, dovranno ora rispondere di differenti reati, tra cui il traffico illecito di rifiuti e l’abuso d’ufficio.

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