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E' il giorno della Brexit: a mezzanotte il Regno Unito dice addio alla Ue. Il roveretano Panato: ''La confusione regna sovrana"

Questa sera il conto alla rovescia sarà seguito su un orologio proiettato su Downing Street, la sede del presidente Boris Johnson e ci sarà anche un enorme “street party” a Parliament Square, con grande sfoggio della Union Jack, la bandiera britannica

Di G.Fin - 31 gennaio 2020 - 19:42

TRENTO. A oltre tre anni e mezzo dal referendum sull’uscita dall’Unione Europea, avvenuto nel 2016, i britannici si preparano ad accogliere una nuova era. La Brexit sta per diventare realtà e infatti dopo l'approvazione dell'intesa da parte del Parlamento Europeo questa sera, alle 23 ora di Londra del 31 gennaio, mezzanotte sul continente, il Regno Unito sarà ufficialmente fuori dalla Ue di cui ha fatto parte per 45 anni.

 

Un momento tanto storico quanto buio per gli europei per un “divorzio” che porterà da domani e fino a dicembre il Regno Unito ad una sorta di transizione durante la quale si dovrà arrivare a mettere nero su bianco un patto sui futuri rapporti economici, commerciali, nell’ambito della sicurezza e di ogni altro tipo con l'Unione Europea.

 

Proprio per questa sera il conto alla rovescia sarà seguito su un orologio proiettato su Downing Street, la sede del presidente Boris Johnson e ci sarà anche un enorme “street party” a Parliament Square, con grande sfoggio della Union Jack, la bandiera britannica.

 

Una “festa” che, però, non cancellerà “la confusione e l'impreparazione che regnano sovrane” ci racconta Marco Panato, originario di Rovereto ma da circa tre anni vive a Nottingham, la città leggendaria di Robin Hood. Marco dopo aver frequentato la triennale all'Università di Trento in studi letterari indirizzo storico, è andato a Bologna per proseguire con un doppio master che lo ha portato anche a Lione in Francia. Negli ultimi tre anni e mezzo, invece, si trova in Inghilterra per portare a termine un dottorato in Storia Medievale. “Ora sono alla fine di questo percorso – ci racconta – e la prossima settimana dovrei consegnare tutto. Poi in aprile mi trasferirò per sei mesi in Germania per un post-doc. Il mio obiettivo è quello di rimanere in ambito accademico per i prossimi anni e mi piacerebbe anche restare nel Regno Unito ma il problema è che non ho il lusso di scegliere lo stato dove andare”.

 

In questi ultimi tre anni come è stata vissuta questa uscita dall'Europa?

Quando sono arrivato nel 2016 la questione era appena iniziata. C'era quasi più apprensione in quel momento di adesso che siamo quasi agli sgoccioli. Si aveva la percezione che sarebbe cambiato qualcosa ma c'era ancora la speranza di poter tornare indietro. Poi però tutto è stato come una macchia grigia di confusione, senza che nessuno sapesse realmente come comportarsi o cosa sarebbe potuto accadere. Una situazione che c'è ancora oggi.

 

E in ambito accademico?

A livello di ricercatori già presenti nel sistema britannico non vi sono per il momento particolari cambiamenti. Qualcosa sicuramente accadrà nel 2021. Ho parlato anche con i miei supervisori ed hanno espresso le stesse perplessità. Ci sono molti colleghi che stanno lavorando in Inghilterra grazie i finanziamenti che arrivano da borse di studio europee e queste poi non esisteranno più.

 

Negli ultimi mesi si è parlato anche del fatto che aumenteranno le rette per gli studenti italiani. E' vero?

E' molto probabile che accada una cosa del genere anche se questo magari non cambierà nell'immediato. Fino alla fine di quest'anno non credo cambierà più di tanto, poi dal 2021 gli europei verranno equiparati agli extra-europei. Questo significherà un aumento del livello delle tasse. Oggi gli europei e i britannici pagano per un dottorato sui 4 mila euro, per un master 8 mila euro all'incirca. Cifre che arriveranno poi a 10 – 12 mila euro. Come è per gli studenti extraeuropei.

 

Ma gli inglesi hanno qualche paura da questa Brexit?

Le principali paure le ho avvertite soprattutto tra gli studenti. Nelle generazioni più giovani. Loro sono nati europei ed ora temono di staccarsi da quel quadro generazionale allargato che non si ferma solo ai confini di queste isole. Chi invece ha qualche anno in più detiene l'idea della Great Britain, potenza economica del mondo che non potrà certamente crollare. Io non sarei così tranquillo perché l'economia attuale è così grazie agli accordi europei che ci sono stati in questi anni. La loro è una sicurezza derivante credo soprattutto da un certo orgoglio inglese.

  

Ma come si è arrivati a questo divorzio?

Dopo l'ultimo voto che ha confermato la Brexit si è capito che bisognava vivere in questa prospettiva. Da parte dei media si è vista una fortissima attenzione e ogni giorno l'uscita dall'Europa era la prima notizia nei telegiornali e nei giornali.

Da parte del Brexit party, con Nigel Farage e Boris, è stata portata avanti una campagna fatta di bugie che hanno colpito la pancia degli elettori. Sono partiti dal sistema sanitario, le tasse e l'immigrazione. Lo scopo finale è stato quello di inculcare nella testa delle persone la voglia di sovranità del Paese, di tornare a prendere decisioni senza dover attendere dei 'Sì' da Bruxelles. Un'operazione che è riuscita.  

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