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| 05 giu 2025 | 20:20

"Tutti gli autovelox spenti a partire dal 12 giugno", l'associazione: "I prefetti non avranno altra scelta, il decreto non risolve l'equivoco omologazione/approvazione"

A parlare è il presidente di Altvelox Gianantonio Sottile: "Il 12 giugno sarà una data spartiacque. I prefetti che fino ad oggi dicevano di non avere il potere di farlo, dovranno accertarsi che gli autovelox presenti sulle strade dei territori di loro competenza rispondano ai parametri che prevede la legge. Essendo stato accertato e acclarato che serve l'omologazione, ed essendo che nessun apparecchio in Italia rientra in questa fattispecie, non potranno far altro che dare ordine alle amministrazioni di spegnerli e disattivarli"

"Tutti gli autovelox spenti a partire dal 12 giugno", l'associazione
di MOb

TRENTO. Cambia tutto ma non cambia niente? Dal 12 giugno entrano in vigore le nuove disposizioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) che riguardano uno dei temi più dibattuti degli ultimi due anni: gli autovelox.

 

Era attesa e auspicata una svolta per mettere finalmente ordine al caos legislativo sul tema, ma il rischio è il più classico dei "nulla di fatto". Anzi, peggio.

 

Da anni la gestione, gli incassi delle multe e il posizionamento dei dispositivi di controllo della velocità sono riversati in calderone senza fondo in cui si mescolano normative pasticciate, imbarazzi lessicali e linguistici e ostacoli sostanziali: gli interrogativi non mancano e la sensazione è che ci stiamo per infilare in un nuovo tunnel senza punti di riferimento verso i quali dirigersi.

 

"Il 12 giugno sarà una data spartiacque - racconta a il Dolomiti Gianantonio Sottile, presidente di Altvelox -; da quel giorno in poi i prefetti cominceranno a far spegnere gli autovelox sulle strade italiane. Tutti gli autovelox".  

 

Altvelox, l'Associazione Nazionale Tutela Utenti della Strada, da tempo denuncia che "l’intero impianto sanzionatorio basato su rilevazioni elettroniche automatizzate è costruito su presupposti giuridicamente inconsistenti e tecnicamente falsi. Non esistendo nessun decreto di omologazione rilasciato dal Ministero dei Trasporti per gli strumenti di rilevazione automatica della velocità, ogni verbale che riporti tale dicitura contiene un’affermazione oggettivamente falsa. Ciò costituisce, a nostro avviso, un falso documentale reiterato e sistematico da parte delle pubbliche amministrazioni, a danno dei diritti fondamentali del cittadino". 

 

LE NOVITA’ DAL 12 GIUGNO.

 

Partiamo dalla fine: le nuove normative per lo stop al “far west” stradale. Dal 12 giugno, come detto, entrerà in vigore il decreto del Mit che viene descritto come ricco di novità ma che tutto sommato si limita perlopiù a ribadire concetti già previsti dalle regole vigenti. 

 

Si parla dell’obbligo di omologazione tecnica dei dispositivo, distanze minime tra le postazioni (da 1 a 4 chilometri a seconda del tipo di strada) e del parere obbligatorio del prefetto per individuare i tratti stradali da poter monitorare.

 

Gli autovelox (ma "sulla carta" è così anche oggi) dovranno essere preceduti da segnaletica visibile almeno un chilometro prima, e resta vietata l’installazione su strade urbane con limiti inferiori a 50 chilometri orari e su strade extraurbane dove il limite è ridotto di oltre 20 km/h rispetto a quello massimo previsto dal Codice della Strada.

 

Misure che secondo il Ministero mirano a garantire la sicurezza stradale ma che allo stesso tempo vorrebbero evitare un uso improprio degli autovelox da parte dei Comuni, che dalle multe nel solo anno 2024 hanno “guadagnato” qualcosa come 650 milioni di euro secondo il recente report nazionale presentato da Codacons e Assoutenti. "Stime al ribasso", commenta Sottile. 

 

Negli ultimi mesi è stato anche istituito l’Osservatorio sulle multe stradali, organismo che vigilerà proprio sull’utilizzo dei proventi delle contravvenzioni: denaro che tecnicamente (e legalmente) dovrebbe essere destinato esclusivamente ad interventi di infrastrutture e sicurezza stradale, ma che in alcuni casi sembra essere usato più che altro per “coprire” i bilanci comunali. Altvelox però non è convinta: "L'idea potrebbe anche essere buona, ma per come è nato questo osservatorio rischia di essere solo un ufficio che non serve a nulla se non a creare 4 poltrone da assegnare ad altrettanti politici". 

 

L'associazione che da "sempre" si batte a tutela degli automobilisti in caso di sanzioni ingiuste ed illegittime per mezzo di rilevatori automatici non rispettosi delle norme di legge, vede all'orizzonte un traguardo importante: "Perché tra le tante norme già vigenti copiate e incollate e spacciate per idee rivoluzionarie - puntualizza Sottile -, qualche novità c'è: per esempio i prefetti che fino ad oggi dicevano di non avere il potere di farlo, dovranno accertarsi che gli autovelox presenti sulle strade dei territori di loro competenza rispondano ai parametri che prevede la legge. Essendo stato accertato e acclarato che serve l'omologazione, ed essendo che nessun apparecchio in Italia rientra in questa fattispecie, non potranno far altro che dare ordine alle amministrazioni di spegnerli e disattivarli. Semplice". 

 

E comunque resta "pacifico" che fino al 12 giugno tutti gli autovelox non risultano ufficialmente omologati e quindi potenzialmente le sanzioni erogate per infrazioni accertate da quei dispositivi sono a fortissimo rischio ricorso. "Non c'è provvedimento amministrativo che possa prevalere sulla legge. Anzi, su una legge speciale dello Stato, il Codice della Strada, che per le cui modifiche occorrono i due terzi del Parlamento". 

 

C'E' CHI SPEGNE E CHI RESISTE

 

Così qualche sindaco preventivamente li ha spenti, gli autovelox, per precauzione, in attesa di indicazioni chiarificatrici e definitive dalle istituzioni: situazione che - lamentano ora molti primi cittadini - starebbe in qualche modo incentivando automobilisti e motociclisti ad infischiarsene dei limiti di velocità, con tutte le gravi conseguenze del caso.

 

Il grido d’allarme, tanto per rimanere dalle nostre parti, è arrivato fortissimo dai comuni bellunesi, da Val di Zoldo a Colle Santa Lucia: le strade dolomitiche, con l’arrivo della bella stagione, sono prese d’assalto dai turisti ed è impensabile poter contare solo sui controlli delle sole forze dell’ordine locali, insufficienti per coprire efficacemente un territorio così vasto per un periodo così lungo. "Le nostre strade ormai sembrano essere piste di velocità per motociclisti - ha scritto il sindaco del comune di Val di Zoldo Camillo De Pellegrin - ovviamente tutte senza limiti di velocità, non avendo il Ministero disciplinato un uso legittimo degli apparecchi di controllo dopo le sentenze della Cassazione che richiedono una omologazione degli strumenti impossibile da richiedere in quanto non esistente. Si ringraziano sentitamente anche gli Enti che ne hanno fatto un uso scellerato negli anni contribuendo a creare la situazione attuale in cui ogni controllo dei limiti è diventato illegittimo a discapito della sicurezza di tutti". 

 

"Non ho problemi in questo caso specifico a schierarmi apertamente dalla parte del sindaco di Val di Zoldo - ammette Sottile di Altvelox -, perché è impensabile che sulle strade di montagna non si faccia nulla o quasi per arginare il fenomeno dei motociclisti o degli automobilisti fuori controllo che si prodigano in tagli di curva, sorpassi azzardati e pericolose accelerate ben oltre i limiti di velocità. Ma la sicurezza sulle strade, quella vera, non la fanno certo dei dispositivi non affidabili e spesso piazzati sulle strade in punti 'strategici' dalle amministrazioni locali". 

 

"Mi viene da sorridere però - prosegue Sottile - quando leggo sulle pagine dei giornali di altri sindaci disperati che piangono miseria e dicono di rivolere gli autovelox, magari gli stessi primi cittadini che non hanno mai fornito alcun dato sugli incidenti delle loro strade e che non li hanno mai utilizzati come strumento per garantire maggiore sicurezza, ma semplicemente come una voce del proprio bilancio".

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