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Enorme cordoglio per la morte di Stenghel, la Sat: ''Estroverso, generoso, infaticabile nelle innumerevoli iniziative di solidarietà. La scia un vuoto incolmabile''

Sono molti i soci della Sat a volersi unire al cordoglio della presidenza del sodalizio con il racconto di un aneddoto, un episodio, un ricordo che li ha accomunati o avvicinati a "Sten": "Era un mito". Tantissimi i messaggi di amicizia e rispetto per un grande alpinista, considerato il "maestro del friabile"

Pubblicato il - 15 August 2020 - 19:53

ROVERETO. E' enorme il cordoglio per la scomparsa di Giuliano Stenghel, noto alpinista di Rovereto e considerato il "maestro del friabile". E' precipitato dalla cima Tavolara in Sardegna, dove era di casa, venerdì 14 agosto (Qui articolo). 

 

Tantissimi i messaggi di incredulità, molti i ricordi per una figurata molto amata, non solo nel mondo della montagna. Una scomparsa che ha colpito tanti e sono numerosi gli attestati di stima e amicizia anche sui social. A questo grande dolore si unisce anche la Sat.  

 

"Le performance di Stenghel e i suoi trascorsi come istruttore della Scuola di alpinismo e scialpinismo Castel Corno di Rovereto, sono cose note", commenta la Società alpinisti tridentini, che aggiunge: "E' grande lo sconcerto di tutto mondo alpinistico per la perdita di un compagno di cordata per qualcuno, ma per tanti soprattutto di un amico".

 

Una carriera nella quale Stenghel ha aperto oltre 200 vie. Era istruttore nazionale d’alpinismo dal 1978, istruttore emerito del Cai e socio accademico del Gism. "Rimane nel cuore dei più il personaggio - prosegue la Sat - estroverso, generoso, infaticabile nelle innumerevoli iniziative di solidarietà con l’associazione Serenella e nella ricerca di nuovi e difficilissimi itinerari alpinistici sulle montagne".

 

Sono molti i soci della Sat a volersi unire al cordoglio della presidenza del sodalizio con il racconto di un aneddoto, un episodio, un ricordo che li ha accomunati o avvicinati a "Sten". Con Marco Furlani, era competizione sempre e dovunque ma sana e rispettosa, un'amicizia autentica. 

 

"Siamo stati io, lui e Sergio Martini a traghettare l’alpinismo classico verso l’arrampicata in falesia, alla fine degli anni '70. Ricordo che quando nel 1978 chiuse i battenti la funivia della Paganella, dove noi ragazzi andavamo ad arrampicare, siamo rimasti tutti senza pareti abbastanza vicine da scalare – ricorda Furlani – e così sull'onda della Yosemite Valley abbiamo scoperto la Valle del Sarca. Faceva il rappresentante e aveva l'automobile, per noi era già un mito, anche per la sua simpatia, la sua originalità. Ma il ricordo più bello per me rimane quello legato all'uomo, alla sua generosità, alle serate per la raccolta fondi con l’associazione Serenella. Ha lasciato un vuoto davvero incolmabile”.

 

Un altro rappresentante della Sat che lo ricorda con affetto è Mauro Mazzola, istruttore della Scuola di alpinismo Castel Corno di Rovereto. “Lo guardavo con immensa ammirazione all’oratorio Rosmini, noi ragazzini giocavamo a calcio, lui già ventenne si esercitava in trazione su tutti i muri che trovava, la febbre alpinistica era in piena esplosione. Un aneddoto che girava nell’ambiente su Giuliano è che fu il primo a usare gli zoccoli, disteso sulla teleferica dalla val Brenta al rifugio Tuckett, per arrivare più in fretta all'attacco delle pareti".

 

Più istituzionale ma commosso è il ricordo del presidente della sezione Sat di Rovereto. “Nell’organizzazione delle sue serate - dice Bruno Spagnolli - non mancava mai di coinvolgere la sezione, era un trascinatore, esuberante, entusiasta. Dopo la morte della prima moglie la sua fede divenne per così dire granitica, era molto devoto della Madonna e non perdeva occasione per portarla sulle cime delle sue montagne".

 

Colpiti anche il vicepresidente della Sat, l'istruttore Roberto Bertoldi, la presidente Anna Facchini e la vicepresidente Elena Guella, i quali si uniscono al cordoglio di tutta la comunità alpinistica nella vicinanza alla moglie e alle figlie di Giuliano.

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