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L’addio al 29enne Lorenzo Gatti, il ricordo della Sat di Mori: “Un ragazzo eccezionale con il volontariato nel cuore”

L’incidente in cui ha perso la vita Lorenzo Gatti ha sconvolto l’intera comunità, la Sat di Mori ha voluto ricordalo con una lettera: “Molte volte ti abbiamo affidato la vita al capo della corda e si spezza il cuore al pensiero che non potremo più condividere con te il sudore e la fatica, le gioie ed i sorrisi”

Di T.G. - 22 febbraio 2021 - 11:20

MORI. La tragedia sul monte Cornetto dello scorso 20 febbraio ha sconvolto la comunità trentina. Il 29enne roveretano Lorenzo Gatti ha perso al vita in un incidente in montagna mentre, primo di cordata, si trovava impegnato in una scalata assieme alla compagna (QUI articolo).

 

Il giovane viveva da sempre nella frazione di Marco, a Rovereto, dove contribuiva con la sua passione ad animare la vita della comunità. Diplomato all’Istituto Marconi di Sant’Ilario, fin da giovanissimo aveva partecipato all’organizzazione di molti eventi e anche per questo era molto conosciuto in paese. Che fosse la festa dell’oratorio, una sagra, il carnevale, Lorenzo era sempre pronto a dare una mano ed è proprio così che viene ricordato: un giovane volenteroso, da sempre attivo nel volontariato. Il 29enne era anche diventato il presidente dell’associazione che si occupa di promuovere il calcio saponato sul territorio.

 

Altra grande passione, la montagna. Gatti era un alpinista esperto che contava innumerevoli ascese, sempre pianificate nei dettagli. Non è un caso che sia stato un punto di riferimento anche per la Sat di Mori che ha voluto ricordarlo con un lungo post su Facebook: “Lorenzo – scrive il presidente della sezione Mattia Bertolini eri un ragazzo davvero in gamba, di come se ne trovano pochi in giro: capace, responsabile, attento. Molte volte ti abbiamo affidato la vita al capo della corda e mi si spezza il cuore al pensiero che non potremo più condividere con te il sudore e la fatica, le gioie ed i sorrisi”.

 

Di seguito il testo integrale della lettera

 

Ciò che scrivo lo scrivo da amico prima ancora che da presidente.

La morte in montagna durante una scalata è un evento sempre presente che la nostra mente calcolatrice mette tra le possibilità, seppur remote, quando si pianifica. Sappiamo che potrebbe capitare, eppure quando succede davvero ci trova sempre disarmati, inadeguati e non pronti a ciò che davvero significa. Quando questo destino coglie un amico, un compagno di corda, una persona speciale, beh, per quanto sia possibile sembra sempre assurdo. Abbiamo quasi la sensazione che l’indomani potremmo sentirci nuovamente per programmare la prossima meta, seduti al bar davanti ad una birra rinfrescante a discutere di difficoltà, di linee di salita, di ghiaccio, di roccia e di come incastrare le ferie di tutti.

 

Lorenzo, eri un ragazzo davvero in gamba, di come se ne trovano pochi in giro: capace, responsabile, attento. Molte volte ti abbiamo affidato la vita al capo della corda e mi si spezza il cuore al pensiero che non potremo più condividere con te il sudore e la fatica, le gioie ed i sorrisi.

 

Lorenzo, eri un ragazzo d’oro, davvero. Non sono pronto a comprendere quanto è successo, non sono pronto ad accettare questa dura realtà. Siamo gente che la montagna la vive e mentirei se dicessi che era impensabile che potesse succedere. Nonostante questo, è una verità che fa male, che ci colpisce con la violenza di una valanga, ci svuota i polmoni, per ricordarci della nostra fragilità, per sottolineare a caratteri vividi ciò per cui vale la pena che non succeda.

 

Lorenzo sei sempre stato un valido aiuto per la nostra sezione, sempre disponibile con responsabilità e competenza. Negli eventi, la Ganzega d'autunno, la Stivo on the Rock, la palestra di boulder, ad assumerti l’onere del capocordata durante le ascensioni alpinistiche. Avevi il volontariato nel cuore.

 

Non esiste modo per alleviare il dolore per la tua scomparsa, è successo e fa male, ci fa arrabbiare. Possiamo solo fare tesoro di quanto ci hai lasciato, della tua attenzione per l’altro, della gentilezza, della generosità, e affidarti al Signore delle Cime con la certezza che volgerai il tuo sguardo su di noi dalle tue amate montagne.

 

Ti ricordiamo cosi, sorridente, in questa foto scattata da te in una ascensione sezionale sui tuoi amati 4000 metri

 

Excelsior!

Mattia Bertolini

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