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Fermato un gruppo anarchico, tra gli arrestati anche una trentina. Si mantenevano con la disoccupazione dopo lavori stagionali in Francia e Svizzera

C'è anche il nome di una 31enne trentina che, assieme ad altri due arrestati, avrebbe fatto ricorso a piccoli lavori stagionali in Francia e in Svizzera, per poi usare l’indennità di disoccupazione da rimpatrio elargita dallo Stato per chi viene licenziato all’estero per portare avanti la propria attivatà anarco-insurrezionalista 

Pubblicato il - 12 giugno 2020 - 15:55

TRENTO. Associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione e porto di materiale esplosivo, istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato, oltre che incendio e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. Sono questi i reati che sono chiamati a rispondere i sette anarchici che sono stati fermati e arrestati nelle prime ore di questa mattina durante l'operazione “Bialstok” fatta dai Carabinieri Ros di Roma.

 

Tra i sette militanti anarco-insurrezionalisti ci sarebbe anche il nome di una trentina, Francesca Cerrone di 31 anni. Sono finiti in carcere con l’accusa di aver costituito una cellula eversiva di matrice anarchica insurrezionale, avente base al centro sociale “Bencivenga Occupato” di Roma. Si tratta di un nuovo gruppo d’azione, che aveva elaborato e portato a compimento un programma eversivo cristallizzato in un documento clandestino dal titolo “Dire e sedire”, destinato solamente ai compagni affini per ideologia, con cui portare avanti una “conflittualità viva e accesa”. Il gruppo mirava poi a riorganizzare il movimento anarchico superando “ogni localismo”, per avviare una nuova fase dell’insurrezionalismo, che avvicinasse i diversi gruppi, così da colpire l'organizzazione democratica e costituzionalmente organizzata dello Stato. Nel progetto, gli arrestati volevano sostenere, con atti di terrorismo, gli imputati nel processo "Panico", conclusosi a Firenze nel luglio 2019 con pesanti condanne nei confronti degli imputati, accusati, tra l’altro, dell’attentato alla libreria “Il Bargello” (area CasaPound Italia) di Firenze, compiuto il primo gennaio 2017.

 

 

Il provvedimento scaturisce da un’attività investigativa avviata a seguito dell’attentato esplosivo alla Stazione Carabinieri di Roma San Giovanni, compiuto il 7 dicembre 2017 e rivendicato dalla sigla terroristica “Cellula Santiago Maldonado - Federazione Anarchica Informale–Fronte Rivoluzionario Internazionale”.  L’ordigno artigianale, occultato all’interno di un termos di metallo, contenente 1,6 kg di esplosivo, aveva provocato ingenti danni all’ingresso della caserma e per poco non aveva investito con la sua esplosione una passante, elemento che conferiva all’attentato una estrema pericolosità derivante dall’accettazione del rischio di colpire vittime collaterali.

 

Il gruppo eversivo disarticolato nell’odierna operazione si rifaceva ai dettami strategici di Alfredo Cospito, ideologo della Fai, attualmente detenuto presso il carcere di Ferrara per partecipazione alla Federazione Anarchica Informale-Fronte Rivoluzionario Internazionale, oltre che per la gambizzazione dell’ingegnere Roberto Adinolfi, avvenuto a Genova il 7 maggio 2012.

 

E a Cospito è legato il nome dell’indagine, con riferimento al libro clandestino dal titolo “Anarchici di Bialystok 1903-1908”. Il libro clandestino contiene una inedita introduzione, che sottolinea in chiave istigatoria come le gesta degli anarchici russi, fatte di omicidi, attentati e forme di terrorismo in danno dei padroni, debbano trasmettere “forza, tenacia, coerenza, esperienza viva”, ispirando le azioni degli anarchici di oggi.

 

Sotto il profilo dell’operatività del gruppo eversivo, sono emersi contatti tra gli arrestati e gli anarchici greci, Paese in cui è molto attiva la “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”, gruppo terroristico aderente al cartello FAI-FRI, responsabile, nel novembre 2010, dell’invio – via posta - di 14 ordigni esplosivi ad ambasciate straniere in Grecia e a rappresentanti di Governo all’estero.  Contatti qualificati sono emersi anche con il Cile, teatro di cruente devastazioni di matrice anarchica nello scorso mese di ottobre. A proposito del Cile, nel settembre 2018 i Carabinieri del Ros avevano monitorato, presso il centro sociale Bencivenga, un incontro riservato tra gli odierni arrestati e una militante cilena in Italia, cui consegnarono dei documenti d’area da portare e far circolare in Cile.  Importanti contatti sono emersi anche con i gruppi anarchici tedeschi. A Berlino, inoltre, nell’ottobre 2018, è stato compiuto un altro attentato rivendicato da una cellula FAI-FRI

 

Nell'indagine il nome della trentina Francesca Cerrone appare diverse volte. Lei assieme ad altri due coinvolti, avrebbero, secondo le indagini, ricorso attraverso piccoli lavori stagionali in Francia e in Svizzera, all’indennità di disoccupazione da rimpatrio elargita dallo Stato per chi viene licenziato all’estero. Questo allo scopo di sostenersi economicamente nella “comune” del centro sociale Bencivenga e dedicarsi completamente alla causa insurrezionalista.

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