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| 30 dic 2020 | 17:47

Giacomo, lo "Studente dell'anno" che voleva tornare a scuola insultato e minacciato sui social: "Molti non avevano nemmeno letto l'articolo"

Giacomo Bertò, già vincitore del premio "Studente dell'anno" è stato bersagliato da insulti e minacce di violenza sotto un articolo scritto su di lui. Il ragazzo: "Per me la salute viene prima di tutto, ho sempre fatto questa premessa"

Giacomo, lo "Studente dell'anno" che voleva tornare a scuola insultato e minacciato sui social
di Mattia Sartori

TRENTO. Insulti e minacce. Giacomo Bertò, che qualche settimana fa aveva vinto il premio di “Studente dell’anno” indetto da “Your Edu Action” (Qui articolo), ha trovato questo sotto un articolo scritto su di lui da Repubblica. Il ragazzo trentino è stato preso di mira da centinaia di persone che, non avendo compreso il suo messaggio, lo insultano, gli danno del ragazzino viziato e, in alcuni casi estremi, lo minacciano di violenza o augurano alla sua famiglia di finire in terapia intensiva.

 

“Leggendo i commenti sotto il post di Repubblica – racconta - ho provato una forte tristezza. Posso anche capire il punto di vista di chi dice che stare a casa non è poi così terribile, ma chi mi insulta e mi minaccia senza neppure aver cercato di capire il mio messaggio non riesco proprio a comprenderlo. Spero che nel 2021 impareremo a parlare di meno e riflettere di più”.

 

 

A leggere i commenti in effetti sembra che molti dei leoni da tastiera che lo hanno denigrato non siano andati oltre il titolo dell’articolo. Giacomo è sempre stato molto chiaro: la salute e la sicurezza vengono prima di tutto. “È una premessa che ho sempre fatto – spiega il ragazzo -. Non intendo anteporre il bisogno di tornare fisicamente tra i banchi alla sicurezza durante questa emergenza sanitaria, anch’io ho sofferto delle perdite e mi rendo conto della gravità della situazione. Voglio semplicemente sottolineare un disagio esistente tra noi giovani nello stare lontani dalle esperienze che la scuola ci garantisce. La mia non è una pretesa, è un voler far trasparire le mie emozioni”.

 

“Inoltre voglio sottolineare che non demonizzo in nessun modo la Dad – dichiara Giacomo -, anzi penso che lo sforzo fatto da alunni e insegnanti sia lodevole. Ritengo solo che la vera scuola sia un’altra e che sarebbe possibile tornare in aula in sicurezza. Il problema infatti io non lo vedo dentro la scuola, dove si rispettano le norme di sicurezza, ma fuori, per esempio sui mezzi di trasporto. È lì che bisogna concentrarsi per trovare soluzioni".

 

“Ci tengo anche ad aggiungere – conclude – che spesso ho visto altri studenti ammucchiarsi fuori da scuola come se il virus non esistesse. Io per primo condanno questo tipo di comportamento: se vogliamo chiedere di tornare tra i banchi dobbiamo essere i primi ad avere la coscienza pulita e a fare le cose per bene”.

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