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Il Patt: “Nidi e scuole dell’infanzia si potevano riaprire ma la Giunta ha detto no, famiglie e ragazzi attendono risposte”

Gli autonomisti avrebbero voluto attivare un vero e proprio “servizio d’emergenza” per consentire la riapertura, in piccoli gruppi, di scuole d’infanzia e corsi per studenti che si stanno preparando alla maturità: “Si tratta di azioni assolutamente urgenti, fattibili e soprattutto attese da famiglie e ragazzi”

Di Tiziano Grottolo - 11 maggio 2020 - 15:13

TRENTO. Dopo l’approvazione del ddl Fugatti-Spinelli prosegue lo scontro fra maggioranza e opposizioni: se è vero che durante la proposta leghista non ha incassato voti contrari le minoranze hanno fatto sapere di non aver firmato una cambiale bianco e che non hanno rinunciato al ruolo di critica e vigilanza svolto finora. In altre parole il ddl ha ottenuto il via libera, senza ostruzionismi, considerando l’urgenza del momento ma questo non significa che sia andato tutto liscio.

 

Anzi, sono molti gli emendamenti al testo proposti dalle opposizioni che sono stati bocciati, in particolare secondo gli esponenti del Patt, Ugo Rossi, Paola Demagri e Michele Dallapiccola (ma la proposta ha ricevuto il sostegno anche di altri consiglieri) asili nido e scuole d’infanzia avrebbero potuto riaprire subito.

 

Gli autonomisti avrebbero voluto attivare un vero e proprio “servizio d’emergenza” per venire incontro alle esigenze delle tante famiglie in difficoltà: “Il tutto avrebbe potuto svolgersi in sicurezza ma la maggioranza ha detto no”. Nel progetto del Patt le attività avrebbero dovuto svolgersi prevalentemente all’aperto, in gruppi di massimo quattro bambini (escluso il personale) “dando la preferenza alle famiglie che non hanno nessuna possibilità di restare a casa per accudire i figli”, specificano gli autonomisti.

 

Lo stato di salute di bambini e insegnati avrebbe dovuto essere monitorato costantemente, quest’ultimi avrebbero anche dovuto usare i dispositivi di sicurezza, inoltre si consigliava che i gruppi rimanessero il più possibile omogenei, cioè che vi partecipassero le stesse persone. Probabilmente non sarebbe stato possibile soddisfare tutte le richieste ma almeno il servizio sarebbe ripartito, garantendo ad alcune famiglie una possibilità che ad oggi è loro preclusa.

 

Parallelamente era stata prevista la possibilità, per gli alunni che nell’anno scolastico corrente dovranno sostenere l’esame di Stato, che le scuole offrissero un’attività di consulenza e affiancamento con la presenza di alcuni insegnati. Anche in questo caso i gruppi sarebbero stati a ranghi ridotti, non più di sei alunni, che avrebbero potuto essere aiutati a preparare l’esame di maturità, mentre le scuole professionali avrebbero potuto organizzare i tirocini prescritti per il conseguimento della qualifica professionale.

 

“Si tratta di azioni assolutamente urgenti, fattibili e soprattutto attese da famiglie e ragazzi – osservano gli autonomisti – eppure la nostra proposta è stata respinta, bastavano un po’ di coraggio e buona volontà che però sono mancate”.

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