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La Pro Loco del Bondone: ''Rilanciare le caserme, emblema del disinteresse per l'Alpe di Trento. Serve un concorso di idee''

Un patrimonio storico di immenso valore che rischia di andare disperso. Alcuni tetti sono crollati ormai oltre dieci anni fa per il peso della neve nel corso di un inverno particolarmente intenso, altri edifici sono stati demoliti mentre l'ex falegnameria non è utilizzata e l'ex stazione forestale contiene ancora parte degli archivi

Di Luca Andreazza - 15 febbraio 2020 - 21:01

TRENTO. "Ho sentito dell'intenzione di riaprire le Caserme austroungariche delle Viote per la quarantena a causa del Coronavirus". Così Sergio Costa, presidente della Pro Loco del Monte Bondone, che aggiunge: "Non avremmo nulla in contrario a questa proposta, ma a patto che, nel giro di pochi mesi, si pensi una volta per tutte a come dar vita a questo stupendo manufatto".

 

Un patrimonio storico di immenso valore che rischia, infatti, di andare disperso. Alcuni tetti sono crollati ormai oltre dieci anni fa per il peso della neve nel corso di un inverno particolarmente intenso, altri edifici sono poi stati demoliti mentre l'ex falegnameria non è utilizzata e l'ex stazione forestale contiene ancora parte degli archivi.

 

 

Recentemente sono state utilizzate per la kermesse Silent green festival (Qui articolo), poi le caserme sono finite nuovamente nel dimenticatoio, anche se a ciclo continuo qualche ipotesi di rilancio viene a galla. Fiammate, che poi si sono concluse nel nulla (Qui articolo). 

 

"Sono state aperte per circa 15 anni come Centro di ecologia alpina - aggiunge il numero della Pro Loco - un prestigioso apporto alla comunità scientifica e alla località stessa con le sue ricerche sull’ambiente. Poi tutto è stato dimenticato dopo il trasferimento del Centro nel 2008 alla casa madre, la Fondazione Mach a San Michele all’Adige. Sono state riattivate nel 2015 per due mesi tramite il Servizio politiche sociali per poi essere messe a disposizione per l’accoglienza dei richiedenti asilo e richiuse nella primavera 2019".

 

Attualmente tutte le caserme delle Viote sono di proprietà della Provincia. Anche quelle che erano del Comune di Trento sono state cedute a piazza Dante tra il 2013 e il 2014 per ragioni economiche: la messa in sicurezza costerebbe 1 milioni di euro. Negli anni la palla è passata a Patrimonio del Trentino che avrebbe dovuto cercare un rilancio oppure la vendita delle strutture. 

 

Era arrivata anche l'idea di realizzare un resort in quota dal costo di 36 milioni di euro, un progetto infilato quasi subito nel cassetto perché avrebbe snaturato la località. "La nostra Pro Loco - prosegue Costa - insieme a tante altre associazioni ha ottenuto di riaprirle alla musica dopo 120 anni dalla loro fondazione. A settembre 2019 le caserme hanno visto la partecipazione di importanti artisti e tanto pubblico per il Silent green festival".

 

La Pro Loco chiede a gran voce di ritornare a valutare la possibilità di rilanciare le caserme. "Magari - continua il presidente - attraverso un concorso di idee. E' fondamentale evitare che questi edifici crollino definitivamente per l'incuria, come già accaduto ai vicini alloggi della truppa. Pensiamo che le Caserme austroungariche siano nella loro trascuratezza un emblema dell'indifferenza dei governi provinciali e comunali alle sorti del Bondone".

 

Tante le occasioni che si sono succedute e poi cadute nel vuoto. "Nemmeno il centenario della fine della Grande Guerra - conclude Costa - è riuscito a smovere qualcosa. E sì che è stata fatta un’agenda strategica, deliberata nel 2018 dal Comune di Trento e condivisa dai principali stakeholders delle rappresentanze sociali e economiche della città, che vede nel recupero e nella rifunzionalizzazione delle Caserme una delle iniziative più importanti da avviare per restituire quel prestigio che merita e contribuire a presidiarne i valori paesistici e ambientali, oltre che a generare nuove economie legate alla montagna. Crediamo che il rilancio del Bondone passa soprattutto attraverso questi segnali di volontà. Un progetto che abbracci l’intero compendio immobiliare e che possa dare il suo contributo a mantenere la montagna vivibile nell’ottica di un giusto equilibrio e soprattutto di buon senso".

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