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Le “unità speciali” che combattono il Covid casa per casa: “Seguiamo i pazienti a domicilio e quando serve facciamo anche i tamponi sul posto”

Sono fra le prime linee difensive per combattere la pandemia e sono stati introdotti appositamente per seguire i pazienti a domicilio. In Trentino i medici Usca sono 16 e operano in tutto il territorio: “Siamo una risorsa nella gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid”

Di Tiziano Grottolo - 09 December 2020 - 18:25

VALLAGARINA. In gergo sono conosciuti come Usca, l’acronimo di “Unità speciali di continuità assistenziale” si tratta di figure ancora poco conosciute ma introdotte appositamente per affrontare la pandemia. Di fatto sono una delle prime linee di difesa contro il propagarsi dell’infezione.

 

Francesca Desiderato è una dei 16 medici Usca attivi in tutto il Trentino e si occupa di seguire i pazienti a domicilio della Vallagarina: “Siamo una risorsa al servizio dei medici di medicina generale proprio nella gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid”. Sono i medici Usca a recarsi in casa degli ammalati, assieme all’infermiere delle cure domiciliari per visitare le persone con sintomi sospetti. “Qualora non abbiano ancora eseguito un tampone – spiega Desiderato – il test antigenico rapido lo facciamo noi a domicilio”.

 

I medici Usca inoltre, si occupano di tutte le altre necessità assistenziali come prelievi o la consegna del saturimetro per il monitoraggio che avverrà nei giorni successivi. Le visite sono molto particolari e pensate per ridurre al minimo il rischio di contagio: “Ovviamente – prosegue Desiderato – dobbiamo prepararci tutti i dispositivi di protezione individuale che vanno indossati all’esterno dell’abitazione del paziente”. Spesso e volentieri i “camerini” di questi dottori sono cortili o gli esterni dei giroscale dei condomini. “Abbiamo bisogno di luoghi areati, dopodiché la visita è condotta da due persone, una entra all’interno dell’appartamento mentre l’altra rimane all’esterno per aiutare il primo operatore nella svestizione e decontaminazione degli strumenti”.

 

Solitamente le visite si svolgono in 15 o 20 minuti per ridurre il più possibile l’esposizione con la raccolta anamnestica e consigli terapeutici che saranno rimandati a un contatto telefonico. I medici Usca lavorano in stretta collaborazione con i medici di medicina generale con i quali viene concordata la strategia terapeutica migliore. “I primi che ci attivano – conclude Desiderato – sono i medici di base o i pediatri di libera scelta, altre volte è la Centrale Covid a farlo, qualora, durante le operazioni di contact tracing, dovesse individuare utenti che hanno bisogno di servizi assistenziali clinici specifici”.

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