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Lo sport come antidoto alla dipendenza da internet: “Un tema che riguarda sempre più adolescenti”

Durante il lockdown, da parte delle famiglie, è aumentata la consapevolezza del problema della dipendenza dalle tecnologie come internet e videogiochi: “Quest’anno gli iscritti sono più che raddoppiati, una questione che riguarda soprattutto la fascia d’età adolescenziale”

Di Laura Gaggioli - 17 ottobre 2020 - 13:53

SAN GIOVANNI DI FASSA. In Italia si stima che siano almeno 300mila i giovani, tra i 12 e i 25 anni, che soffrono della cosiddetta dipendenza da internet. Un problema ancora poco studiato ma reale, che spesso e volentieri viene affrontato da singole associazioni o cooperative, vere e proprie pioniere del settore. È proprio per sensibilizzare sulle dipendenze da tecnologia che è nato #JumpOutTheWeb, un progetto pensato per i ragazzi della seconda media fino alla quinta superiore, della Val di Fassa e della Val di Fiemme. Inout, cooperativa sociale promotrice del progetto, guarda in particolare alla fascia adolescenziale della propria comunità: Età dove si annida più dipendenza da videogames, social networks, internet e, al tempo stesso, piacere di sperimentare discipline legate all’acrobatica” commenta Matteo Lori, referente del progetto.

 

Lo stile pedagogico utilizzato dalla cooperativa, infatti, mira a trovare il giusto incontro tra gli interessi dei ragazzi e la necessità di affrontare alcune tematiche. Per questo, il mondo della dipendenza da tecnologia è stato unito al mondo degli sport estremi e adrenalinici, ambito che può incanalare tale energia verso un uso consapevole, anche artistico, nella quotidianità. Nata come animazione estiva, che opera per il 90% dell’attività nella Val di Fassa, la cooperativa già da tempo aveva avvertito tale problematica tra i propri giovani. Così, nel 2019, aveva presentato la prima edizione del progetto, chiamato “Sutar per aria”, dedicato all’incontro tra videogames e acrobazia.

 

Nel 2020 nasce invece la nuova versione: “Dall’anno scorso – dichiara Lori – abbiamo pensato di affrontare, non solo il mondo dei videogiochi e della realtà virtuale, ma anche l’utilizzo generico del web”. Mentre i primi inducono i giovani utenti ad azioni emulative, il secondo porta con sé il pericolo di isolare i ragazzi nelle loro stanze, soprattutto in questi giorni dove la libertà di incontro è frenata dall’emergenza sanitaria. Dopo il lockdown, da parte delle famiglie, è aumentata la consapevolezza del problema e sempre più genitori hanno chiesto di affrontare queste tematiche.

 

In tempi di pandemia la cooperativa ha quindi colto le richieste della sua popolazione e l’occasione di cambiamento: “Abbiamo registrato un aumento notevole del numero degli iscritti, da 15 della scorsa edizione, ai 40 di quest’anno – confessa l’organizzatore – questo ha richiesto da parte nostra una riprogrammazione del progetto su più date per garantire la sicurezza dei ragazzi tramite la partecipazione agli eventi in piccolissimi gruppi. Sperando di riuscire a portare avanti l’iniziativa in presenza, elemento molto importante per il nostro fine”.

 

Durante i 15 incontri previsti, che si terranno tra novembre e dicembre 2020, #JumpOutTheWeb proporrà sia veri e propri allenamenti seguiti da insegnanti di freestyle, slackline, scii e snowbord, sia incontri con psicologi che guideranno i giovani atleti a ragionare sulla distinzione tra realtà e realtà virtuale, parlando, per esempio, anche di guerra: di quella che si divertono a giocare durante i loro pomeriggi e di quella vera, invece, combattuta dai loro nonni non molto tempo fa. Saranno poi previste due uscite “estreme” sul territorio e tre serate di dibattito aperte alle famiglie e alla popolazione: “Perché il problema – conclude Lori – riguarda i giovani, ma anche i loro educatori”.

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