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Oltre 340 firme di insegnanti trentini per chiedere a Bisesti che a settembre si torni a scuola ''in piena normalità''

I docenti ritengono prioritario garantire la salute di studenti e famiglie ma anche che ogni provvedimento venga preso solo sulla base di precisi criteri scientifici, fondati sulla rilevazione di dati statisticamente affidabili e tempestivamente: ''Piuttosto che intraprendere ora spese di incertissima utilità, la petizione chiede investimenti infrastrutturali in trasporti potenziati, mense, sostegno al successo formativo, dotazioni strumentali delle scuole'' 

Pubblicato il - 16 June 2020 - 18:05

TRENTO. Sono 340 le firme di docenti trentini che corredano la lettera, che pubblichiamo integralmente qui sotto, e che è stata inviata martedì mattina all'assessore all'istruzione Mirko Bisesti e al consiglio del sistema educativo provinciale (nella persona del presidente Giovanni Ceschi) e che chiede, di fatto, che a settembre si torni a scuola in piena normalità

 

''Il punto essenziale - spiegano i due docenti del Liceo Prati e del IIS Degasperi di Borgo Valsugana che stanno promuovendo l'iniziativa - è che si chiede che ogni decisione venga assunta e giustificata in base a dati certi: solo se c’è allarme sanitario allora si giustifica una scuola d’emergenza. Giusto avere un “piano B” nel caso che si torni ad una situazione di pericolo, ma con soluzioni logistiche temporanee. Piuttosto che intraprendere ora spese di incertissima utilità, la petizione chiede investimenti infrastrutturali in trasporti potenziati, mense, sostegno al successo formativo, dotazioni strumentali delle scuole. Infatti se dovesse ritornare un’emergenza sanitaria, o si gestirà con più efficaci provvedimenti di isolamento dei focolai o non ci si dovrà limitare a chiudere solo le scuole e l’università''.

 

Eppure per i docenti firmatari sia a livello nazionale che a livello locale, nonostante l’autonomia trentina, ci sarebbe l’impressione di avviare provvedimenti in base al “vediamo come va” e a vaghi pronostici e non sul fondamento di indagini statisticamente valide. ''Per questo - concludono - riteniamo che sia urgente richiamare la politica alle sue responsabilità di fronte alla società civile, di cui scuola e università sono settori di primaria rilevanza. Che le scelte siano proporzionate e giustificate con dati e ragionamenti pubblici, non con la retorica infondata della paura o della speranza. Le sottoscrizioni sono ancora aperte, anche sulla pagina Facebook “Diritti Ascuola”.

 

 

La scuola rappresenta un interesse primario per la società civile: - in quanto indispensabile e strategico investimento nel futuro della società; - come canale essenziale di formazione delle giovani generazioni, per offrire loro le migliori opportunità di inserimento sociale e per mantenere vitale la democrazia nello Stato e nelle istituzioni locali; - come sostegno alle famiglie nella loro responsabilità di educare ed accudire i figli; - come risposta ai diritti fondamentali individuali dei giovani stessi. Perciò, in ordine alle responsabilità che agli adulti e specificamente alla politica derivano da quanto sopra richiamato, non si possono sottovalutare le molteplici ricadute negative che il prolungato periodo di chiusura delle scuole ha avuto e che potrebbero aggravarsi con ulteriori forme di limitazione (anche parziale) delle normali attività scolastiche a partire dal prossimo settembre.

 

Queste conseguenze dannose sono state finora evidenziate da molte voci autorevoli e da numerosi cittadini, da ultimo con la Petizione a favore di una scuola “reale”, che ha raccolto 6.000 adesioni e che è stata consegnata al presidente Kaswalder. Le risposte che gli operatori della scuola hanno cercato di dare alla situazione di emergenza e il correlato eccezionale impegno richiesto a studenti di tutte le età e alle loro famiglie non possono essere imposti a settembre, nemmeno in parte, se non sulla base di motivazioni pienamente giustificate sulla base di una situazione oggettiva di allarme sanitario. Ciò che sinora non è stato sempre chiaro.

 

Dunque si chiede:

di riservare soluzioni di emergenza, come quelle che si stanno progettando, solo all’eventualità che un’emergenza si presenti effettivamente;

di definire tale condizione di emergenza in base a precisi criteri, fondati sulla rilevazione di dati statisticamente affidabili e tempestivamente raccolti sia ora che a ridosso dell’inizio del prossimo anno scolastico (per esempio con indagini campionarie sulla popolazione in genere e su quella scolastica in particolare);

che, prima di chiudere in misura parziale o totale le scuole o di modificarne il funzionamento ordinario, si considerino non solo i dati sanitari e le raccomandazioni dei relativi esperti ma si soppesino adeguatamente anche le conseguenze sociali, educative, psicologiche ‒ finora troppo trascurate;

che, per rispetto dei lutti e dei gravi disagi subiti finora dalla popolazione, si eviti di vedere nell’eventuale ripresentarsi di una situazione d’emergenza una “occasione di rinnovamento” della scuola;

piuttosto si colga l’occasione per migliorare le condizioni di supporto al sistema scolastico, come la logistica dei trasporti per gli studenti, il servizio delle mense per gli istituti secondari, il sostegno allo studio per gli studenti in difficoltà, il finanziamento delle dotazioni strumentali e laboratoriali delle scuole.

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