Il Trentino si prepara al nuovo anno scolastico. Bisesti: ''Abolire i voti sotto il 4? Rispetto l'Alto Adige ma non cambierà la scuola". E sugli insegnanti: "Continuerò a puntare sul merito"
Circa 70 mila studenti a partire dall'11 settembre torneranno sui banchi. "Grazie al lavoro fatto dal Dipartimento i numeri di cattedre vuote saranno inferiori rispetto gli scorsi anni". E sul futuro della scuola spiega: "Va bene la storia, l’insegnamento dell’autonomia, ma dobbiamo puntare sull'educazione alla finanza. Farà la differenza"

TRENTO. Dalla prima elementare alla quinta superiore. L'11 settembre suonerà in Trentino la campanella di inizio anno scolastico. Come sempre un momento cruciale per migliaia di famiglie.
Sono circa 70 mila gli studenti che torneranno sui banchi di una scuola che mai come in questi anni si trova ad affrontare sfide importanti per il futuro.
Un mondo che si muove fra organizzazione, merito e scelte. Temi cruciali che influenzeranno inevitabilmente le future generazioni.
Assessore Mirko Bisesti, a breve inizia la scuola. Gli studenti troveranno già tutti gli insegnanti o ci saranno molte cattedre vacanti?
Quest'anno grazie al lavoro portato avanti dal Dipartimento Istruzione abbiamo una situazione migliore rispetto agli ultimi anni. Questi sono i giorni della cosiddetta “chiamata unica” per il mondo della scuola. A fronte di quello che accadrà in queste ore, entro venerdì dovremmo sapere quali sono i posti vacanti.
Si troveranno all'interno dei cosiddetti spezzoni di insegnamento, non nei tempi pieni, in scuole diverse e sono situazioni che si ripetono sintomo di alcune criticità. Le cattedre senza insegnanti, però, saranno poche. Quando avremo il quadro della situazione ci saranno le Mad (messe a disposizione) o le graduatorie d'istituto attraverso le quali si cercherà di coprire i vuoti esistenti.
Quelli appena trascorsi sono stati cinque anni non semplici per la scuola.
Certamente. Dobbiamo però ricordare che il Trentino è stato il territorio d'Italia dove più si è andati a scuola durante i due anni intensi e terribili (2020/2021) del lockdown. E' stata fatta una scelta politica chiara ma anche organizzativa ed economica. Gli effetti negativi che in tante parti d'Italia sono stati registrati qui non li abbiamo quasi visti. Abbiamo 'sofferto' meno grazie alla scuola in presenza. Lo dimostrano anche i dati Invalsi degli ultimi anni.
Sono però anche orgoglioso del fatto che il Trentino ha la scuola più inclusiva d'Italia per l'attenzione verso le fragilità, l'attenzione certamente della politica ma anche dei docenti e di tutto il personale.
Chiarisco, però, che su questo campo sono il primo a dire che si fa sempre troppo poco. L'attenzione nei confronti dei bisogni educativi speciali è alta e questo è anche un messaggio importante che viene dato. Possiamo ancora fare meglio perché ci sono margini di miglioramento.
Dal punto di vista delle preferenze, ha notato cambiamenti fra gli studenti per il prossimo anno scolastico?
I numeri in generale sono abbastanza stabili. Si può vedere però un cambiamento all'interno della stessa formazione professionale. Troviamo una propensione molto più forte verso alcuni rami legati all'artigianato piuttosto che all'innovazione rispetto a settori come il turistico e l'alberghiero. E' un cambiamento che si nota molto rispetto 5 anni fa.
Questo è importante visto le richieste che arrivano dal tessuto economico.
Assolutamente. E lo sforzo che si deve portare avanti è dal punto di vista qualitativo. Si dice sempre che le scuole professionali non si devono considerare di serie B. Bene, questo lo si fa puntando sempre di più sulla qualità. Ci possono essere certamente delle differenze da una scuola all'altra ma la qualità è un elemento fondamentale. Sono felice anche del fatto che si sia arrivati ad introdurre il quinto anno dappertutto.
In Alto Adige l'anno scolastico è iniziato con una novità: con una legge provinciale sono stati aboliti i voti sotto il 4. In Trentino si usano ancora, lei cosa ne pensa?
Si in Trentino in molti ancora li usano questi voti. Non credo,peró, sia una cosa sulla quale concentrarsi. Rispetto l'autonomia dei nostri cugini altoatesini. Ma non credo che sia una delle cose che cambierà la scuola.
La sua riforma sul merito per i docenti è stata bloccata. Cosa pensa di fare? Cercherà di portarla avanti in qualche modo?
E' stata bloccata perché non si è trovata la condivisione. Ovviamente per me rimane un tema importante e l'ho riaffermato anche durante l'ultima riunione di coalizione. Rimane fondamentale porre la centralità del ruolo dell'insegnate attraverso il merito e la carriere. Io rimango, come sempre, disponibile al dialogo. Il mondo della scuola aspetta da tempo. Quando parliamo di carenza attrattiva nella scuola, ci si riferisce anche al fatto che è una professione ormai “piatta”. Chi è volenteroso ed entra nel sistema non riesce a crescere. La scuola parla di merito ma al suo interno con chi la scuola la porta avanti non lo mette in pratica. E questa è una contraddizione.
Lei come vede la scuola del domani? Dal punto di vista di contenuti e organizzativo su cosa intervenire?
Parto dai contenuti sottolineando che l'autonomia scolastica deve essere sacra. Sicuramente una cosa che bisogna portare avanti in tutte le scuole è l'educazione finanziaria. Va bene la storia, va bene l'autonomia ma l'educazione finanziaria è una delle cose che in futuro farà la differenza. Su questa bisogna puntare per una sostenibilità futura dei ragazzi e delle ragazze che devono iniziare a familiarizzare con alcuni termini, capire gli investimenti, i risparmi ed avere la consapevolezza del denaro. A livello organizzativo sicuramente credo che diventerà fondamentale il rafforzamento del dipartimento istruzione affinché abbia maggiore autonomia.













