"Ridare merito alla professione di docente", l'assessore Bisesti traccia un bilancio e fissa gli obiettivi in caso di rielezione: "Scuole dell'infanzia aperte a luglio? Un successo"
Per l'assessore all'istruzione della provincia di Trento, la decisione di tenere aperte le scuole dell'infanzia a luglio è stata "una scelta di coraggio. Coraggio che non c'è stato, invece, nell'affrontare il disegno di legge sulla carriera dei docenti. Resta - dice Bisesti - la sfida per la scuola del futuro e per rendere la professione più attrattiva e mi auguro nella prossima legislatura di poterla portare a compimento"

TRENTO. “Il mondo della scuola ha bisogno di rimettere al centro il ruolo del docente, ridando il giusto merito e rispetto a questa professione”. L'assessore uscente all'istruzione della provincia di Trento Mirko Bisesti, tracciando un bilancio di cinque anni alla guida dell'assessorato, difende il disegno di legge sulla carriera dei docenti, presentato a maggio in commissione ma che non è arrivato all'esame dell'aula del consiglio provinciale. Cuore del progetto è la parola 'merito', che per l'assessore è un “faro da seguire”. “E su questo – aggiunge – mi auguro che nella prossima legislatura ci sia il coraggio di portare avanti la riforma”.
Si dice soddisfatto, invece, per la scelta di prolungare l'apertura della scuole materne a luglio, “una decisione di coraggio – dice - presa per venire incontro alle esigenze delle famiglie e che ora è diventata strutturale”.
Una scelta, questa, fortemente contestata, tra gli altri, dai sindacati di categoria e dalla Federazione delle scuole materne. E' sufficiente come strumento di conciliazione?
Decidere di prolungare l'apertura delle scuole d'infanzia nel mese di luglio è stata una scelta fatta per andare incontro alle esigenze di una società che è profondamente cambiata negli ultimi decenni. Sono cambiate le famiglie, è cambiato il mondo del lavoro. Ho incontrato tante mamme lavoratrici, che magari non hanno la possibilità di avere un aiuto da parte dei nonni o che non hanno grandi disponibilità economiche e che devono conciliare gli orari di lavoro con l'accudimento dei figli. Abbiamo cercato di dare una risposta a queste esigenze.
Ed è contento dell'esito dell'iniziativa?
La risposta delle famiglie che hanno usufruito del servizio è stata positiva e ci ha dimostrato che la nostra scelta è stata giusta. Ribadisco, tuttavia, che non si tratta di un punto di arrivo; il servizio va, comunque, migliorato. Si possono mettere in campo strumenti per fare in modo che chi lavora nel settore possa avere altre forme di tutela. Ma sono convinto della bontà di questa riforma. Inoltre, si tratta di un tassello nell'ambito dei servizi di conciliazione. Serve anche un coinvolgimento del mondo del privato per un aumento della flessibilità lavorativa.
E' restata, invece, al palo la riforma sulla carriera dei docenti, che prevedeva di suddividere i docenti in tre categorie, esperti, ricercatori e delegati all'organizzazione, sviluppando un concetto di carriera all'interno della scuola (qui articolo). Questa riforma avrà futuro?
Su questa proposta di legge, purtroppo, non c'è stata condivisione. E' mancato, a mio avviso, quel coraggio che serve per affrontare un cambiamento necessario per migliorare il mondo della scuola. Il faro è la questione del merito declinato sul fronte della carriera dei docenti. La scuola parla di merito a studenti e studentesse, ma non applica quel principio al suo interno. Serve, inoltre, rimettere al centro il ruolo del docente, ridando il giusto merito e rispetto a questa professione, in modo che diventi attrattiva per le nuove generazioni. E ad oggi questa professione non lo è. Mi auguro che nella prossima legislatura ci sia la volontà per portare avanti questa battaglia che è anche la vera sfida futura per il mondo della scuola.
Guardando a questi cinque anni alla guida dell'assessorato delle scuola, come sono stati i rapporti con i sindacati?
Le relazioni sindacali sono state improntate sempre sul dialogo. Abbiamo condiviso interventi mirati a sostegno di lavoratori e lavoratrici. Non nego, tuttavia, che talvolta ci sono stati rapporti tesi, soprattutto su alcune questioni come l'apertura delle scuole d'infanzia a luglio e sulla carriera dei docenti, sulle quali – a mio avviso – ci sono state chiusure aprioristiche, ideologiche da parte dei sindacati. Gli scudi che sono stati alzati non sono più attuali e rischiano di non farci stare al passo con i tempi”.















