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Primi aperitivi all'aria aperta ma la pipì poi la si deve fare in strada. Il Patt: ''Riaprire è fondamentale ma la Provincia deve avere un piano per la gestione dei servizi essenziali''

Ancora una volta tutto viene scaricato sulle responsabilità individuali e a pagarne le spese potrebbero essere quegli esercenti che stanno cercando, faticosamente, di ripartire. Ieri sera ''rigagnoli sulla pavimentazione stradale si osservavano pressoché in ogni angolo nascosto o seminascosto'' di Trento

Pubblicato il - 14 May 2020 - 11:26

TRENTO. Via con le riaperture e con il take away e il consumo in strada, o in piazza, ma poi, se c'è qualche impellenza, dove la si va a fare? Sembra un piccolo problema ma in realtà dimostra con quanta approssimazione ci si stia approssimando a riaperture e via libera sul territorio e la domanda se la devono essere posta anche gli avventori che ieri sera, a Trento, si sono, finalmente, goduti qualche birretta e qualche aperitivo con gli amici (sempre a ''giusta'' distanza e con mascherine pronte a ricoprire il volto dopo ogni sorso) che si sono serviti, con consumazione da asporto, in alcuni locali cittadini. La risposta, però, non esisteva. Nessuno ci ha pensato e allora c'era solo una strada da percorrere. Anzi, c'era solo la strada da utilizzare. Il muro di qualche casa, un alberello per i più fortunati, il vicoletto più buio e per questo gettonatissimo.

 

E da domani riapriranno anche i negozi quindi il problema si amplificherà, con più gente in giro e più vesciche da ''controllare''. I consiglieri del Partito autonomista oggi hanno posto la questione in consiglio provinciale con un'interrogazione. '''Tanta fu la fretta che la gatta partorì gattini ciechi' recitava un saggio detto popolare che ben si attaglia alla confusione che in questo momento regna sul quadro delle regole della riapertura post lockdown - spiegano Rossi, Dallapiccola e Demagri -. Come in un fuoco incrociato, i Gestori di pubblici esercizi assistono a una gran confusione di regole. La sovrapposizione di indirizzi arriva specialmente da parte dello Stato, dell'Inail e della Provincia, con gravi disagi che ricadono anche sugli utenti''.

 

''Se aprire velocemente è una necessità - proseguono - il governo provinciale avrebbe potuto organizzarsi per tempo. Evidentemente questi passaggi non sono stati adeguatamente ponderati e ragionati perché ancora una volta è prevalsa la bulimia da conferenza stampa rispetto all'organizzazione pedissequa e puntuale delle regole. Il casus belli non sarà sfuggito a chi, nella serata di ieri, ha voluto godersi le prime aperture in città, pur in rigorosa modalità “take away”. Un aperitivo tra amici, una birra, due chiacchiere ma ad un certo punto, la necessità di dover fare i conti con la diuresi. In breve tempo decine di vesciche in città, hanno gareggiato con la ricerca di un servizio igienico. E questo, a sua volta, con una giusta chiusura a causa della grave responsabilità e impegno oneroso del suo proprietario, di doverlo sanificare ad ogni entrata di cliente: ingestibile''.

 

Per i consiglieri del Patt ''non è possibile scaricare la responsabilità su quei gestori che stanno tentando con tutte le forze di resistere alla crisi e di aiutare la società, anche psicologicamente, ad uscire dal lockdown. Non è possibile risolvere la cosa semplicisticamente demandando alla buona volontà di ciascuno. L'atteggiamento fin qui tenuto dall'assessorato nei confronti di sindacati, Inail ed altre parti sociali, non sembra positivamente instradato all'accomodamento e alle facili soluzioni. Questo mix di condizioni ha costruito per la città ieri sera un quadro poco edificante. Rigagnoli sulla pavimentazione stradale si osservavano pressoché in ogni angolo nascosto o seminascosto. Consci della transitorietà della situazione, ma altrettanto consapevoli che questa condizione potrebbe durare qualche settimana o peggio qualche mese, ci chiediamo con quale spirito ci si possano gestire le prossime aperture. E se il buongiorno si vede dal mattino, il rischio di far trovare agli ormai prossimi primi ospiti, una città non proprio accogliente, è elevato''.

 

E quindi ecco i quesiti posti alla Giunta: in primis sapere se è al corrente del problema; se esiste un piano generale per la gestione dei servizi essenziali all'ospite con particolare riferimento ai servizi igienici; in che modo si intenda comunicare all’utente finale suoi obblighi o diritti al fine di non lasciare sole le imprese a gestire regole, informazioni e responsabilità.

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