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| 07 dic 2020 | 15:16

Senza fissa dimora, servono urgentemente 100 posti in più. L'amministrazione considera la residenza Fersina

Gli attuali 132 posti a disposizione dei senza fissa dimora per dormire nel periodo invernale non bastano. Le stime parlano di almeno un centinaio di persone che trascorrono ogni notte esposti alle intemperie. Provincia, Comune e associazioni lavorano a una soluzione

Senza fissa dimora, servono urgentemente 100 posti in più
di Mattia Sartori

TRENTO. Già qualche settimana fa preoccupava l’accoglienza dei senza fissa dimora (Qui articolo). Con l’arrivo della stagione fredda è necessario dare rifugio a queste persone, altrimenti costrette a dormire esposte alle intemperie.  Gli scorsi anni si riuscivano ad ospitare quasi 200 persone e già così non si soddisfava interamente la richiesta. Quest’anno l’emergenza Coronavirus ha causato un ulteriore calo dei posti disponibili.

 

Ogni struttura di accoglienza ha infatti dovuto dotarsi di luoghi dove isolare le persone in caso di contagio, onde evitare la diffusione dello stesso tra tutti gli ospiti degli edifici. Una misura di sicurezza sicuramente scomoda, ma necessaria, che ha provocato la diminuzione di circa un terzo della capacità delle strutture, portando la capienza totale a circa 132 persone.

 

Ad oggi le stime parlano di un centinaio di persone non coperte da questo servizio e, visto il maltempo e l’abbassamento delle temperature, è particolarmente urgente la necessità di trovare una risposta a questa problematica. Non solo per il grave problema sociale che essa rappresenta, ma anche perché le condizioni di vita precarie dei senza fissa dimora costituiscono un ambiente perfetto per la trasmissione del virus. Ci sta lavorando il Tavolo Inclusione, un luogo di lavoro gestito dalla Provincia, a cui siedono, oltre alla Provincia stessa, il Comune e tutte le associazioni di volontariato e terze parti che partecipano all’organizzazione dei servizi per l’emarginazione grave.

 

L’assessora Maule dichiara: “Stiamo collaborando con la Provincia e le associazioni per trovare una soluzione. Al momento l’ipotesi più accreditata è quella di utilizzare un piano in disuso della residenza Fersina che ci garantirebbe un centinaio di posti in più. Per la gestione abbiamo un dialogo aperto con la Croce Rossa”.

 

Secondo il sindaco si tratta comunque di una questione di giorni, anche perché il tempo stringe. Inoltre arrivano anche le offerte di aiuto della Diocesi e della Caritas, che sono disposte a mettere a disposizione le proprie strutture e che il primo cittadino ringrazia a nome della comunità.

 

Si spera in una soluzione rapida che permetta a tutte queste persone di dormire con un tetto sopra la testa, togliendoli dalle intemperie ed evitando che vivano in condizioni troppo precarie, soprattutto in questi mesi di emergenza.

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