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| 28 set 2020 | 19:28

Smaltimento dei rifiuti, in arrivo un aumento dei costi per le imprese. Le critiche del Cna: ''Così non va, a rischio il percorso verso l’economia circolare''

Per la Confederazione dell’artigianato e della piccola impresa del Trentino Alto Adige il nuovo decreto invece di semplificare avrà come effetto sulle imprese l'aumento dei costi 

Smaltimento dei rifiuti, in arrivo un aumento dei costi per le imprese
di Redazione

TRENTO. “Così non va. I rifiuti devono diventare opportunità e risorsa”. Critiche da parte del Cna Trentino Alto Adige per quanto riguarda il decreto rifiuti al cui interno sarebbe previsto un pesante aggravio di costi a carico delle imprese mettendo a rischio, in questo modo, il percorso virtuoso verso l’economia circolare.

 

“Il decreto – spiega Claudio Corrarati, presidente della Confederazione dell’artigianato e della piccola impresa del Trentino Alto Adige - interpreta erroneamente la definizione indicata nella direttiva comunitaria trasformando di fatto in rifiuti urbani una quota rilevante di rifiuti speciali non pericolosi prodotti dalle imprese. Così non funziona. I rifiuti devono essere un’opportunità. Usiamo gli impianti virtuosi di smaltimento e monitoriamoli nelle emissioni. Ma i rifiuti diventino una risorsa”. Ecco allora che la richiesta è ancora una volta quella di “semplificare” ed invece il tutto si traduce in un aumento dei costi.

 

“La novità – spiega la Cna - potrebbe rappresentare una semplificazione, potendo gestire i rifiuti speciali non pericolosi come rifiuti urbani ma nella sostanza comporterà un aumento dei costi per i produttori. Infatti, per molte imprese ci sarà un ampliamento delle superfici che rientrano nel computo della Tari con relativo incremento dell’imposta che, secondo le nostre stime, per alcuni settori potrebbe arrivare fino a cinque volte gli importi attuali”.

Per la Confederazione la possibilità concessa alle imprese di scegliere una gestione a mercato di tali rifiuti risulta fittizia, in quanto non è chiaro l’effettivo risparmio sulla Tari, e soprattutto perché introduce un assurdo vincolo contrattuale di cinque anni che contrasta con la libertà dell’attività economica.

 

“Il decreto – conclude Cna - favorisce la gestione dei rifiuti speciali non pericolosi all’interno del servizio pubblico che molto difficilmente potrà garantire tassi di riciclo superiori a quelli realizzati negli anni dalla gestione a mercato”.

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