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Test rapidi per le scuole, ora anche la Pat ci pensa. Ferro: ''Dateci 15-20 giorni per i protocolli. Lotterò con tutte le mie forze per evitare altri lockdown''

Ieri l'incontro in Quinta Commissione provinciale tra i rappresentanti del Consiglio del sistema educativo e il direttore del dipartimento prevenzione dell'Apss. Sul tavolo anche le questioni sollevate da il Dolomiti sui tempi che si allungano per sapere l'esito dei tamponi per gli studenti (e si traducono in lunghi isolamenti anche per i genitori) e i test antigenici. Ecco cosa è emerso

Di Luca Pianesi - 30 settembre 2020 - 05:01

TRENTO. ''Dateci tempo 15-20 giorni per aggiornare il protocollo e andare incontro anche a queste istanze'', Questa la risposta del direttore del dipartimento prevenzione dell'Apss che ha incontrato ieri nella Quinta Commissione provinciale i rappresentanti del Consiglio del sistema educativo e del gruppo promotore dell'iniziativa "Diritti in una scuola reale", la sovrintendente scolastica, l’assessore all’istruzione, il dirigente del dipartimento che da lui dipende e il responsabile del servizio mobilità e trasporti della Pat. Tra i temi toccati durante la discussione quello posto da qualche tempo anche da il Dolomiti e cioè che i tanti tamponi che la Pat esegue (e dei quali si vanta in ogni situazione) in realtà rischiano di non essere sufficienti per tenere sotto controllo l'epidemia ora che arrivano i malanni di stagione.

 

Si sono rivelati, infatti, una buona strategia per tenere a bada il contagio durante l'estate (con pochi sintomatici in circolazione e la possibilità per i cittadini di vivere buona parte delle giornate all'aria aperta) ma ora, tra studenti chiusi a scuola e raffreddori crescenti, il rischio che il sistema vada in crisi è altissimo (già adesso i tempi per analizzare i tamponi si stanno allungando e si è arrivati a 5 giorni che si traducono in almeno una settimana di isolamento e quarantena per sapere se un figlio ha preso il raffreddore o ha il coronavirus QUI ARTICOLO). La risposta a tutto ciò possono essere i test antigenici che, pur con un'affidabilità leggermente più bassa rispetto ai tamponi, danno esito in 20/30 minuti e possono essere molto utili ad individuare focolai per indirizzare, poi, l'uso dei tamponi in maniera più mirata e ieri la richiesta in tal senso è arrivata anche dai sindacati dopo che già dieci giorni fa il Dolomiti sollevava il problema e anche il presidente dell'ordine dei medici Ioppi chiedeva un cambio di passo

 

Adesso, finalmente, l'apertura arriva anche dall'Apss (mentre anche il ministro Speranza sta lavorando per imporre questo sistema di screening proprio all'interno delle scuole, il Lazio è già partito lunedì e il Veneto si appresta a partire). Addirittura la Pat ha comunicato che nelle farmacie del Trentino potrebbero venire effettuati i test antigenici rapidi, per soggetti sintomatici in particolare di età scolare. ''E' una delle novità emerse stamani - si legge nel comunicato della Provincia di ieri -, nel corso di un incontro fra i vertici di Federfarma Trento e di Farmacie Comunali di Trento, con l'assessora Segnana, il dirigente generale del Dipartimento Giancarlo Ruscitti, il direttore generale facente funzioni dell'Azienda sanitaria Pier Paolo Benetollo e il direttore del Dipartimento di prevenzione Antonio Ferro. L'ipotesi di accordo a cui sta lavorando l'Assessorato provinciale, che ha incontrato una prima disponibilità dei vertici del mondo delle farmacie, è proprio quella di individuare una modalità per effettuare questi tamponi rapidi, che consentono di dare una risposta in tempi estremamente veloci e, soprattutto per i genitori di bambini in età scolare, di distinguere sintomatologie influenzali da positività al Covid-19''.

 

Ma se, come purtroppo accade molto spesso quando di mezzo ci sono i vertici politici della Provincia, ancora si parla di ''ipotesi di accordo'' più concreto è apparso Ferro durante l'incontro in Quinta Commissione. ''Il tema dell’approccio diagnostico è reale – ha detto Ferro condividendo le sollecitazioni anche dei genitori – e proprio per questo la Provincia pensa di adottare dei test diagnostici rapidi, i test antigenici rapidi, diversi dai test salivari. Questi test possono rivelare i positivi nel giro di un quarto d’ora. Questo sarà fondamentale per permettere alle famiglie e alle scuole di conoscere subito l’esito del test. Finché però il caso non è accertato, la scuola può continuare l’attività in maniera regolare”.

 

Il direttore ha sottolineato che “lo sforzo di mantenere la scuola aperta per dare a tutto il resto della comunità un segnale forte di normalità è complicato, perché la scuola è connessa ai trasporti e ad altri settori e per questo stiamo monitorando ogni giorno la situazione”. Importante, ha aggiunto Ferro, è anche realizzare una formazione classe per classe perché i ragazzi capiscano la ragione di quel che chiediamo loro. “Il nostro obiettivo è di far girare il virus il meno possibile nelle classi scolastiche: al contrario dell’approccio inglese che voleva far correre l’epidemia nelle classi basse. Con il risultato di causare migliaia di ricoveri e di morti. Così poi sono tornati indietro. E ora tutti stanno seguendo il modello italiano''. Il tutto mentre in Trentino, a ieri, hanno già chiuso 25 classi, 9 delle quali sono già tornate aperte, proprio per casi di contagio.

 

''Lotterò con tutte le mie forze per evitare altri lockdown – ha concluso il direttore Ferro – perché ogni classe scolastica sia un gruppo-stanza impermeabile. Così al limite si bloccherà una classe ma non la scuola intera, un comparto produttivo ma non tutta la fabbrica”. “Lo stesso modello – ha ricordato – lo stiamo applicando anche all’interno degli ospedali, limitando ad esempio gli operatori che leggono le lastre”. “Anche dal punto di vista del sindacato – ha aggiunto – questo un messaggio è passato ed è stato condiviso. Certo l’approccio deve essere flessibile. Ci aspettano dei mesi complicati – ha concluso – perché la sindrome influenzale che sta arrivando sarà difficile da distinguere dal Covid”. Infine il direttore ha espresso apprezzamento perché per la prima volta la Pat ha scelto di offrire la vaccinazione anti-influenzale gratuita ai docenti. Anche questo elemento ridurrà l’impatto della sindrome influenzale nel corpo docente”.

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