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Coronavirus e test rapidi in Trentino, i medici: ''Fondamentale usarli per agire preventivamente e evitare chiusure''

L'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha deliberato l'acquisto di 91 mila test rapidi a 409.500 euro, ma in Trentino la volontà sempre quella di puntare principalmente sui tamponi: "I test rapidi sono utili per controllare un elevato numero di persone e conseguentemente evitare chiusure di attività quali scuole e imprese. Sono armi importanti per scongiurare un eventuale ritorno al lockdown"

Di Luca Andreazza - 20 settembre 2020 - 05:01

TRENTO. "I test rapidi devono essere utilizzati e non può assolutamente escludere il ricorso ai tamponi". Così Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, che aggiunge: "Sono strumenti utili per controllare un elevato numero di persone e conseguentemente evitare chiusure di attività quali scuole, Rsa, imprese e così via. Sono armi importanti per scongiurare un eventuale ritorno al lockdown con tutte le conseguenze a livello sociale e economico. Se per esempio nella filiera della carne si fosse intervenuti prima con i test rapidi in modo costante e poi una campagna di tamponi probabilmente si sarebbe potuti limitare i danni e bloccare gli stabilimenti per agire meglio sui contatti".

 

L'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha deliberato l'acquisto di 91 mila test rapidi a 409.500 euro. Un contratto ponte rinnovabili per altri due trimestri in attesa che il Veneto, capofila in una sorta di "consorzio", concluda le procedure per un rifornimento ingente per fronteggiare la fase autunnale dell'emergenza Covid-19.

 

"Questo nuovo strumento - aggiunge il presidente dell'Ordine - è ormai molto specifico e piuttosto sensibile: l'85%. Non si può ancora pretendere che siano affidabili al 100% ma sono importantissimi nell'ottica di agire preventivamente. Oggi i test rapidi vengono usati al pronto soccorso, la circolare dell'Apss però presenta una criticità: se un paziente ha la tosse e l'esito è negativo non si procede a tampone. Ma potrebbe trattarsi di un falso negativo e un'analisi più approfondita a livello molecolare è d'obbligo se ci sono dei sintomi per escludere la presenza del coronavirus".

 

La volontà a livello provinciale sembra però quella di puntare principalmente sui tamponi. "I test antigenici? Utilissimi ma solo su persone sintomatiche, altrimenti rischiamo di ottenere molti falsi negativi che poi si sentiranno sicuri di sé con effetti controproducenti''. Ha spiegato Pier Paolo Benetollo, il direttore generale protempore dell'Apss a Il Dolomiti per spiegare il perché, attualmente, in Trentino si è scelta questa strada (Qui articolo). 

 

Da molte parti è sempre più forte la spinta a spostare l'indagine epidemiologica dai tamponi ai test rapidi per una serie di ragioni: i tamponi sono più costosi, necessitano di un apparato di analisi articolato e soprattutto di tempo (generalmente due giorni per avere l'esito ma in alcune regioni si arriva anche a superare la settimana). I test rapidi invece ormai hanno costi molto ridotti e l'esito arriva in una ventina di minuti.

 

L'Ordine dei medici si accoda nel chiedere un'implementazione importante nell'utilizzo dei test rapidi. "E' importante utilizzare tutte le tecnologie disponibili. Ci sono diversi vantaggi - evidenzia Ioppi - costo contenuto e rapidità d'esecuzione. Non c'è la necessità di laboratori per l'elaborazione, un'alta specificità nell'individuare Covid-19: questi test sono stati validati dall'Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani".

 

La difficoltà è quella di identificare gli asintomatici. "Se la carica virale è bassa - dice Ioppi - il test rapido può non intercettare la positività. Ma è assolutamente importante non abbassare la guardia sulle campagne di sensibilizzazione, test rapidi e tamponi non sono un via libera a dimenticare il rispetto delle regole: mantenere il distanziamento interpersonale, indossare le mascherine e igienizzarsi spesso le mani sono le basi per contrastare l'epidemia. Poi le autorità sono chiamate a fare ovviamente la propria parte per circoscrivere la diffusione del coronavirus, così come sviluppare campagne di formazione e informazione per ricordare l'importanza del rispetto delle regole".   

 

Quindi è un test da inserire negli screening  per isolare più rapidamente i cluster. "Il tampone rimane il gold standard - commenta il numero uno dei medici - ma esige tempo e non si possono bloccare attività e prevedere quarantene in attesa dei risultati estesi perché ci potrebbero essere casi sospetti. Il test rapido permette di controllare un maggior numero di persone in modo affidabile con esiti in pochi minuti: diventa fondamentale prevedere monitoraggi regolari in comparti fondamentali e delicati come le attività produttive o le scuole".

 

Questo strumento può assumere poi un ruolo anche in vista delle malattie di stagione, come l'influenza, che presentano una sintomatologia simile a Covid-19. "I test rapidi sono specifici per identificare la presenza del coronavirus - conclude Ioppi - quindi può rappresentare un discrimine per poi intervenire. Una decisione o un'azione ritardata è sempre un errore. Si devono usare tutte le possibilità a disposizione in maniera strutturata, senza dimenticare che i cittadini devono mantenere comportamenti responsabili: si esce tutti insieme dall'epidemia". 

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