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“Troppi piccioni”, in 4 mesi saranno abbattuti 20mila uccelli. Secondo la Regione Lombardia danneggiano l’agricoltura

Via libera al piano straordinario di abbattimento: 600 cacciatori, in 4 mesi, potranno eliminare fino a 20.000 piccioni. L’assessore: “L’agricoltura va difesa anche attraverso una alleanza sempre più stretta tra mondo agricolo e venatorio”

Di T.G. - 20 settembre 2020 - 14:02

BRESCIA. La Regione Lombardia è giunta alla conclusione che ci sono troppi piccioni, talmente tanti che starebbero diventando dannosi per l’agricoltura. Proprio per questo, tramite decreto, la Regione ha autorizzato, tra il 20 settembre 2020 e il 20 gennaio prossimo, l’abbattimento di 20mila esemplari.

 

Il numero massimo di capi prelevabili – si legge in una nota ufficiale – è pari a 20mila e sono stati autorizzati al controllo 600 cacciatori (227 nella sola Brescia ndr), a fronte di 736 richieste di autorizzazione. Le deroghe al prelievo venatorio sono state approvate dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale”.

 

Secondo l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi, Fabio Rolfi questi uccelli sono diventati una vera e propria piaga, in grado di creare danni ingenti ai campi di frumento, girasole, mais, orzo, pisello, riso e soia. Sempre stando a quanto riferito i piccioni sarebbero portatori di malattie che potrebbero diffondersi all’interno degli allevamenti.

 

In Lombardia, fra fra il 2004 e il 2019, ha calcolato che l’importo dei danni accertati alle produzioni agricole dai piccioni è stato di 932mila euro. Per non superare il limite massimo totale di capi prelevabili, ogni cacciatore sarà autorizzato al controllo del colombo di città, potrà prelevare un numero non superiore a 33 capi totali nel corso del periodo consentito ed un numero di capi giornalieri non superiore a 30.

 

La Lombardia – afferma Rolfi – è la prima regione agricola d’Italia e l’agricoltura va difesa anche attraverso una alleanza sempre più stretta tra mondo agricolo e venatorio. Nella nostra regione il settore primario dà lavoro a oltre 230 mila persone e intendiamo intraprendere ogni azione possibile per valorizzare il nostro sistema agroalimentare, che sarà il principale protagonista della ripartenza economica”.

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