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Coronavirus, ai dati di Bolzano aggiunti oltre 10.000 contagi: sono gli antigenici positivi confermati con i molecolari mai comunicati alla protezione civile

L’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, dopo un ricalcolo sui dati dei contagi, ha fatto aggiungere ai numeri della protezione civile oltre 10.000 positivi: “Una questione di trasparenza, l’incremento è legato ai test antigenici positivi confermati dall’esito del test molecolare eseguiti prima del 15 gennaio 2021”

Sopra la mappa pubblicata dall’Economist che mette in rilievo l’anomalia dell’Alto Adige
Di Tiziano Grottolo - 25 March 2021 - 20:21

BOLZANO. In questi giorni gli enti che elaborano i dati sul coronavirus si sono trovati in difficoltà di fronte all’anomalo aumento dei positivi, per la precisione 10.692 casi in più, registrato in Alto Adige. In realtà però non si tratta di un’improvvisa impennata dei contagi ma di un “aggiornamento” dei dati che l’azienda sanitaria altoatesina ha comunicato alla protezione civile nazionale. “L’incremento – sottolinea l’Azienda sanitaria altoatesina, interrogata da Il Dolomiti – è legato ai test antigenici positivi confermati dall’esito del test molecolare eseguiti prima del 15 gennaio 2021 che finora non erano stati conteggiati”. Nello specifico dei 10.692 casi in più, 10.665 sono risultati positivi prima del 15 gennaio e 27 sono risultati positivi il 21 marzo.

 

In altre parole il numero di persone testate comunicato fino al 15 gennaio considerava solo le persone positive al test molecolare. Effettivamente fino al 15 gennaio il Ministero della Salute (inspiegabilmente) raccoglieva solo i dati dei molecolari positivi, ma a quanto pare in questo flusso non finivano nemmeno i molecolari che venivano effettuati su soggetti già risultati positivi all’antigenico. “Prima non era necessario comunicare questi dati – ribadisce l’Azienda sanitaria – ovviamente i soggetti positivi all’antigenico venivano trattati a tutti gli effetti come positivi e messi in quarantena, inoltre erano comunicati nel bollettino provinciale. Generalmente queste persone venivano sottoposte a un tampone molecolare entro tre giorni, talvolta però ne passavano anche dieci”. Il fatto è che persino chi risultava positivo a un test antigenico, e solo in un secondo momento anche al molecolare, non veniva comunicato alla protezione civile. E questo è uno dei problemi sollevati più volte da Il Dolomiti e che riguarda anche il Trentino (articoli QUI e QUI).

 

Ad ogni modo, perché comunicare “l’aggiornamento” proprio ora? “Una questione di trasparenza, per completezza”, sottolinea l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. Eppure questo “ricalcolo” scoperchia un vaso di Pandora e bisognerebbe capire se lo stesso procedimento sia stato seguito anche da altre Regioni. Di certo qualcosa di simile è accaduto anche in Trentino con due sostanziali differenze: i trentini positivi agli antigenici fino al 4 dicembre non sono mai stati comunicati nei bollettini diffusi dalla Provincia di Trento (QUI un approfondimento); in secondo luogo l’Alto Adige è finito in zona rossa, anche anticipando le misure nazionali o adottandone di più restrittive, mentre il Trentino, al contrario, aveva sempre sbandierato di essere l’unico territorio rimasto in zona gialla. Non è un caso che appena il Ministero della Salute ha tenuto conto anche dei test antigenici per l’attribuzione delle “zone colorate” il Trentino è prima finito in zona arancione e poi in zona rossa. A questo punto però, il “ricalcolo” effettuato dall’Azienda sanitaria di Bolzano apre molti interrogativi sulla comunicazione dei dati relativi ai contagi “reali” da coronavirus.

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