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Coronavirus, lettera di una maestra: ''Ecco perché oggi non porto a scuola i miei 3 bambini. Non voglio che questa riapertura spot vanifichi e svaluti il sacrificio fatto''

Negli scorsi giorni vi davamo conto della posizione di una maestra entusiasta per la forzatura di Fugatti che dopo giorni di annunci che il Trentino sarebbe stato arancione ha deciso di aprire in anticipo le scuole fino alle elementari per due/tre giorni. Oggi la posizione opposta: ''Che senso ha rimescolare tutti alla vigilia delle vacanze pasquali e quindi delle riunioni familiari con i nonni? Alle quali invece avremmo potuto arrivare molto più sereni dopo 3 settimane di contatti limitati?''

Di Luca Pianesi - 29 March 2021 - 06:01

TRENTO. ''In questi due giorni ovviamente io andrò a lavorare ma, come tante altre famiglie, non manderò i miei figli a scuola, alla scuola dell'infanzia e dalla Tagesmutter anche se questo ci complicherà ulteriormente la vita. Perché? Perché sono convinta che questa mini riapertura vanifichi e svaluti il sacrificio fatto in queste due settimane da tutte le famiglie, gli insegnanti e gli studenti''. Questa una delle motivazioni per le quali la maestra Evelyn di Dro oggi non seguirà le direttive del presidente della Provincia Fugatti ma si atterrà a quanto previsto dallo Stato.

 

E' noto, infatti, che senza un preciso motivo il Trentino ha deciso di riaprire le scuole fino alla quinta elementare da oggi (va detto in molti casi solo per oggi e domani, in qualche altro anche per dopodomani perché dal 31 partono le vacanze di Pasqua) anche se in zona rossa, mentre il presidente del consiglio Draghi ha, con serietà, spiegato che le scuole potranno riaprire nel Paese anche in zona rossa ma dopo le vacanze di Pasqua, dunque, con a distanza di un'altra settimana, fondamentale per abbattere la curva del contagio e garantire sicurezza ai bambini e agli adulti.

 

La mossa di Fugatti è stata chiaramente una fuga in avanti dovuta al fatto che per giorni ha annunciato (quando i dati già dicevano il contrario) che il Trentino da oggi sarebbe stato zona arancione. Poi, come spesso accade, la realtà non gli ha dato ragione e allora ecco la forzatura. Un atto che sicuramente ha fatto piacere al suo leader Matteo Salvini che aveva bisogno di un governatore della Lega che mostrasse come con loro si riapre, proprio mentre Draghi era costretto ad annunciare che l'Italia resterà in zona arancione o rossa fino a fine aprile. Ed è così che, in questo modo, Matteo ha avuto il suo Tweet e Maurizio il suo consenso perché è indubbio che tutti vorrebbero poter tornare a scuola il prima possibile (e non solo a scuola, anche al lavoro, e rincontrare amici e parenti, e tornare a teatro e al cinema e viaggiare: in una parola tornare a vivere).

 

Non tutti però si sono fatti convincere dallo slogan facile. Pensare a rimettere in moto trasporti, servizi mense, oltre che l'apparato scolastico e le famiglie per soli due/tre giorni con l'unico risultato di aumentare il rischio di contagio non a tutti è sembrata una grande levata d'ingegno. Tra l'altro proprio prima della Pasqua quando molti nipotini, magari, rincontreranno i nonni perché, come per Natale, il Governo ha previsto la possibilità di spostarsi (due in auto più gli under14) per raggiungere i parenti in quei giorni forte della convinzione che i bambini sarebbero rimasti a casa anche la settimana prima di questi incontri e quindi lontani da possibilità di contagio.

 

Tra questi c'è anche la maestra Evelyn che la pensa in maniera diversa dalla maestra Alice (la quale, invece, esultava per questo ritorno in aula flash QUI ARTICOLO). Evelyn ricorda di essere ''una maestra e mamma di 3 bambini''. ''Come tante altre famiglie - racconta- abbiamo dovuto fare i salti mortali per riorganizzare le nostre giornate, resuscitando computer desueti, introducendo il tablet, mai visto in casa  nostra, organizzando gli orari di lavoro, delle lezioni e delle attività per i due piccoli''. ''Nonostante gli alti e bassi e i momenti di sconforto - prosegue - non ci siamo lasciati abbattere, ci siamo detti che lo stavamo facendo per la nostra comunità, per le persone più fragili e che tutto questo sarebbe servito a tornare tutti a scuola dopo Pasqua, per restarci finalmente. Poi come ultimamente troppo spesso succede, senza nessuna programmazione, consultazione e preavviso è arrivata la nuova ordinanza''. 

 

E quindi la scelta: ''Non manderò i miei figli a scuola, alla scuola dell'infanzia e dalla Tagesmutter anche se questo ci complicherà ulteriormente la vita. Perché?''.

Ecco le motivazioni: 

''- perché sono convinta che questa mini riapertura vanifichi e svaluti il sacrificio fatto in queste due settimane da tutte le famiglie, gli insegnanti e gli studenti. Che senso ha rimescolare tutti alla vigilia delle vacanze pasquali e quindi delle riunioni familiari con i nonni? Alle quali invece avremmo potuto arrivare molto più sereni dopo 3 settimane di contatti limitati?

- perché non aiuta davvero le famiglie in quanto gli studenti delle medie e delle superiori resteranno a casa e comunque l’annuncio è stato dato quando ormai tutti si erano già organizzati;

- perché è evidente la pura ricerca di consenso in un intervento spot di questo genere, mentre invece se si avessero davvero a cuore i bisogni dei bambini e degli studenti, si sarebbe dovuto investire di più sulla sicurezza: dando la possibilità di fare lezioni all'aperto, permettendo e incentivando le uscite sul territorio, lavorando in modo serio sul tracciamento e facendo in modo di garantire più presenza anche ai ragazzi grandi, che scompaiono soli, nelle loro camere dietro agli schermi, perché nella loro scuola non c’è l’aspetto della custodia, compito ormai prevalente a cui sembra dover assolvere la scuola nella società di oggi.

Cari bambini e colleghi ci rivedremo con più entusiasmo e voglia di prima e con la speranza di non vanificare in due giorni quello che abbiamo conquistato a fatica in due settimane''.

 

Ecco la lettera integrale

 

Buonasera,

sono una maestra e mamma di 3 bambini. Quest'anno abbiamo iniziato l'anno scolastico con entusiasmo e trepidazione. Ci siamo impegnati a rispettare e applicare tutte le regole per la prevenzione del contagio, mettendoci il cuore oltre alle mascherine e al gel. 

Abbiamo sperato che la scuola, i nidi e le scuole dell'infanzia non chiudessero mai, anche nei momenti più difficili di quest’autunno, perché la scuola è relazione e vita condivisa, la scuola è in presenza. 

Ci siamo pure ammalati e siamo dovuti restare un mese in quarantena, salutando amici, compagni e parenti da un cancello.

Poi invece la scuola, i nidi e le scuole dell'infanzia sono stati chiusi per davvero e questa volta per tutti, senza preavviso, il venerdì per il lunedì. Improvvisamente ci siamo ritrovati a non poter più contare sui consueti aiuti familiari. Come tante altre famiglie, abbiamo dovuto fare i salti mortali per riorganizzare le nostre giornate, resuscitato computer desueti, introducendo il tablet, mai visto in casa  nostra, organizzando gli orari di lavoro, delle lezioni e delle attività per i due piccoli.

L'appartamento è diventato un campo di battaglia, parola d'ordine autonomia, e capirete quanto la si può pretendere da una bambino di due anni.

Nonostante gli alti e bassi e i momenti di sconforto non ci siamo lasciati abbattere, ci siamo detti che lo stavamo facendo per la nostra comunità, per le persone più fragili e che tutto questo sarebbe servito a tornare tutti a scuola dopo Pasqua, per restarci finalmente.

Poi come ultimamente troppo spesso succede, senza nessuna programmazione, consultazione e preavviso è arrivata la nuova ordinanza: da lunedì tutti scuola, per soli 2/3 giorni. Di venerdì pomeriggio, in fretta e furia e a fatica, si è rimessa in moto la macchina per garantire ai 45.000 bambini delle scuole trentine pasti, trasporti e copertura dei bisogni speciali (con orari da reinventare per integrarli con quelli predisposti durante la chiusura, per garantire la presenza alla scuola media di numerosi alunni Bes).

In questi due giorni ovviamente io andrò a lavorare ma, come tante altre famiglie, non manderò i miei figli a scuola, alla scuola dell'infanzia e dalla Tagesmutter anche se questo ci complicherà ulteriormente la vita. Perché? 

- perché sono convinta che questa mini riapertura vanifichi e svaluti il sacrificio fatto in queste due settimane da tutte le famiglie, gli insegnanti e gli studenti. Che senso ha rimescolare tutti alla vigilia delle vacanze pasquali e quindi delle riunioni familiari con i nonni? Alle quali invece avremmo potuto arrivare molto più sereni dopo 3 settimane di contatti limitati?

- perché non aiuta davvero le famiglie in quanto gli studenti delle medie e delle superiori resteranno a casa e comunque l’annuncio è stato dato quando ormai tutti si erano già organizzati;

- perché è evidente la pura ricerca di consenso in un intervento spot di questo genere, mentre invece se si avessero davvero a cuore i bisogni dei bambini e degli studenti, si sarebbe dovuto investire di più sulla sicurezza: dando la possibilità di fare lezioni all'aperto, permettendo e incentivando le uscite sul territorio, lavorando in modo serio sul tracciamento e facendo in modo di garantire più presenza anche ai ragazzi grandi, che scompaiono soli, nelle loro camere dietro agli schermi, perché nella loro scuola non c’è l’aspetto della custodia, compito ormai prevalente a cui sembra dover assolvere la scuola nella società di oggi.

Cari bambini e colleghi ci rivedremo con più entusiasmo e voglia di prima e con la speranza di non vanificare in due giorni quello che abbiamo conquistato a fatica in due settimane.

Evelyn

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